Lettera di René Guénon a Julius Evola del 18 aprile 1949

Il Cairo, 18 aprile 1949

Caro Signore,

la vostra lettera del 15 febbraio ha impiegato esattamente 2 mesi per giungermi, periodo ancora ben lungo. Ho saputo tra­mite De Giorgio[1], già da qualche tempo, che gli avete scritto e che ora siete a Bologna; ma mi spiace assai di constatare che il vostro stato è sempre il medesimo…[2].

[In questa parte della lettera, Guénon risponde a tutta una se­rie di domande relative ai suoi rapporti con diverse Case Editrici italiane e traduttori di sue opere, segnala ad Evola la prevista uscita dell’edizione italiana di alcuni suoi volumi e si felicita con l’interlocutore per una prossima traduzione tedesca di «Maschera e volto»[3], notando nel contempo che il curatore delle edizioni tedesche dei suoi saggi è Titus Burckhardt].

Per ciò che concerne il disgraziato tentativo di ripresa della rivi­sta «Atanor»[4], è necessario che vi spieghi come sono andate le cose esattamente: prima di tutto ho ricevuto una lettera di Gorel Por­ciatti, che mi era del tutto sconosciuto, che, informandomi dei suoi progetti, mi chiedeva una collaborazione, così come l’autorizzazione di far figurare il mio nome nel comitato di redazione. Gli ho ri­sposto che, essendo già molto impegnato, non credevo di poter tro­vare il tempo di fare degli articoli, e che in tutti i casi, per quanto riguarda il comitato di redazione, non potevo accettare che il mio nome vi figurasse senza che prima mi fossero date precise informazioni sulla sua composizione, così come sulle tendenze e i programmi della rivista. Non ho mai ricevuto nessuna risposta da parte di Gorel Porciatti, così come alcune sue pubblicazioni che egli diceva aver intenzione di spedirmi; ma qualche tempo dopo, Rocco[5], che avevo messo al corrente della cosa, è stato vivamente colpito da un annuncio contenente i nomi del comitato, nel quale il mio nome era stato inserito senza autorizzazione; sui nominativi compresi in quella lista, che in maggioranza non conoscevo asso­lutamente, egli mi ha dato informazioni completamente sfavorevoli, e vedo che anche voi pensate esattamente la stessa cosa. In se­guito, ho ricevuto il n°1 della rivista, il cui contenuto era perfettamente insignificante, e non credo che ve ne sia stato un secondo, o almeno io non l’ho avuto; se non ho protestato allora contro questa maniera di servirsi del mio nome, è perché pensavamo che una tale testata non avrebbe avuto alcun successo e non poteva durare, di modo che era veramente inutile farci ancora nemici in quegli ambienti.

Rene guenon gli stati molteplici dell'essere

Una delle maggiori opere del Guènon, pubblicata nel 1932

A proposito di quanto dite in merito al libro di Schuon[6], non vedo del tutto in che modo l’affermazione dell’identità tra possibile e reale possa essere un «errore»; ma, al contrario, se ve n’è uno, è a me e non a lui che deve essere attribuito, in quanto, molto prima di lui, ho dedicato a questo problema tutto un capitolo (il 2°) degli Stati multipli dell’essere[7]. Quanto al carattere «esoterico» del Cristianesimo delle origini, di cui il Cristianesimo posteriore non sarebbe così che un’« esteriorizzazione » (non avendo più, beninteso in quanto tale, nulla d’iniziatico), questo per noi non dà adito a dub­bi, tanto più che la Tradizione islamica afferma ciò in maniera del tutto esplicita dicendo che il Cristianesimo, alle sue origini era tarîqah e non sharîyah; e l’assenza di sharîyah è in effetti evidente in quanto in seguito ha dovuto supplirvi per mezzo di un adatta­mento del diritto romano (da cui si è tratto il «diritto canonico»), dunque tramite l’apporto di qualcosa completamente estraneo al Cristianesimo (ed è da notare al proposito che in arabo la parola qanûn è ancora impiegata in opposizione a Sharîyah per definire tutte le leggi che non fanno parte integrante della Tradizione).

Dopo i miei ultimi libri (soprattutto l’«Aperçus»[8] e il «Regno della quantità», perché ne «La Grande Triade» non ho utilizzato che 2 o 3 articoli), non restano in effetti, come avete notato, che molto pochi tra i miei articoli ch’io non abbia già ripreso, almeno tra quelli che avreste potuto voler riprodurre in «Ur». Per quanto riguarda l’articolo sui «Fedeli d’Amore», devo dire che ho da molto tempo l’intenzione di incorporarlo in una nuova edizione di «L’esoterismo di Dante»; non ho potuto trovare per questa volta il tempo di sistemare la cosa, ma tuttavia non vi ho rinunciato, e d’altronde è probabile che l’edizione che sta per uscire sarà ancora una volta esaurita molto rapidamente[9].

