Introduzione alla collaborazione evoliana a “L’Ala d’Italia”

Inauguriamo con la pubblicazione degli articoli inediti di Julius Evola su “L’Ala d’Italia”, questa sezione dedicata agli inediti evoliani. Una sezione che, ne siamo certi, non mancherà di lasciare sorpreso il lettore nell’apprendere di molte, eterogenee, collaborazioni di Evola ad argomenti e riviste delle più diverse specie.

La collaborazione di Evola a “L’Ala d’Italia”, sulla base delle nostre ricerche, si situa fra il Gennaio e l’Aprile 1937  ma, consta di soli tre contributi. Una collaborazione, dunque, non molto lunga e discontinua ma, comunque degna di interesse visto l’argomento non propriamente “tipico” di Evola.

l'ala d'italia 2Partiamo con un inquadramento storico e di contesto. L’aeronautica italiana dovette molto del suo sviluppo al Fascismo. Fu Mussolini in persona, infatti, che volle potenziare quest’arma intuendo il suo ruolo nella guerra moderna.

La rivista “L’Ala d’Italia” nasce nel 1919, direttamente come emanazione (dichiarata) dei Fasci di Combattimento, e proprio all’indomani della fine del primo conflitto mondiale. Verrà editata addirittura fino al 1944 quando, a causa della guerra, smette le pubblicazioni.

Per quanto dunque tale rivista avesse carattere “tecnico”, pure, vale la pena rilevare l’ufficialità della stessa. Il che contribuisce ulteriormente a smentire l’idea di Evola “isolato” dalla cultura ufficiale del Regime e dai suoi organi di stampa.

La rivista “L’Ala d’Italia”, diretta da Federigo Valli, e da Cesare Maffei (in qualità quest’ultimo di Redattore Capo), era edita insieme ad altre riviste del settore, quali: “Le Vie dell’Aria” e “L’Aquilone – Settimanale per i giovani”.

Interessante è la presentazione che la Redazione fa di Evola al momento della sua prima collaborazione (Il volo e lo Spirito, Gennaio 1935) che così recita:

Il nuovo collaboratore di cui “L’Ala d’Italia” pubblica qui un corsivo pensoso ed acuto, non ha bisogno di presentazioni. Giornalista e studioso notissimo, Evola, appartiene a quegli scrittori che possono dare all’idea aviatoria un contributo prezioso.

Analizziamo le parole della Redazione. Evola anzitutto “non ha bisogno di presentazioni“. Siamo nel 1935. Evola ha pubblicato da poco la prima edizione di Rivolta contro il mondo moderno (1934) e, sempre nello stesso, anno inaugura due collaborazioni importanti: quella con la Scuola di Mistica Fascista e quella con “Regime Fascista” di Farinacci, per il quale curerà la pagina Diorama Filosofico fino al 1943. Segno, dunque, che Evola non passava inosservato. Gli ulteriori epiteti di “studioso notissimo” sembrano confermare questa impressione.

Altro aspetto è la fiducia nel fatto che Evola avrebbe potuto “dare all’idea aviatoria un contributo prezioso“. Evola aviatore? Ebbene si. Fra le moltissime aree di interesse di Evola ci fu anche l’aviazione e le sue implicazioni “spirituali”. Infatti, Evola aveva già trattato la materia in almeno altre due occasioni precedenti la collaborazione con “L’Ala d’Italia”.sironi-ventennale-dellala-ditalia-1939 - Copia

Com’era solito spesso fare, Evola rimaneggia un articolo precedente e lo adatta alla rivista in cui lo ri-pubblica. E’ appunto il caso dell’articolo Volo Invernale apparso nell’Aprile 1937 su “L’Ala d’Italia” ma, in realtà, apparso già leggermente modificato col titolo Da Roma a Vienna in Volo su “Volandum”, l’allora rivista della compagnia di bandiera italiana l’Ala Littoria, antenata della Alitalia. “Volandum” apparve per la prima volta nel 1932 e fu diretta da Maria Quilici (sorella di Nello Quilici), la quale rimase a capo dell’ufficio stampa di Alitalia fino agli anni Sessanta. Ma, in realtà l’articolo di Evola dovette risultare particolarmente gradito visto che trovò spazio, col titolo Roma-Vienna via aerea, sul “Corriere Padano” di Italo Balbo.

 


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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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