Julius Evola e il nazionalsocialismo

Ripubblichiamo qui uno studio di Nicola Cospito sui rapporti tra Evola ed il regime nazionalsocialista tedesco, rimasto oscuro fino a pochi anni fa, arricchito da due documenti interni agli apparati del Reich (NdR).

Il polemico intervento di Umberto Eco su «L’Espresso» di qualche settimana fa, con il quale, nella rubrica «La bustina di Minerva», egli ha lanciato contro Julius Evola l’accusa – formulata in maniera conforme ai luoghi comu­ni e alle pratiche demonizzanti della più vieta faziosità culturale – di essere in qualche modo uno degli ispiratori del genocidio e l’ideologo preferito da quanti in Italia si richiamano al nazismo e ai miti della razza, offre lo spunto e l’occasione per cercare di chiarire, documenti alla mano, come tanto dal punto di vista ideologico quanto da quello politico-pratico, i rapporti tra Evola e il regime nazionalsocialista non furono poi così idilliaci come taluni sem­brano credere.

Per questa ragione riteniamo opportuno sottoporre all’attenzione dei lettori un paio di documenti di fonte tedesca appartenenti — si tratta infatti di un’anticipazione — ad un cospi­cuo fascicolo di imminente pubblicazione.

hitler nazionalsocialismoDopo il dossier segreto messo a punto negli anni 1933-45 dall’Auswartiges Amt, il Ministe­ro degli Esteri del Reich, e scoperto dal giovane storico tedesco Hans Werner Neulen nell’archi­vio politico di Stato della Germania federale a Bonn – dossier dato alle stampe solo qualche mese fa dalla casa editrice Europa con il titolo «Julius Evola nei documenti segreti del Terzo Reich»[1]un’altra serie non meno interes­sante dei documenti segreti su Evola è venuta recentemente alla luce grazie all’impegno di ricerca di Bruno Zoratto. A redigere questi atti furono questa volta i servizi segreti tedeschi in collaborazione con l’Ahnenerbe, l’organizzazio­ne del Partito proposta all’indagine scientifica nel campo delle ereditarietà e della razza.

I servizi segreti tedeschi, nel corso degli Anni Trenta, ebbero a seguire con estrema attenzione gli spostamenti di Evola sul territorio del Reich e a stilare minuziosi e particolareggiati resoconti sul contenuto delle conferenze che lo scrittore andava tenendo. In quegli anni, infat­ti, lo scrittore italiano si andava adoperando per cercare di suscitare in Germania, e più in generale nel mondo austro-tedesco, un «fronte aristocratico e tradizionalista» che, in armonia con le forze più consapevoli della «nuova Ita­lia», avrebbe dovuto scendere in campo per fermare l’azione disgregatrice di quello che egli definiva «il mondo della sovversione». Di qui i suoi contatti con gli ambienti della rivoluzione conservatrice e con insigni studiosi come Oth­mar Spann. Del resto, Evola in Germania era abbastanza noto anche per la pubblicazione di alcune sue opere in lingua tedesca[2], che avevano ottenuto giudizi lusinghieri da parte di Gottfried Benn e di Wilhelm Stapel[3].

sintesi dottrina razza - razzismoEvola, mentre da un lato sosteneva la profonda affinità tra lo spirito romano e lo spirito germanico, e sottolineava la necessità di rafforzare l’unità italo-tedesca che a suo parere non poteva fondarsi unicamente su una certa affinità ideologica e sulle contingenti circostan­ze politiche ma doveva richiamarsi alle comuni radici spirituali, dall’altro voleva contribuire al superamento delle deviazioni che pur vedeva presenti sia nel fascismo sia nel nazionalsociali­smo. E proprio dal nazionalsocialismo poi, egli non condivideva le idee sulla razza, che giudica­va sostanzialmente improntate al darwinismo biologico e materialistico e contaminate da uno scientismo di stampo positivistico.

Al problema della razza, come è noto, Evola dedicò più di uno studio, ma è sufficiente tenere presente i suoi richiami alla razza dello spirito, distinta da quella biologica, così come pure i suoi appelli alla necessità di risvegliare negli uomini nuovi un atteggiamento religioso e aperto al sacro, per rendersi conto dell’impor­tanza che egli annetteva alla interiorità spiritua­le piuttosto che alla realtà puramente biologica.

Queste sue posizioni gli crearono non po­che difficoltà, e non permisero, ad esempio, la realizzazione della rivista bilingue «Sangue e Spirito» che pur progettata, non vide mai la luce. La rivista avrebbe dovuto essere edita in Italia e in Germania grazie ad un comune sforzo di studiosi italiani e tedeschi, ma l’ostruzioni­smo dei circoli razzisti italiani da una parte, congiunti agli ambienti cattolici, e quello degli esperti tedeschi dall’altra, vanificarono l’inizia­tiva.

