In memoria

Nel giorno della scomparsa terrena di Julius Evola, pubblichiamo una poesia in memoria del barone scritta da Mario Bernardi Guardi, prolifico scrittore, saggista e giornalista, appassionato di cultura politica e letteratura “non conformi” del Novecento, collaboratore ed ideatore di rubriche per svariate testate giornalistiche, quotidiani e periodici. E’ autore del recente romanzo storico Fascista da morire” (Mauro Pagliai Editore, 2015), che narra le vicende dell’estrema, disperata difesa di Firenze da parte dei franchi tiratori, per rallentare l’avanzata in città delle truppe nemiche anglo-americane.

***

di Mario Bernardi Guardi

Ieri, l’estate. Il discepolo cavalca il destriero di ferro e di fuoco
fianco a fianco con gli Sconosciuti prigionieri del nulla sottile.
Il nodo della strada che brucia. La solitudine, al di là dei suoni.
Certo, all’appuntamento giungerà ben dritto sulle gambe
e con gli occhi limpidi guarderà la signora che tace.
Senza chiedere tregua. Il Discepolo.
Perché fu stipulato il patto d’ombra e d’onore
e lì sono restati, in quel silenzio di uomini che sanno, la mano e il cuore.
L’incontro.
Ecco Lei che scivola dal sole, si stacca morbida e austera,
figura di carta tinta di nero, e avanza lieve in uno spazio di vento
che tutto le appartiene, che tutto gira con il suo vortice
nella sosta d’asfalto.
Gli occhiali, arma per vedere, gli occhiali più a fondo colgono il disegno
del corpo di cotone e di pece, il vetro lega l’incantesimo a una danza
di riflessi scherzosi, passi soffici prima dello schianto.
Ma ora il Nemico dischiude il pallore gelido di caverne
oscure, lo stupore di sasso, il buio.
E il fiato impasta le vampe bollenti che spaccano l’aria.
Lancia in resta.
E l’infinito ansito della ferraglia che rugge, sfrigola, urla, uggiola nel rogo.
Passano gli Sconosciuti piegano il tempo su quella Morte.
Ma nessuno può entrare nel sacro recinto, bianco
bendato e sereno nel dolore dell’orazione funebre.
Oggi la primavera. Vale, Maestro e Cavaliere,
trono di pietra sulle rovine,
occhi lucenti che scavano,
tronco malato che muovi le fronde, e sono parole,
per chi ti ascolta nella lunga notte,
corpo invaso dalla Morte non piegato,
Uomo che ci illuminasti il Cammino,
quando, inquieti, cercavamo una Torre
Signore di Castelli e di Fonti e di Spade e di Gemme e di Isole.
e di Cattedrali e di Messaggi e di Cavalli in Libertà.
Signore di Incontri e di Alleanze,
Graal magico e Thule ultima.
Vale!
Lieti nel volto di sole, giungono gli Arya
Dolce fu il Discepolo che attese il Maestro per partire.
Al segno.
Quando si muore forti come la morte
e col sangue che incendia.



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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