Sul problema della Massoneria, credo che sarà veramente dif­ficile intenderci; ma in ciò che dite in merito vi sono molte cose che mi provocano un certo stupore. Prima di tutto, facendomi dire (senza alcuna restrizione, mentre ho precisato chiaramente che ciò non si applica che all’Occidente) che «le uniche organizzazioni Tradizionali iniziatiche esistenti sono il Compagnonaggio e la Mas­soneria»[10], e in seguito dicendomi che non dovrei logicamente scri­vere che per dei Massoni, sembrate non tener in alcun conto le organizzazioni iniziatiche orientali, che d’altronde esistono chiara­mente, e delle quali alcune hanno membri, più o meno numerosi, nella stessa Europa; va da sé che quantomeno possa scrivere anche per costoro…[11].

Guenon iniziazione e realizzazione spirituale

Opera postuma del 1952

Aggiungo, per terminare immediatamente questo punto, che i miei scritti possono dare ad alcuni, senza che siano collegati ad un’organizzazione iniziatica, una conoscenza teorica delle dottrine tradizionali che in sé non è certo trascurabile, e che d’altronde è poco verosimile che coloro i quali vi si interessano realmente, e che hanno compreso certe cose, non cerchino di ottenere in seguito un’iniziazione da una parte o dall’altra (e, tra le lettere che ricevo, ce ne sono molte che provano che in effetti è veramente così); quanto ai Massoni, si sono avuti in quest’ambito, negli ultimi tem­pi, più risultati di quanto io stesso non avessi sperato… Un’altra cosa ancora: nello stesso mondo occidentale, ho indicato la sus­sistenza ancora di certe organizzazioni ricollegantesi all’ermetismo cristiano e risalenti al medioevo; se non vi ho insistito maggior­mente, è perché queste sono talmente chiuse (una di quelle che conosco più particolareggiatamente non possiede che un numero di membri strettamente limitato a dodici) che la possibilità d’es­servi ammesso non è praticamente nemmeno da considerarsi. Arri­vo ad un’altra questione: se voi vi fate della Massoneria, o piutto­sto della sua origine, un’idea come quella che indicate, mi domando come ad un certo momento possiate aver avuto, così come mi avete detto qualche tempo fa, l’intenzione di svolgere un lavoro sui rituali destinato ad eliminarne gli elementi anti-tradizionali che vi si sono introdotti; in queste condizioni ciò sarebbe completa­mente inutile, e vi è là qualcosa che mi è del tutto incomprensi­bile… Tuttavia, ciò che voglio farvi notare è questo: la data del 1717[12] non segna l’origine della Massoneria, ma l’inizio della sua degenerescenza, cosa ben differente; di più, purché si possa parlare di una utilizzazione di «residui psichici» a quest’epoca bisognereb­be supporre che la Massoneria operativa avesse allora cessato d’esistere, cosa che non è, in quanto ella esiste ancora oggi in molti paesi, e che in Inghilterra, tra il 1717 e il 1813, è efficacemen­te intervenuta per completare certe cose e per raddrizzarne altre, quanto meno nella misura in cui questo era ancora possibile in una Massoneria ridotta a non essere che speculativa; in realtà lo scisma del 1717 non ha riguardato che 4 Logge, mentre vi fu al­lora un numero assai più grande di Logge che non vi partecipa­rono.

D’altronde, la degenerescenza dal momento in cui si ha una filiazione regolare e continua, non interrompe la trasmissione ini­ziatica; essa ne sminuisce solamente l’efficacia, almeno in generale, perché malgrado tutto vi possono essere delle eccezioni. Per ciò che concerne l’azione antitradizionale di cui parlate, ci sarebbero molte differenze da introdurre, ad esempio tra la Massoneria anglosassone e la Massoneria latina; ma in ogni modo ciò prova solamente l’in­comprensione della maggioranza dei membri di questa o quella organizzazione massonica, una semplice questione di fatto e non di principio. In fondo, ciò che si potrebbe dire è che la Massoneria è stata vittima delle infiltrazioni dello spirito moderno, come nel­l’ordine essoterico la stessa Chiesa cattolica lo è attualmente e sempre di più… Beninteso io non cerco affatto di persuadervi di alcunché, ma solamente di mostrarvi che la questione è molto più complessa di quanto sembriate credere.