Che Evola fosse guardato con sospetto, o quanto meno con diffidenza dagli studiosi tede­schi della razza, è cosa che emerge in modo inequivocabile dai già menzionati documenti dell’Auswiirtiges Amt nei quali, da un lato si rimarcava l’incomprensione di Evola nei con­fronti del valore delle leggi genetiche, dall’altro si muoveva contro di lui l’accusa di perseguire un orientamento pseudo-scientifico, privo di basi effettivamente riscontrabili e perfino in­fluenzato dalla dottrina cattolica.

Il dr. Huttig, dell’Ufficio politico della razza del Partito, incaricato di stilare un rapporto sulle posizioni evoliane in merito alla dottrina della razza, così si esprimeva: «Nel complesso, il concetto della razza in Evola viene completa­mente annacquato… il pensiero evoluzionista che, nonostante ogni possibile resistenza da parte di tutti gli ambienti confessionali, si è affermato, nella dottrina della razza di Evola viene respinto. Dalla latinità dell’autore scaturi­scono concezioni che costituiscono un atteggia­mento totalmente estraneo alle visioni tedesche rispetto ai contenuti dell’esperienza e del viven­te». [4]

D’altro canto, le divergenze con il nazio­nalsocialismo non i limitavano al problema della razza, ma investivano altri campi della ideologia. Evola infatti imputava al movimento di Hitler di avere in qualche modo usurpato le idee della rivoluzione conservatrice, di averne ripreso sì la dottrina dello Stato, Ordenstaat­sgedanke, ma di averla «annacquata» degene­rando nelle forme di un populismo volgare cui egli invece contrapponeva una concezione supe­riore ispirata al dominio di una élite aristicrati­ca severamente selezionata.

stile prussiano ordine disciplina ordenstaatgedankeEvola si richiamava alla antica nobiltà di casta della tradizione prussiana e ridimensiona­va il significato dell’anima vòlkisch, popolare, esaltata dal nazionalsocialismo. Di qui la sua strenua polemica contro il romanticismo, accu­sato di promuovere un misticismo naturalistico nemico di ogni vera trascendenza, un catastrofi­smo nibelungico, una visione cupamente tragi­ca dell’esistenza. Questa polemica non rispar­miava neppure Richard Wagner, visto come un «falsificatore e deformatore dell’antica mitolo­gia e dell’antico epos germanico».

Le autorità del Reich, perfettamente al corrente della posizione critiche di Evola, lo facevano sorvegliare in maniera discreta e va­gliavano con attenzione le sue tesi. I Tedeschi, nell’osservare come la sua dottrina, stando al­meno a quanto emergeva dai suoi scritti e dai suoi discorsi non appariva in fin dei conti né fascista, né nazionalsocialista, ma rappresenta­va una manifesta alterazione di queste due concezioni con le quali aveva in comune alcuni valori, notavano come Evola si ostinasse — secondo loro — ad ignorare i reali trascorsi storici della Germania ed inseguisse una «utopia fantasiosa» e spiritualmente «infondata».

Questo, in particolare, per quanto concer­neva le sue visioni relative alla necessità di indurre i popoli europei a porre le basi per la rifondazione di un Impero romano-germanico, retto da un’élite selezionata. Per i dirigenti naziolasocialisti, infatti, si trattava unicamente di sogni di un «romano-reazionario», in grado di generare confusione ideologica. Di qui le disposizioni di controllare Evola durante il suo soggiorno in Germania e di seguire la sua attività anche nei paesi vicini. Così, se pure gli diedero la possibilità di tenere conferenze di un certo rilievo — come ad esempio quella intitola­ta «Il significato di Roma per lo spirito olimipi­co germanico» [5]svolta alla Junkerschule delle SS a Braunschweig — se pure Evola ebbe modo in Germania di pubblicare diversi saggi su riviste prestigiose, dietro le quinte lo facevano oggetto_ di dettagliati rapporti, come quelli, contenuti nel fascicolo dell’Ahnenerbe, e relati­vi alle conferenze tenute a Berlino nel giugno del 1938; rapporti corredati da puntuali prese di posizione.

Proprio un paio di queste prese di posizio­ne è bene sottoporre all’attenzione dei lettori, nella consapevolezza che se esse risvegliano utili considerazioni, d’altro canto non esauriscono di certo la questione. Per un maggiore approfondi­mento non si può che rinviare alla raccolta integrale dei documenti, di prossima pubblica­zione.

La prima delle due «prese di posizione» si riferisce alle conferenze tenute da Evola a Berli­no nel giugno del 1938, precisamente La dottri­na della lotta santa (13.6.1938), Il Graal come mistero nordico (20.6.1938), Le armi della guer­ra segreta (27.6.1938).

