Julius Evola: un pensatore sempre attuale (12.11.2016, Brescia) – recensione

Dopo l’ultima presentazione del progetto “RigenerAzione Evola” presso  la sede di Casaggì a Firenze continuano gli appuntamenti lungo il territorio italiano sulla figura di uno dei maggiori interpreti e testimoni della Dottrina Tradizionale, Julius Evola, autentico faro di luce nel buio in cui siamo avvolti in questo epilogo del Kali Yuga.

conferenza-brescia-12112016_dimore-sapienza-evola-page-001A ospitare questa volta un evento dedicato al Barone è il Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”, in collaborazione con la rivista di studi geopolitici “Eurasia” e con “Heliodromos”, quest’ultimo da anni impegnato con numerose iniziative sul Fronte della Tradizione. L’evento ha voluto, così, riaffermare – a più di 40 anni dalla sua morte –  la centralità del maestro Evola, in particolare nella comprensione e nella critica volta alla “Rivolta contro il mondo moderno”.

Ad aprire la conferenza è stato Paolo Rada, del Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza” che dinanzi a folto pubblico di giovani (oltre 70, accorsi per l’occasione) ha introdotto la figura rivoluzionaria del Barone. Rada ha sottolineato fin da subito come la figura di Evola sia stata etichettata nel corso degli anni dalla cultura ufficiale in mille sfaccettature e che per molti versi è stato un personaggio scomodo, cosi poco incline ai lustri del mondo accademico da esserne emarginato. Proprio questo atteggiamento di intimo distacco nei confronti di ogni forma di compromesso ha permesso al suo messaggio di mantenere un’integrità e di acquisire una forza che ancora oggi costituisce un sicuro punto di riferimento.

Evola ha sempre comunicato in maniera efficace e diretta la grande differenza e lo scontro tra due mondi contrapposti: da un lato il regno tangibile della materia e dell’individualismo, del collettivismo e della menzogna, dall’altro il mondo “intangibile” della Tradizione, il mondo dei Principi e dei Valori Spirituali, dell’antica Sapienza, della Gerarchia organica strutturata verticalmente e tale da offrire all’uomo la possibilità  di poter esprimere al massimo le sue potenzialità sia orizzontali che ovviamente verticali (spirituali).

Secondo Evola, ha proseguito Rada, l’Europa ha perso la sua centralità e la sua spiritualità, frastornata dal razionalismo, dall’edonismo e dall’individualismo ha dimenticato quei principi superiori di ordine sovratemporale. Le religioni, in un processo di continuo decadimento hanno perso la loro influenza spirituale, si sono trasformate in vuoti contenitori moralistici che non permettono più all’uomo di stabilire un rapporto vero con il Sacro nonostante oggi rimangano comunque utili  strumenti per partecipare al Principio Universale.

conferenza-brescia-evola_12112016-5A seguire è intervenuto Enzo Iurato, rappresentante della comunità di “Heliodromos”, il quale sin dall’inizio ha sottolineato l’attualità del messaggio evoliano che ha subito una forma di crescita e di evoluzione negli anni, attraversando diverse fasi, culminato in una “svolta” importante nel momento in cui Evola è entrato in contatto con altrettante personalità del sapere tradizionale come René Guénon e Guido De Giorgio.

Ad Evola va riconosciuta la capacità tagliente di aver analizzato la società moderna, di aver saputo applicare i principi tradizionali calandosi nella quotidianità, portando chiarezza, ordine  e armonia, prendendo spunto anche dalle piccole cose, da quei piccoli segni che nascondono dietro grandi verità e ci aiutano a capire la Tradizione, non prescindendo comunque dallo studio e dalla conoscenza della Dottrina, che sia ben chiaro, rimane comunque indispensabile.

Evola ha evidenziato sempre con grande chiarezza i segnali di decadenza del mondo contemporaneo, quasi fossero come quei sassolini che cadono giù dalla montagna prima della grande valanga. Allo stesso tempo ha fornito risposte concrete, chiare, solari e rettificatrici alla deriva esistenziale dell’uomo moderno.