Quanto alle «vene iniziatiche»[13] di cui parlate, senza affatto negare del tutto la loro esistenza (e ciò che dicevo più sopra riguardo alcuni gruppi ermetici sopravviventi, potrebbe d’altronde ricollegarvisi), devo dire che per molte ragioni, sono assai scettico nella maggior parte dei casi, e che precisamente esempi da voi ci­tati sono tra quelli che mi sembrano più che dubbi. Eliphas Levi era Massone, e alcuni ambienti inglesi con i quali fu in contatto erano in breve dei gruppi di studio senza un vero e proprio ca­rattere iniziatico, che erano riservati esclusivamente a Massoni[14]; a parte ciò non ho mai trovato la minima prova che egli avesse ricevuto un’altra iniziazione regolare qualsiasi, e tutte le storie che alcuni hanno raccontato a questo proposito non possono essere collocate che nella categoria delle favole occultistiche.

Joseph Anton Schneiderfranken, alias

Joseph Anton Schneiderfranken, altrimente noto come Bo Yin Ra

Meyrink fu certamente a conoscenza di numerosissimi dati Tra­dizionali, principalmente di provenienza giudaica, ma, a parte che ciò non implica affatto un’iniziazione (e io non penso che abbia potuto ricevere realmente un’iniziazione cabalistica, che senza dub­bio sarebbe la sola da prendersi in considerazione in un caso si­mile), la maniera parodistica e caricaturale in cui di solito ha presentato questi dati provoca una impressione veramente sini­stra (è un peccato che non possa raccontarvi per lettera tutta la fatica che ho fatto per mettere riparo ad alcune conseguenze ma­lefiche del suo «La faccia verde»); inoltre le sue relazioni con la scuola di Bô Yin Râ[15] (di cui devo essere pressoché il solo a cono­scere la vera origine, in quanto ho potuto constatare che i suoi stessi discepoli l’ignorano) non sono certamente un indizio molto favorevole[16].

Quanto a Kremmerz ci sarebbe molto da dire, e sarebbe troppo lungo; ma ciò che vi ho già scritto, e così certi rituali troppo evi­dentemente «fabbricati», mi han dato l’impressione di qualcosa di molto inconsistente, e che ricorda le parti peggiori dell’opera di Eliphas Levi; in ogni caso i diversi gruppi nei quali i suoi discepoli si sono divisi sembrano non sapere del tutto come dirigersi, e alcuni confessano di trovarsi in una vera impasse…[17]. Aggiungerò ancora che in tutti i casi in cui si ha a che fare con organizzazioni sedicenti «egiziane», vi sono le più serie ragioni di diffidare, poi­ché in questi casi non vi è nulla di autentico né generalmente che possegga una realtà qualsiasi.

Quanto all’iniziazione ricevuta al di fuori delle vie ordinarie di ricollegamento ad un’organizzazione conosciuta, se ne sono avuti certamente degli esempi, ma non si tratta che di eccezioni estrema­mente rare, e nessuno può contare di riconoscersi in un caso simile per dispensarsi da un collegamento normale; pensare altri­menti vorrebbe dire farsi le più gravi illusioni. Da una parte, essendo io stato collegato dall’età di 22 o 23 anni ad organizzazioni iniziatiche tanto orientali quanto occidentali, potete rendervi conto da ciò che la supposizione che avanzate non potrebbe assoluta­mente applicarsi per ciò che mi concerne.

Frammenti Dottrinali Guenon

Inedito epistolario, pubblicato nel 2015

La questione dottrinale di cui parlate alla fine della vostra lettera è in fondo meno difficile di quel che sembra a prima vista: ogni «uomo autentico» ha già realizzato tutte le possibilità dello stato umano, ma seguendo ciascuno un modo che gli è proprio e grazie al quale si differenzia dagli altri; d’altronde se non fosse così, come potrebbe esservi posto nel nostro mondo anche per gli altri esseri che non sono giunti a questo punto? La stessa cosa è anche applicabile, ad un altro livello, per l’«uomo trascendente», o per il jîvan-mukta[18]; ma allora si tratta della totalità delle possibili­tà di tutti gli stati. Solamente, cosa che è tanto autentica quanto possa sembrare singolare, gli esseri che hanno raggiunto uno stesso livello possono talvolta essere in un certo senso «indistinguibili» dall’esterno, anche dal punto di vista dell’apparenza corporea; in effetti essi rivestono un «tipo» che non ha più nulla di individua­le, e ciò accade più dettagliatamente per coloro che adempiono ad alcune funzioni speciali; il «tipo» è allora quello della funzione stessa, cosa che può far credere che sia sempre il medesimo essere che l’esercita nel corso di un periodo di svariati secoli, mentre la realtà è qualcosa di completamente differente…

Ecco questa volta una lettera lunghissima ed è ora d’altronde che mi fermi!

Credete vi prego ai miei più cordiali sentimenti.

