“La nostra fuga dagli 007 sul Monte Rosa per seppellire le ceneri di Evola”

Proponiamo quest’articolo pubblicato sull’edizione valdostana de “La Stampa” nel gennaio scorso, per l’indubbio interesse di molti dei contenuti, anche inediti, che vi si evincono; ovviamente ci dissociamo da certe aggettivazioni ed espressioni evidentemente improprie che vengono utilizzate (si vedano, ad esempio, le qualifiche di Evola quale “antisemita” e “mistico fascista”), che comunque non inficiano la sostanza dello scritto. 

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Il racconto dei fratelli Squinobal di Gressoney-La-Trinité: li chiamò David, guida del filosofo e nonno di Leonardo

di Enrico Martinet

(Tratto dall’edizione on-line de “La Stampa“, edizione di Aosta, 15/01/2016)

«Così, con coraggio e amore si comportò Eugenio David, a rischio della propria vita…». Documento di omaggio della comunità ebraica di Torino alla guida di Gressoney che nel 1943, attraverso i colli e i ghiacci del Monte Rosa, mise in salvo tre famiglie ebree che si rifugiarono in Svizzera. Lo stesso David, fu la guida dell’antisemita Julius Evola, complessa figura di intellettuale, mistico fascista, pittore, filosofo. E nel 1974 i seguaci di Evola, una sorta di setta esoterica, si rivolsero ancora a Eugenio David, che aveva 75 anni, per organizzare un atto allora illecito: la sepoltura dell’urna con le ceneri del filosofo sul ghiacciaio del Lys, fra il colle omonimo e quello della Scoperta.

Ceneri Evola-Lys-Monte Rosa-fratelli Squinobal

Due dei fratelli Squinobal con l’urna cineraria di Evola

Evola, sul letto di morte lasciò precise disposizioni: «Le ceneri, raccolte in un’urna, dovranno essere deposte in un crepaccio del ghiacciaio del Monte Rosa, verso la vetta. Spargerle dalla cima sarebbe troppo “romantico”». Aggiunse altri particolari: da quel crepaccio, rigorosamente in territorio italiano, si sarebbe dovuta vedere la parete Nord del Lyskamm Orientale. Parete che nel 1930 aveva fatto (la quarta ripetizione) proprio con Eugenio David. Scalata complessa, di alto livello alpinistico che il filosofo ricorderà nel libro «Meditazioni delle vette». Eugenio era il nonno di Leonardo, sciatore azzurro morto nel 1985 in conseguenza alla rovinosa caduta nel 1979 nella preolimpica di Lake Placid.

Davide David, figlio di Eugenio e papà di Leonardo, anch’egli campione di sci, ricorda l’eroismo del padre per guidare le famiglie ebree fra i colli del Rosa come «un grande segreto», così come il ricordo di Evola nei racconti del padre fossero soltanto pochi cenni. Dice: «Nel 1943, noi figli non dovevamo sapere nulla che papà insieme con un’altra guida di Gressoney, Ernesto Aymar, passava di notte sulla sinistra orografica della vallata, per evitare la stazione delle “SS” a Gressoney-La-Trinité, e raggiungere la Valsesia, quindi di lì Macugnaga, poi la Svizzera. Con loro c’erano soprattutto donne e ragazzini. Papà mi disse poi che le donne “avevano scarpe da città”. Era una sicurezza per tutti che noi bimbi non sapessimo nulla, avremmo potuto farci sfuggire qualche parola senza volerlo». E di Evola? «Ci raccontò che proprio in quella scalata sulla Nord del Lyskamm fecero molta fatica a superare il crepaccio terminale, tra ghiacciaio e parete. Evola a un certo punto gli chiese di procedere a zig-zag perché sarebbe stato più facile, mio padre gli rispose di provare a incrociare i piedi. Proseguirono, insomma, come aveva deciso papà».

Evola si mostrò generoso. «Papà con i soldi di quella salita – racconta ancora Davide – si comprò una bici “Ballon”, con la quale portava noi bambini per il paese. Allora le strade erano tutte sterrate». Anche le famiglie ebree, nel 1943, mostrarono generosità: «Ricordo di aver visto soldi in casa. Mai ne avevo visti».

montagna-parte nord lyskamm orientale-evola

La parete Nord del Lyskamm orientale (scalata da Evola con Eugenio David nel 1930), visibile dal Colle della Scoperta, in un crepaccio del quale è stata collocata l’urna cineraria di Evola

Di Evola si torna a parlare in questi giorni per il ritrovamento di un suo pensiero sulla razza tra gli scritti del filosofo tedesco Martin Heidegger. Finora c’erano soltanto ipotesi di colleganza fra i due intellettuali, ora si sa che Heidegger leggeva le teorie di Evola. L’urna delle sue ceneri fu portata, su richiesta di Eugenio David, dai fratelli Squinobal, Oreste (ora scomparso), Arturo e Lorenzo. L’incontro fu a Gressoney-Saint-Jean. «In gran segreto – dice Arturo -. Eugenio si raccomandò la riservatezza assoluta. Non capimmo bene cosa fosse tutta quella baraonda, ma avvertimmo presenze». Renzo: «Io avevo 22 anni, a me toccò la prima parte, arrivare alla capanna Gnifetti con un certo “Abaris”. Tutti avevano curiosi soprannomi. Dormii lì, ero inquieto, non capivo che cosa fosse questa storia».

L’indomani cambio tra fratelli. Arturo: «Oreste e io risalimmo il ghiacciaio con due clienti. Faceva brutto, in realtà era una copertura. Scendemmo a Gressoney. Poi, nel pomeriggio, con un certo “Boreale” raggiungemmo la Gnifetti per recuperare l’urna e tornammo sul ghiacciaio del Lys. Ebbi la sensazione che sullo scoglio del Balmenhorn, in mezzo al ghiacciaio, ci fossero agenti dei Servizi». Evola fu arrestato nel 1951 per apologia del fascismo, fu assolto con formula piena ma il suo pensiero ispirò l’estrema destra italiana. Ancora Arturo: «Avemmo una fortuna incredibile, trovammo un crepaccio proprio al colle della Scoperta, da dove si vedeva la Nord del Lyskamm».



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