Le rappresentazioni giornaliere a cui siamo oramai abituati, ha continuato Iurato, come la volgarità del linguaggio e del sesso, la moda del tatuaggio e del selfie all’ultima moda, il farsi “rappresentare” in ogni luogo e modo per rimarcare egoisticamente il proprio esistere sono tutte manifestazioni moderne, contrarie al senso tradizionale, basate sulle sabbie mobili del’Io. Sempre sulla base dell’individualismo si fondano i moderni fondamentalismi religiosi e non, come quelli che quotidianamente che ci bussano alla porta (animalisti, vegani, ecc..), i quali sono permeati dalla stessa mentalità di fondo ovvero imporre il loro pensiero.

brescia-coferenza-evolaIl Fascismo (romano ed universale) al contrario è stato l’ultimo tentativo di richiamarsi e dar vita a un tipo di società diversa. Oggi è inutile farsi illusioni siamo alla fine di un ciclo. Non si potrà far niente, non si potrà costruire niente se non vi sarà prima un cambiamento che prima di tutto dovrà essere di carattere interiore, afferma Iurato.

Piuttosto che  mettersi a dar vita a organizzazioni politiche e sociali strampalate e di ogni genere, la prima e unica cosa che conta è saper “restare in piedi in un mondo di rovine”, essere esempio, testimoniare un modello sano di riferimento e saperlo trasmetterlo ai più giovani.

Cosa ci lascia Evola ai giorni nostri? La sua intransigenza, la sua capacità di non scendere mai a compromessi, il mantenersi sulla retta via senza venirne a meno, indirizzi e orientamenti esistenziali su che cosa stiamo vivendo, su che cosa stiamo andando incontro e come affrontare correttamente il mondo moderno. In una parola, afferma Iurato: se non si legge e non si vivifica Evola in tal senso si fa solo pura accademia e sterile intellettualismo!

A concludere la conferenza è l’intervento del Prof. Claudio Mutti, fondatore delle Edizioni all’Insegna del Veltro, teso a introdurre l’Islam nella prospettiva di Evola. Il quadro della tradizione islamica tracciato da Evola in Rivolta contro il mondo Moderno presenta con sufficiente risalto quegli aspetti dell’Islam che nella prospettiva evoliana valgono a caratterizzare quest’ultima come «tradizione di livello superiore non solo all’ebraismo, ma anche alle credenze che conquistarono l’Occidente, vale a dire alla religione cristiana».

In primo luogo, Evola fa notare come il simbolismo dell’Islam indichi chiaramente una riconnessione diretta con la Tradizione Primordiale stessa, sicchè l’Islam risulta indipendente dall’ebraismo e dal cristianesimo, religioni dalle quali esso d’altronde respinge i temi peculiari: peccato originale, redenzione, mediazione sacerdotale, ecc.

La radicale formulazione della dottrina dell’Unità, l’assenza di ogni macchia di antropomorfismo, la restaurazione del primordiale contatto diretto col Principio, l’integrazione di ogni settore dell’esistenza in un ordine rituale, l’ascesi dell’azione culminante nel rito del jihàd, la capacità di plasmare una “razza dello spirito” in termini di ummah: sono questi, successivamente, gli aspetti dell’Islam sui quali si sofferma l’attenzione di Evola. L’Islam, osserva Evola, è una forma tradizionale completa, nel senso che nel suo contesto è vivo ed operante un esoterismo in grado di fornire, a chi sia dotato delle necessarie qualificazioni, i mezzi utili a conseguire una realizzazione spirituale che oltrepassi il traguardo essoterico della pura e semplice “ salvezza dell’anima”.

Fra i diversi aspetti sopra citati, quello che in modo più diretto interessa “l’equazione personale” di Evola è il motivo della cosiddetta azione consacrata. L’attenzione si fissa per cui sul concetto di jihàd e sulle due grandi guerre sante che nella tradizione islamica vengono distinte come:

  • la “grande guerra santa”, una guerra di ordine interno e spirituale;
  • la “piccola guerra santa”, la guerra materiale, quella che si combatte all’esterno contro un popolo nemico, in particolare, con l’intento di riprendere popoli infedeli nello spazio ove vige la legge di Dio.