René Guénon

Note

[1] Guido De Giorgio, personaggio «misterioso» che collaborò ad alcune iniziative evoliane (Ur, La Torre) e che probabilmente influenzò con le pro­prie idee Evola, pur restando sempre in secondo piano. Quasi nulla si sa della sua vita privata, eccetto quanto di lui riferisce Evola. Postumo è ap­parso il suo saggio La Tradizione romana (Flamen, Milano 1973).

[2] In quel periodo Evola era appena rientrato dall’Austria e si trovava ricoverato all’ospedale militare di Bologna a causa della paresi degli arti in­feriori occorsagli a Vienna. Venne tentata anche un’operazione, ma senza al­cun esito (cfr. Biografia, in AA.VV., Testimonianze su Evola, Edizioni Medi­terranee, II ed., Roma 1985).

Cfr. anche Julius Evola, il rientro in Italia 1948-1951 , a cura di Marco Iacona, Mimesis Edizioni, 2015

[3] Che però non uscirà, né allora né poi.

[4] Apparsa in origine nel 1924, uscì per quel solo anno. Umberto Gorel Porciatti la riprese senza fortuna nel 1946 (cfr. la presentazione di Gastone Ventura alla ristampa anastatica della rivista pubblicata dalla omonima casa editrice a Roma nel 1981).

[5] L’editore Rocco di Napoli che pubblicò alcuni testi guénoniani.

[6] Potrebbe trattarsi di De l’unité trascendante des religions. Traduzione italiana della «nuova edizione riveduta e ampliata» del 1979: Unità trascen­dente delle religioni, Edizioni Mediterranee, Roma 1980.

[7] Edizioni Studi Tradizionali, Torino 1965.

[8] Guénon si riferisce ad “Aperçus sur l’initiation”, pubblicato nel 1946. In italiano l’opera è stata tradotta dall’Editrice Luni come Considerazioni sull’iniziazione nel 1996 (N.d.c.).

[9] Non risulta che Guénon, nei restanti due anni di vita, abbia approntato questa nuova edizione.

[10] In italiano nel testo.

[11] Su questo punto Evola non mutò parere sino alla vigilia della morte: cfr. L’iniziazione nel mondo moderno, in AA.VV., Testimonianze su Evola cit. Il contrasto con Guénon sulla massoneria è anche nella seguente lette­ra del 13 giugno (che nell’articolo La mia corrispondenza con Guénon, in La Destra, marzo 1972, viene citata erroneamente con la data del «20 luglio 1949»).

[12] Data della fondazione della Gran Loggia di Londra (cfr. La mia corri­spondenza con Guénon ).

[13] In italiano nel testo.

[14] Ci si riferisce probabilmente ai contatti con la Societas Rusicrociana in Anglia, tra i cui aderenti vi fu Lord Edward Bulwer-Lytton, per il quale Levi evocò nel 1854 lo spirito di Apollonio di Tiana (cfr. Eliphas Levi, Il Dogma dell’Alta Magia, Atanòr, Roma 1973, cap. XIII; e Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, Introduzione a Edward Bulwer-Lytton, La razza ventura, Arktos, Carmagnola 1980).

[15] Cfr. anche la lettera seguente del 13 giugno. Bô Yin Râ è lo pseudo­nimo assunto dallo scrittore e pittore svizzero, d’origine tedesca, Joseph An­ton Schneiderfranken (1876-1943), cui si devono ben 32 volumi a carattere «spirituale». Meyrink e Bô Yin Râ s’incontrarono nel 1917, ma poi le loro strade si divisero (cfr. Gustav Meyrink, Cahier de l’Herne, Parigi 1976; Gustav Meyrink, Il Libro del Dio Vivente, in Il diagramma magico, Basaia, Roma 1983).

[16] L’opinione di Evola era, com’è noto, esattamente l’opposto: già espressa negli Anni Venti all’epoca di Ur, poi confermata negli Anni Quaranta nelle introduzioni ai tre romanzi di Meyrink da lui tradotti (Il domenicano bianco, La notte di Valpurga, L’Angelo della Finestra d’Occidente), viene espressa sino alla fine nell’ultimo articolo dedicato allo scrittore pubblicato postumo: Message, nel citato Cahier de l’Herne dedicato a Meyrink (cfr. Adolfo Mor­ganti, Julius Evola lettore di Gustav Meyrink, in AA.VV., Testimonianze su Evola cit.).

[17] Anche qui l’opinione di Evola è differente: egli ebbe infatti un certo rispetto per Kremmerz e la sua scuola (cfr. Maschera e volto dello spiritua­lismo contemporaneo, Edizioni Mediterranee, Roma 1971; e L’iniziazione nel mondo moderno cit.).

[18] Il «liberato già in vita» indù (cfr. La mia corrispondenza con Guénon ).


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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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