Asta da record per il dada di Evola

Un Evola… da record! In un’asta di arte moderna e contemporanea tenutasi lo scorso 2 dicembre a Roma, presso Palazzo Caetani Lovatelli, l’opera dadaista “Astrazione” di Evola è stata venduta alla esorbitante cifra di 100.000 euro, rispetto ad una base d’asta di  22.000 euro. Al di là della notizia in sé, comunque significativa, si tratta dell’ennesima occasione per ricordare quanto sia importante, per studiare e capire Julius Evola, anche la sua fase giovanile, antecedente alla scoperta del mondo della Tradizione. Prima dell’approdo fondamentale a quella dimensione che gli avrebbe permesso di centrare definitivamente il proprio orientamento spirituale, Evola ha cercato in altri dominii (filosofia, poesia, pittura) di trovare la risposta e la soluzione alle propria sete di assoluto. E, pur tra inevitabili errori e passaggi a vuoto, ha lasciato in quel periodo tracce importantissime, che, una volta inquadrate nel giusto contesto, meritano di essere riscoperte ed analizzate. In ambito artistico, non va dimenticato che Evola è considerato dalla critica più attenta il “maggior dadaista italiano”, come si può leggere nell’articolo che vi proponiamo.

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Estratto del resoconto dell’asta del 2 dicembre 2016 tenutasi a Palazzo Caetani Lovatelli, relativo all’opera di Evola (http://www.bertolamifinearts.com/)

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“Astrazione” di Julius Evola centra il record da Bertolami Fine Arts

tratto da www.artslife.com

Venerdì 2 dicembre un piccolo olio su cartone di Julius Evola, “Astrazione”, è stato venduto dalla casa d’aste romana Bertolami Fine Arts, partendo da una riserva di 40.000, alla cifra record di 100.000 euro, un prezzo che il maggior dadaista italiano non aveva mai raggiunto prima d’ora e che è un’assoluta e interessante novità per il mercato dell’arte.

«Non ci aspettavamo un risultato così eclatante – spiega Raffaele Cecora, capo del dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea della casa d’aste di Palazzo Caetani Lovatelli – ma eravamo consapevoli dell’importanza dell’opera. I dipinti di Evola giunti sino a noi ammontano a poche decine. Un po’ perché la sua carriera d’artista fu intensa quanto fulminea – a ventitré anni aveva già chiuso con la pittura – e un po’ perché molto del suo lavoro è andato distrutto o smarrito. Sta comunque di fatto che un Evola di questo livello sul mercato non compariva da anni, in asta poi non si è mai visto. “Astrazione” è un capolavoro del suo periodo Dada, realizzato tra il 1918 e il 1920».

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Astrazione (1920 circa). “Il dipinto, che resta uno dei più interessanti esiti raggiunti da Evola nell’ambito delle ricerche astratte, presenta evidenti riferimenti alchemici, nel passaggio da una zona inferiore più densa e oscura, dove appaiono frammenti di forme geometriche e due serpentine di chiara portata simbolica, e una superiore, illuminata ed eterea, dove i colori sfumano in velature che si dissolvono sul fondale chiaro”        (Francesco Tedeschi)

Effettivamente, in un momento in cui tutto il Dada si vende benissimo, esponenti minori e minimi del movimento compresi, la gara per aggiudicarsi “Astrazione” non poteva che essere agguerrita.

Il triennio 1918-1920, in cui il dipinto record è stato realizzato, corrisponde alla fase più originale e significativa della ricerca artistica di Evola, fase da lui definita dell’Astrattismo mistico. Nel quadriennio precedente (1915-18), il giovanissimo rampollo di una nobile famiglia siciliana trapiantata a Roma aveva militato nella compagine futurista come allievo di Balla. La consonanza con il Futurismo non è però piena, ne è consapevole lo stesso Marinetti quando, dopo aver letto un articolo del giovanissimo collega di Depero e Prampolini, gli scrive: “Le tue idee sono lontane dalle mie più di quelle di un eschimese”.

La distanza percepita da Marinetti è in primo luogo di natura politica: se la gioventù futurista è nazionalista e interventista, Evola è una sorta di neoghibellino che guarda con nostalgico affetto ai grandi imperi centrali, considerati il secolare baluardo dell’identità e del primato culturale europei. Del Futurismo non condivide le forme sciovinistiche di nazionalismo, tra l’altro curiosamente in contrasto con una sorta di americanismo che molto lo disturba. Così come lo disturba la contraddittoria coesistenza tra l’esaltazione della modernità e della macchina da una parte e, dall’altra, l’esibizione di un vitalismo coltivato nella sua componente più primitiva e istintuale. Il sensualismo, la mancanza d’interiorità dei marinettiani sono peccati tutt’altro che veniali per il giovane cultore della superiorità dello spirito che, nel 1918, a soli vent’anni, chiude con l’esperienza futurista per aderire al neonato movimento Dada.

Il raro olio su cartone venduto da Bertolami Fine Arts presenta tutte le caratteristiche salienti della produzione dadaista di Evola, a partire dalla scomparsa di ogni traccia di figuralità. Nel momento in cui si avvicina alle Avanguardie della Mitteleuropa – mostrandosi in straordinaria sintonia con le coeve ricerche di Arp, Itten, Richter e Schad – la sua pittura diviene perfettamente astratta, mantenendo però l’acceso cromatismo dell’apprendistato futurista. Bella ed emblematica, l’opera ha non casualmente avuto un’intensa carriera espositiva, iniziata, nel 1920, alla prima importante personale di Evola nella storica Galleria Bragaglia.

Il record di “Astrazione” è destinato a rimanere a lungo imbattuto. Sarà infatti difficile che un’opera di Julius Evola di analoga qualità e importanza storica ricompaia a breve sul mercato. Coerentemente allo spirito di azzeramento dell’esperienza artistica che anima il fenomeno Dada (“le vrai dada est contre dada“) Evola abbandona la pittura nel 1921 per intraprendere percorsi intellettuali del tutto nuovi. Ci lascia non più di quaranta opere prodotte negli anni ‘10 e ‘20 cui vanno ad aggiungersi alcune repliche di scarso interesse realizzate negli anni ’60 e ’70. Non ci resta che sperare in qualche nuova scoperta …



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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