[Interventi convegno “Ripartire da Evola”] Evola e l’ascetismo eroico (parte 3)

Pubblichiamo l’intervento di Claudio Mutti al 1° convegno organizzato da RigenerAzione Evola “Ripartire da Evola. La militanza contro l’accademia”.

L’intervento di Mutti tratta del rapporto di Julius Evola con il movimento legionario di C.Z. Codreanu ed altri rappresentanti della cultura legionaria di quel tempo, come Mircea Eliade.

Data la lunghezza del testo, abbiamo deciso di pubblicarlo in diverse puntate, fra loro collegate. Buona lettura!

(segue dalla seconda parte)

Nel confronto del movimento legionario con quello fascista e quello nazionalsocialista rientrano anche le considerazioni svolte da Evola circa l’esigenza, da lui particolarmente avvertita in quegli anni, che i partiti delle rivoluzioni nazionali traessero ispirazione dal modello di un “ordine”. Questo termine, col quale egli faceva riferimento non “alle comunità di tipo propriamente religioso o monacale, ma soprattutto alle antiche organizzazioni cavalleresche”30, corrispondeva all’idea di “una élite e di una formazione volontaria con caratteri ‘ascetici’ e militanti”31.

ernst-kretschmann-furher befehl-wir-folgen-dir!-soldato-guerra-ss-ordineCosì, per quanto riguarda l’Italia, Evola auspicava la trasformazione del PNF in un “Ordine fascista dell’Impero italiano”, una “organizzazione virile giurata, formata (…) da spiriti uniti da un’unica vocazione avente già caratteri spirituali più sacri che profani, e dalla vita rigidamente improntata da princìpi etici e da moventi superindividuali”32.

Quanto alla Germania, è noto l’interesse con cui Evola guardò alle iniziative che si concretarono nell’istituzione delle Ordensburgen, i “Castelli dell’Ordine” in cui doveva essere creata una nuova nobiltà politico-guerriera.

“Il principio informativo di queste istituzioni  – leggiamo in un suo articolo del 1939 – traspare dallo stesso nome: con l’idea di ‘Ordine’ torna l’ideale di una élite che congiunga una qualificazione guerriera a speciali doti morali. Almeno in linea di principio, l’educazione da impartirsi in tali istituti dovrebbe esser totalitaria, tale da abbracciare corpo, anima e spirito in una inscindibile unità”33.

Nonostante ciò, Evola non nascondeva né a sé né agli altri le difficoltà che nell’Europa moderna impediscono la realizzazione di un Ordine cavalleresco conforme a principi tradizionali. È vero, scriveva Evola, che “fra i nuovi movimenti nazionali fanno apparizione motivi vari, presentanti delle analogie con le concezioni proprie agli Ordini medievali”34; è vero, aggiungeva, che nell’Italia fascista e nella Germania nazionalsocialista si mira a “formare la migliore gioventù secondo uno stile di vita avente simultaneamente carattere guerriero e carattere ascetico”35; tuttavia gli era ben chiaro che in Italia e in Germania erano assenti condizioni paragonabili a quelle della civiltà medioevale.

 “I nuovi ordini – scriveva Evola – nascono sotto il segno di un deciso nazionalismo, provvisto di una mistica che non va, senz’altro, a coincidere con la religione dominante, per sua natura universalistica e supernazionale. In Germania la situazione è ancor più difficile sia per lo scisma religioso, vale a dire per la pluralità delle confessioni religiose, sia per le tendenze razzistico-pagane che avversano il cristianesimo, senza però poter disporre di veri principî e di una autentica tradizione spirituale”36.

La situazione della Romania era alquanto diversa sotto il profilo tradizionale e religioso, ragion per cui vi era sorto un movimento che ad Evola appariva più vicino al modello dell’Ordine cavalleresco di quanto non lo fossero i movimenti nazionali dell’Italia e della Germania.

Capitanul-Miscarii-Legionare-Corneliu-Zelea-Codreanu-guardia-di-ferro-655x1024-600x480“La caratteristica di tale movimento – scriveva Evola – sta nelle sue premesse essenzialmente religiose. Esso si presenta come un movimento di rinnovamento nazionale e, in pari tempo, come una tendenza a riprendere, in una forma vivente, la spiritualità propria alla religione ortodossa. (…) In ogni modo, l’elemento religioso, innalzato fino all’esigenza di creare un uomo nuovo e connesso a precise forme di pratica ascetica, costituisce il nucleo centrale del legionarismo romeno”37.

“Uomo nuovo” è un’espressione che Evola attinge dalla terminologia legionaria, dove “uomo nuovo” significa l’eroe che deve uscire dalla “scuola legionaria”, perché il movimento legionario vuole essere più una scuola che un partito politico. Dovrà essere, secondo le parole dello stesso Codreanu, “un uomo nel quale siano sviluppate al massimo tutte le possibilità di grandezza umana che si trovano, depositate da Dio, nel sangue della nostra gente”38.

La storia del movimento legionario si è incaricata di dimostrare come queste parole non fossero vuota retorica e ci fa capire perché Codreanu abbia lasciato un’impressione indelebile nell’anima di Julius Evola; il quale continuò a parlare di lui come di “una delle figure più limpide e idealistiche”39, “un Capo nobile e generoso, un uomo della cui lealtà e sincerità si convinceva chiunque lo avesse avvicinato”40, “una delle figure più degne e spiritualmente orientate”41 fra quelle dei capi politici che egli ebbe modo di conoscere nel corso dei suoi viaggi in Europa.

(fine)

Note

 

  1. J. Evola, Partito od Ordine?, “Corriere Padano”, 2 gennaio 1940.
  2. J. Evola, Partito od Ordine?, cit., ibidem.
  3. J. Evola, Partito od Ordine?, cit., ibidem.
  4. J. Evola, Senso e volto di un “Castello dell’Ordine”, “Corriere Padano”, 22 agosto 1939.
  5. J. Evola, Nazionalismo e ascesi: la Guardia di Ferro, cit.
  6. J. Evola, Nazionalismo e ascesi: la Guardia di Ferro, cit.
  7. J. Evola, Nazionalismo e ascesi: la Guardia di Ferro, cit.
  8. J. Evola, Nazionalismo e ascesi: la Guardia di Ferro, cit.
  9. C. Codreanu, Pentru legionari, Sibiu 1936, p. 307.
  10. J. Evola, Fascismo e Terzo Reich, Roma 2001, p. 49 nota.
  11. J. Evola, La tragedia del legionarismo romeno, “Corriere Padano”, 6 dicembre 1938.
  12. J. Evola, Il cammino del cinabro, Milano 1972, p. 139.

Claudio Mutti

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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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