Nel secondo documento, conclusivo dei rapporti, pur non mancando in apertura delle note di apprezzamento nei confronti dello scrit­tore italiano –  note peraltro abbastanza forma­li – nella sostanza si disponeva di continuare a controllare la sua attività, badando a tenerlo lontano da ogni ruolo o incarico dì un certo rilievo. Questa seconda «presa di posizione», fatto non certo trascurabile, era indirizzata direttamente al Reichsfiihrer-SS Heinrich Him­mler.

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DOCUMENTO 1

“Presa di posizione” a riguardo delle conferenze tenute dal Barone Julius Evola a Berlino nel giugno 1938:

«La dottrina di Evola, per come egli l’ha fino ad ora esposta nei suoi libriImperialismo pagano julius evola e nei suoi discorsi, non è né nazionalsocialista, né fasci­sta. Con queste due concezioni egli ha in comune certi valori che nella sua impostazione risultano però notevolmente alterati. Ciò che in special modo lo separa dalla visione del mondo nazionalsocialista è la sua negligenza dei reali trascorsi storici del nostro passato popolare a favore di una fantasiosa e spiritualmente astrat­ta utopia.

In particolare appare discutibile il suo atteggiamento nei confronti del Cristianesimo come pure la sua inclinazione all’universalismo. Nelle sue precedenti dichiarazioni Evola aveva preso una franca posizione contro il Cristianesi­mo nel suo complesso. Oggi, dopo che è stato accentuato il divario tra il nazionalsocialismo e il Cristianesimo, Evola assicura una sia pur tenue difesa dei contenuti religiosi cristiani e valuta positivamente il principio ecclesiastico della gerarchia come strumento di lotta contro ogni socialismo collettivista. Il suo idolo di supremazia, il re sacerdote, in cui si riuniscono la autorità temporale e quella spirituale, non può rinnegare la sua origine dai miti cristiani. L’atteggiamento di Evola nei confronti del Cri­stianesimo rimane ambiguo.

Nelle sue conferenze a Berlino, Evola si è richiamato più volte ad un “affetto tedesco contro l’universalismo”. La sua relazione teori­ca con l’universalismo si può determinare nel modo seguente: in aperta divergenza con l’uni­versalismo cattolico egli afferma il diritto stori­co di una razza nordica al comando. Anche la gerarchia non rappresenta per lui alcuna forma di separazione di valore universale, ma una forma di dominio tipica della tradizione occi­dentale e la garanzia per un’autorità assoluta. I suoi concreti rapporti con Spann sono stati nel frattempo chiariti. C’è mancato poco che Evola vedesse in Spann un alleato e approfíttase dell’occasione per un avvicinamento, per quan­to vi fosse in Spann un avvenire politico. Ancora oggi Evola ritiene possibile un supera­mento dell’elemento “nazionale” nella élite tra­dizionalista che, nella forma di un ordine segre­to e sovrastatale, deve condurre in maniera consapevole la lotta contro le potenze del sottomondo ostile alla Tradizione.

Rivolta contro il mondo modernoL’ultimo e segreto incitamento di Evola potrebbe essere cercato in una sollevazione della antica nobiltà contro il mondo di oggi, ovunque antiaristocratico. In questo senso tro­va conferma la prima impressione tedesca che si tratti di un romano reazionario. Nel complesso il suo carattere è improntato ad una feudalità aristocratica di vecchia maniera.

Da tutto ciò deriva che per il nazionalso­cialismo non c’è alcuna ragione di mettersi a disposizione del barone Evola. I suoi program­mi politici a riguardo di un Impero romano-ger­manico sono utopistici e buoni solo per genera­re confusione ideologica. Dato pure il fatto che Evola solo a malapena è sopportato e sostenuto dal Fascismo, anche tatticamente non è necessa­rio da parte nostra andare incontro alle sue tendenze.

«Si propongono quindi i seguenti provve­dimenti:

  • Non fornire alcun sostegno concreto agli attuali sforzi di Evola circa la fondazione di un ordine segreto sovranazionale e di una rivista ad esso funzionale;
  • neutralizzare la sua’ attività pubblica in Germania dopo questa serie di conferenze senza ricorrere a misure speciali;
  • impedire ulteriori pressioni da parte sua sui dirigenti e sui funzionari sia del Partito sia dello Stato;
  • far sorvegliare la sua attività propagan­distica nei paesi vicini».

