IlBorghese | Recensione “Ernst Jünger. Il combattente, l’operaio, l’anarca”

Segnaliamo ai nostri lettori che, sul numero di novembre del mensile IlBorghese,  è apparsa una recensione del libro curato da RigenerAzione Evola, e pubblicato dalle edizioni Passaggio al Bosco“Ernst Jünger. Il combattente, l’operaio, l’anarca”. La proponiamo in esclusiva online ai nostri lettori.

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Il mondo moderno fra tempeste e rivolte
Evola e Jünger – Un ‘900 “inquieto”

(da “Il Borghese” – novembre 2017)

E’ cosa piuttosto sconosciuta al grande pubblico che quasi tutti i più interessanti ed innovativi intellettuali del Novecento, furono in realtà delle “intelligenze scomode”, ossia non allineate, ribelli e decisamente rivoluzionarie. Intelligenze non intellettualistiche, potremmo dire, perché fatte di pensiero e d’azione che spesso, molto spesso, non disdegnarono di impegnarsi sul fronte dei cosiddetti Fascismi europei, ovvero quel “Male assoluto” che oggi vorrebbero farci credere fu solo buio, assenza di pensiero, barbarie ed ignoranza. Non fu così. Fra queste intelligenze scomode del ‘900 troviamo senz’altro Julius Evola ed Ernst Jünger che, oggi, ritroviamo insieme nella raccolta antologica Ernst Jünger. Il combattente, l’operaio, l’anarca (164 pp. – 12,00 €) opera prima delle neonate edizioni, fiorentine e non conformi, di “Passaggio al Bosco”.

Evola, a quel che ne sappiamo, non si incontrò mai dal vivo con Jünger, soprattutto a causa di un sempre maggior ritiro del secondo verso i lidi di quella “emigrazione interna” che caratterizzò i pensatori della cosiddetta “Rivoluzione Conservatrice” tedesca, malvisti dal Nazionalsocialismo prima, e a causa del successivo ostracismo culturale-politico della Germania de-nazificata poi. Mancò, dunque, l’occasione per un rapporto de visu, tuttavia, quell’incontro avvenne su di un piano più sottile e se oggi il pubblico italiano ha a disposizione la gran parte della produzione jungheriana in lingua italiana, per quanto la cultura ufficiale non lo ammetterà mai, lo si deve anche e soprattutto a Evola. In Italia fu Evola infatti – nell’ambito della sua mastodontica opera di networking, si direbbe oggi, fra le intelligenze europee non allineate – uno dei primi ad accorgersi di Jünger e dei suoi libri. I libri erano quelli dell’esperienza del fronte che tanto spazio ebbero nella prima produzione jungheriana e fu sempre Evola il più attento osservatore italiano alla successiva evoluzione del pensiero del tedesco verso i lidi dapprima dell’operaio e poi del ribelle e dell’anarca, ossia prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Quello che il progetto “RigenerAzione Evola” (www.rigenerazionevola.it), in qualità di curatore dell’opera,  ha voluto realizzare era di sintetizzare le tre principali e più proficue fasi di Ernst Jünger – il combattente/milite ignoto, l’operaio, l’anarca/ribelle – nell’analisi e interpretazione fatte da Julius Evola. Sono le “anime” di Jünger che, nell’arco di un trentennio, si condensano principalmente intorno alla pubblicazione di tre volumi fondamentali: Nelle Tempeste d’acciaio (1920), L’Operaio (1932) e Il Trattato del Ribelle (1951). Opere che Evola fece in taluni casi conoscere per primo in Italia, occupandosi della traduzione di alcuni dei volumi di Jünger per il pubblico italiano o attivandosi per dare eco a queste opere.

Dunque, il senso di questa antologia non è solo quella di fornire un’agile e completa analisi del pensiero di Ernst Jünger riletto, filtrato e rettificato dalla lettura di Julius Evola, e cioè emendandolo da tutti quegli elementi spuri e non perfettamente in linea con l’idea di Tradizione o non più attuali, come lo stesso Evola si era prefisso di fare.

In qualche modo, proprio in ragione della influenza che Evola recepì nel leggere, scoprire e diffondere il pensiero jungheriano, questa antologia ci restituisce elementi importanti del pensiero evoliano stesso. Diversi infatti sono le espressioni e le idee-forza che Evola riprende indirettamente da Jünger (che a sua volta si abbeverò da molteplici fonti) e che diverranno, grazie alla riproposizione di questi nelle sue opere successive, patrimonio culturale di quell’ambiente umano e politico che in Italia si sarebbe richiamato all’esperienza storica e ideale del Fascismo dopo il 1945.

Ernst Jünger approderà dopo il secondo conflitto mondiale alla fase del ribelle o dell’anarca, ricongiungendosi sotto certi aspetti proprio alla fase dell’operaio e delle scogliere ma, con delle differenze dovute alla trasformazione del suo pensiero e del suo impegno personale. Mentre Evola infatti proprio dopo il 1945 intensifica il suo ruolo di guida e di esempio verso il mondo politico post-fascista, Jünger completa il suo ritiro, chiudendosi nel romanzo e nell’esistenzialismo. E’ la fase a cui fanno via via riferimento gli articoli di Evola degli anni Cinquanta e successivi, contenuti in questa antologia. Un giudizio sempre più severo che culmina nell’implicita critica evoliana verso il cedimento di Jünger alla Modernità: quel veleno un tempo trasformato in farmaco, nell’età adulta rimase veleno e come tale agì su Jünger evidentemente. Evola dunque resterà legato più di tutti alle prime due fasi della produzione jungheriana ma anche a Sulle scogliere di marmo e non mancando di apprezzare la fase del ribelle. Più di tutte, anche quando questa si era ampiamente conclusa in Jünger, Evola rimase affascinato dalla visione dell’operaio, impegnato com’era a cercare di comprendere se, e come, la tecnica potesse essere dominata e servire, paradossalmente, a supportare una visione spirituale, una volta azzerati tutti gli pseudo-valori dell’epoca borghese.

Nonostante alcuni limiti, le suggestioni e le idee formulate da Jünger mantengono inalterato il loro valore ed è evidente diano alcuni orientamenti esistenziali per un’epoca di dissoluzione, come quella attuale, e starà a noi rispondere a quella chiamata del dovere, oppure no. Hic et nunc, qui ed ora.

Vincenzo Leone



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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