La Destra, il Fascismo e la mitologizzazione

di Julius Evola

(Tratto da Il Conciliatore, febbraio 1959)

Le forze di orientamento nazionale non possono prescindere da una adeguata comprensione di ciò che per l’Italia ha rappresentato l’esperienza fascista. A tale riguardo, si presenta però un compito non ancora assolto. Si è che il fascismo ha subito un processo che si può ben chiamare di mitologizzazione, e nei suoi riguardi l’atteggiamento preso dai più ha un carattere affettivo e passionale, anziché critico e intellettuale. Ciò vale anzitutto per coloro che mantengono una fedeltà ideale vero il nostro più recente passato. In larga misura, essi di Mussolini e del fascismo fanno appunto l’oggetto di un “mito”, e il loro sguardo si posa su di una realtà storicamente condizionata e sull’uomo che di essa fu il centro, anziché su idee politiche che possano valere in sé e per sé, indipendentemente da tale condizionalità, che dunque non sono confinate in uno ieri irripetibile, ma mantengono un loro significato nei termini di un sistema politico ben definito.

mondo23dAd ogni mitologizzazione si accompagna sempre una idealizzazione, cioè un dare risalto ai soli lati positivi dell’oggetto di essa, facendo cadere deliberatamente nell’ombra quelli negativi. Ora, chi, a differenza dei “nostalgici” delle nuove generazioni, ha vissuto durante il fascismo e ha quindi avuto una esperienza diretta degli uomini e del sistema, sa che non tutto era proprio in ordine. Finchè il fascismo è esistito, e per il fatto che esso era un movimento ricostruttore in marcia, con possibilità non esaurite, non era lecito, nell’interesse della nazione, portare la critica oltre un certo segno. E chi, fra noi, pur difendendo un ordine di idee coincidente solo in parte col fascismo, collaborò con questo movimento malgrado la conoscenza precisa dei suoi lati manchevoli o deviati, lo fece contando appunto su suoi ulteriori possibili sviluppi.

Ma oggi, che il fascismo sta dietro a noi come una realtà della storia passata, l’atteggiamento non può più essere lo stesso. Al luogo della idealizzazione propria al “mito”, s’impone ora un’opera di discriminazione, di separazione del positivo dal negativo. Fra l’altro, solo così non ci si presterebbe ad un facile giuoco delle forze antinazionali, alle quali torna naturalmente conto costruire- con un procedimento inverso- un mito opposto del fascismo, mettendone unicamente in risalto i lati problematici onde denigrare e rendere odioso il tutto. Al che si aggiunge l’arbitrario riferimento a cose che non alcuna attinenza col valore intrinseco di una dottrina politica ma che guardano esclusivamente le vicende e le conseguenze di una guerra sfortunata.

Ma, a parte il negativo e il positivo, bisogna considerare che, nel suo carattere, ora ora accennato di movimento in sviluppo, il fascismo comprendeva tendenze diverse dalle quali solo il futuro- qualora il tracollo militare non avesse arrestato tutto- avrebbe potuto dire quali sarebbero prevalse. Anche da ciò risulta la necessità di superare la mitologizzazione, di non assumere promiscuamente il fascismo, di procedere invece ad una separazione. E se poi si pensa ai due fascismi- a quello del Ventennio e a quello della repubblica Sociale- uniti, sì, da una continuità di fedeltà o di combattentismo, ma assai diversi come dottrina politica anche a causa della forza fatale delle circostanze, apparirà ancor più evidente quanto questo problema della discriminazione sia essenziale, e quanto il “mito” porti invece solo a degli equivoci e a delle pericolose confusioni.

Per le forze di Destra un altro punto è, poi, di particolare importanzaMussolini_spada_islam, e cioè l’ampliamento degli orizzonti, il senso delle distanze. Oggi mentre gli uni considerano il fascismo come una semplice “parentesi”, quasi come una anomalia politica sporadica, gli altri fanno l’impressione di chi, nato oggi, crede che oltre allo ieri null’altro sia esistito. Entrambi questi atteggiamenti sono inadeguati. Chi ricerca quel che di positivo presentò il fascismo, non può far ricominciare e finire il proprio orizzonte politico e dottrinale in esso. Si tratta invece di sceverare ciò che è in tale movimento (così come in altri analoghi di altre nazioni – nazionalsocialismo tedesco, rexismo belga, Falange spagnola, ecc.) ha rappresentato una forma particolare in cui si sono rimanifestati ed hanno agito idee e principi di una anteriore tradizione, ai quali è da riconoscersi un carattere di “normalità”: mentre gli aspetti “rivoluzionari” e originali di quei movimenti rientrano nel dominio del secondario e del contingente.