 

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DOCUMENTO 2

Atti       Berlino 13 luglio 1938

Al Reichsführer-SS Heinrích Himmler

Berlino SW

Prinz Albrecht-Strasse 8

Oggetto: Presa di posizione a riguardo delle conferenze del barone Evola

          Il barone Evola ha tenuto tre conferenze sui seguenti temi:

         «La dottrina aria della guerra santa»

         «Il Graal come mistero nordico»

         «Le armi della guerra segreta»

Vi hanno preso parte i seguenti membri dell’Ahnenerbe:

  •         SS-Hauptsturmfiihrer Sievers
  •         Dr. Plassmann
  •         SS-Mann Bauer, studente di lettere K.K.A. Ruppel
  •         SS-Fiähnrich Dr Míschke

A riassunto delle impressioni Le comunico:

Julius evola seduto anni 40Dal nostro punto di vista la posizione di Evola è da ritenere in generale positiva. Come già emerge dai suoi precedenti discorsi, Evola considera compito supremo di Roma e dell’Ita­lia quello di essere l’avanguardia della fede solare nordica del mondo mediterraneo, per taluni aspetti estraneo e diverso. I realizzatori di tale impresa egli li definisce genericamente Arii; in questo modo egli intende evidentemente qualcosa di affine dal punto di vista razziale agli Indogermani. Queste forze arie della luce si devono riunire in una sorta di ordine o lega segreta per conservare nel mondo una visione superiore. Questa concezione, considerata dal punto di vista degli Italiani, non potrà però mai andare d’accordo con la concezione tedesca sostanzialmente condizionata dall’elemento vòlkisch, all’interno del quale non esiste nessun fondamentale alto o basso, almeno in un senso particolarmente accentuato.

Ciò che Evola sembra voler raggiungere, è una sorta di lega delle forze della luce in antitesi con le potenze internazionali delle tenebre, una lega che per combattere il nemico dovrebbe essere allo stesso modo vòlkisch. Dal punto di vista storico egli vede questa idea incarnata nel Medioevo ghibellino, ma più questa dottrina vorrebbe essere precisa, più essa va incontro, nel momento pratico dell’attuazione, a difficol­tà oggettive. Evola mostra di non aver completa fiducia verso le forze politiche reali e così egli ha potuto in buona fede entrare in confidenza con quegli orientamenti che solo apparentemente rappresentavano queste idee. Esse in realtà in­fatti o avevano una posizione ostile al pensiero vòlkisch (O. Spann), o non possedevano alcuna dinamica politica (Gogo). Se si tenta di organiz­zare una tale dottrina, subito si manifesta il pericolo di un cosmopolitismo ideale che po­trebbe condurre ad alcuni effetti imprevedibili.

fascismo-e-terzo-reichPer tali ragioni, non è consigliabile affidare ad Evola un apparato propagandistico o un ruolo del genere; tanto più che egli non si trova del tutto d’accordo con le foze principali dell’I­talia di oggi.

Si ritiene invece opportuno, secondo il parere dell’SS Sturmbannführer Wüst, il quale già in precedenza ha parlato con Evola, di restare in rapporti regolari con lo scrittore italiano che pure rappresenta un fenomeno spi­rituale degno di nota, di incitarlo e, in caso di necessità, di moderarlo, nella misura in cui è possibile. Quanto tutto ciò alla lunghe possa avere efficacia e quanto possa rientrare in un progetto politico di vaste dimensioni, potrà essere verificato solo dopo un certo periodo di tempo tenendo d’occhio la maturazione del suo pensiero.

SS-Hauptsturmführer ….
(firma illeggibile nel documento originale e perciò non riproducibile)

Note:

[1] Julius Evola nei documenti segreti del Terzo Reich, a cura di Nicola Cospito e Hans Werner Neulen, casa editrice. Europa, Roma 1986.

[2] Heidnischer Imperialismus (Imperialismo pagano), Edizioni Armanen, Leipzig 1933; Erhebung wider die mo­derne Welt (Rivolta contro il mondo moderno) Deutsche Verlags Anstalt, Stuttgart 1935; Grundrisse der faschiste­schen Rassenlehre (Sintesi di dotrina della razza), Runge Verlag, Berlin 1942.

[3] Cfr. J. Evola, Il cammino del cinabro, Schweiller, Milano, 1963, pag. 150

[4] Cfr. Julius Evola nei documenti segreti del Terzo Reich pag. 130

[5]  Cfr. Julius Evola, Il significato di Roma per lo Spirito Olimpico Germanico, Raido, Roma


Nicola Cospito

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'Julius Evola e il nazionalsocialismo' Hai 2 commento/i

  1. 29 gennaio 2016 @ 13:49 Alberto

    Come si pone tutto ciò rispetto alla visione razziale di Clauss e Gunther ? Non mi risulta che vi fosse una base materialista .

    Rispondi

    • Julius Evola

      29 gennaio 2016 @ 14:00 Julius Evola

      Alberto ti consigliamo di approfondire l’argomento, e la tua richiesta, con testi come “Orizzonti del razzismo tedesco” oppure “Il mito del sangue”. Buona lettura!

      Rispondi


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