E’ fondamentale per la comprensione dell’ascesi eroica intendere la situazione nella quale le due cose divengono una sola, “la piccola guerra santa” facendosi il mezzo attraverso il quale si attua “una grande guerra santa” e viceversa; la “piccola guerra santa”, quella esteriore, divenendo quasi un azione rituale che esprime e testimonia la realtà della prima.

maometto_guerriero-islam-guerra-santa-jihadLa grande guerra santa è la lotta dell’uomo contro i nemici che egli porta in sé. Più esattamente è la lotta dell’elemento non umano dell’uomo contro tutto ciò che in lui vi è di umano e, come tale, di legato al tronco profondo del desiderio e della passionalità, quindi di governato dal principio del caos e del disordine. In quest’ordine di idee, l’azione ha rigorosamente la funzione e il compito di un rito sacrificale e purificatorio. Le situazioni esteriori della vicenda guerriera determinano un affioramento del nemico interiore, il quale come istinto animale di conservazione, paura, inerzia, pietà o passione oppone una rivolta e una resistenza, che chi combatte deve vincere all’atto stesso di scendere in campo a combattere e vincere il nemico esteriore o il “barbaro”.

Naturalmente, l’orientamento spirituale rivolto agli stati sopraindividuali dell’essere è presupposto come base, altrimenti la guerra perde il carattere sacro e si degrada in una vicenda selvaggia e irrazionale ove al Guerriero si sostituisce il soldato e all’eroe, nel senso antico, la bestia, o , al più, l’esaltato.

La dottrina islamica della piccola e grande guerra santa occupa nel contesto dell’opera evoliana una posizione importante poiché essa esemplifica e rappresenta la concezione generale che il mondo della Tradizione riferisce all’esperienza guerriera e, in senso più ampio, all’azione intesa come via di realizzazione spirituale.

Le analogie fra determinati aspetti dell’Islam e i corrispondenti elementi di altri ambiti tradizionali vengono rilevate anche nell’opera evoliana Mistero del Graal  dove nel saggio sulla idea imperiale ghibellina vengono evidenziate le similitudini tra Islam e templarismo nel quadro dei rapporti che sarebbero intercorsi fra esponenti dell’esoterismo cristiano e dell’esoterismo islamico. Le Crociate, nelle quali i Templari e, in genere, la cavalleria ghibellina ebbero una parte fondamentale, sotto vari riguardi crearono malgrado tutto un ponte supertradizionale fra Occidente e Oriente. La cavalleria crociata fini con il trovarsi di fronte ad una specie di fac-simile di se stessa, cioè a guerrieri che avevano la stessa etica, gli stessi costumi cavallereschi, gli stessi ideali di una guerra santa e, in più, a corrispondenti vene esoteriche.

img_20161112_162038Comunque, conclude Mutti, Evola riconosce all’Islam, al di là di tutte le deformazioni che il suo complesso mondo di nozioni e simboli ha subito nella storia, la manifestazione dello spirito tradizionale dal quale non può prescindere quello che Evola ha chiamato la “Rivolta contro il mondo moderno”.

La conferenza si è conclusa con qualche domanda di approfondimento da parte di un pubblico che si è dimostrato fino all’ultimo interessato alla figura di colui che seppe offrire degli indirizzi per un educazione tradizionale con un taglio rigorosamente militante. I relatori, nei loro ulteriori interventi, hanno tenuto a ribadire l’attualità del pensiero evoliano come strumento indispensabile per chi intende rimanere “sopra le rovine” e hanno chiarito come “il tenersi in piedi” non è un esercizio meramente intellettuale, il frutto di uno studio approfondito e accurato delle opere dell’autore ma è il risultato di una esistenza condotta con uno stile ed un carattere orientati al Sacro. Un’azione immersa nel pratico, nella vita e nel mondo, che diviene strumento di conoscenza, verifica e applicazione dei principi della Tradizione Universale.

Non ci sembra azzardato, quindi, affermare che l’opera di Evola deve essere scoperta principalmente vivendola. Non ci sembra azzardato ripetere che, oggi più che mai, è ora di “Ripartire da Evola”!



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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