Per tal via si viene anche nel senso in cui, dal punto di vista di una Destra, deve essere fatta l’accennata separazione. Un grande spirito del secolo scorso, Donoso Cortès, parlò dei tempi che si preparavano per l’Europa, preannunciati dai primi moti rivoluzionari e socialisti, come di quelli delle “negazioni assolute e delle affermazioni sovrane”. Tali tempi sono venuti, e al radicalismo di sinistra, che all’orizzonte politico attuale ha un ben preciso volto, occorrerebbe opporre un radicalismo di Destra, il quale però a tutt’oggi è purtroppo pressoché inesistente. Non è, infatti, possibile arrestarsi a forme di una timorosa reazione, a vaghi appelli patriottardi, ad inviti ad allineamenti tattici di partiti che, a prescindere da motivi di una uguale opposizione contingente al governo o ad altri partiti, non hanno in comune nessuna grande idea politica e non considerano che nell’uno o nell’altro aspetto parziale e consequenziale il male da combattere.

il-fascismo-e-l-idea-politica-tradizionaleIl compito in Italia è particolarmente difficile, perché , da quando la nazione è diventata una, essa non ha conosciuto una vera Destra. Ma nella misura in cui il fascismo possa, in un certo modo, offrire punti di riferimento, il compito, per degli uomini qualificati dovrebbe essere questo: di là dal “mito”, di là dalle nostalgie, considerare appunto ciò che nel fascismo fu appunto affioramento e ripresa della grande tradizione politica europea- per intenderci: di quella che agì normativamente in sede spirituale in ogni gruppo di nazioni prima della Rivoluzione francese, prima dell’avvento del Terzo stato e del  mondo delle masse, prima della civiltà borghese e industriale, con tutte le conseguenze e i giuochi di azioni e di reazioni concordanti che hanno portato al marasma attuale e a tutto ciò che minaccia di definitiva distruzione il poco che ancora resta della civiltà dell’Europa e della razza bianca. Portare dunque oggettivamente lo sguardo su quel che nel fascismo riemerse di tale retaggio, liberandolo da quanto in esso si era associato, come compossibilità divergenti o addirittura deviate, come fattori che risentivano in parte dello stesso male da combattere.

Fascismo e Terzo ReichPurtroppo, di ciò ancora non si è visto nemmeno il principio. In Italia il radicalimo di  una idea di Destra, esattamente formulata e coerentemente sviluppata, è inesistente. In tutto questo dopo guerra, se non sono mancate manifestazioni lealistiche o “nostalgiche” e posizioni generiche fluttuanti di opposizione nazionale, non è uscito un solo libro- diciamo uno solo- che si sia preoccupato di assolvere il compito or ora accennato e di dare, di là dalla mitologizzazione o da animosità inani, dei punti positivi di riferimento, nei termini di una chiara politica e di una teoria generale dello Stato nazionale antidemocratico e antisocialista: tanto da stroncare anche la tattica delle forze di Sinistra, alle quali torna conto trar vantaggio dalla viltà intellettuale altrui e stigmatizzare indiscriminatamente come “fascismo” tutto ciò che si oppone al loro giuoco e diverge dalle loro ideologie sovvertitrici. Questo è il vacuum nel campo dei gruppi “nazionali”, per buone che pur siano le loro intenzioni.

Avendo accennato al problema e alla sua importanza, sarebbe frivolo pretendere di risolverlo ora noi, in questa sede. In altri articoli, potremo solo dare un inquadramento generale, raccogliendo alcune idee affiorate nel fascismo, che possono essere valorizzate da un punto di vista superiore e che, una volta separate dal resto e adeguatamente integrate, potrebbero essere essenziali per un vero radicalismo di Destra.


Julius Evola

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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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