Lettera di René Guénon a Julius Evola del 29 Ottobre 1949

Il Cairo 29 Ottobre 1949

Caro Signore,

ho ricevuto la vostra lettera del 4 Settembre solamente da circa otto giorni; mi domando se siate riuscito a raggiungere Eliade[1] benché mi sia affrettato ad inviarvi il suo indirizzo di Capri in quanto, poco tempo dopo avervi scritto, ho saputo che era già di ritorno a Parigi; sembra che non si sia preso delle vacanze molto lunghe [a questo punto Guénon inizia il consueto scambio di informazioni attorno alle edizioni, riedizioni e traduzioni dei rispettivi Saggi].

Se saprò qualcosa circa Leon de Poncins[2], ve ne metterò al corrente, ma non so sempre ciò che gli sia potuto accadere; ho creduto, non so di preciso perché, che avesse dovuto ritirarsi in Svizzera durante la guerra, ma non potrei affermarlo.

Il visconte francese leon de poncins, coautore, con Malynski, de "La Guerra Occulta", opera curata, nella sua edizione italiana, da Evola

Il visconte francese Leon De Poncins, coautore, con Malynski, de “La Guerra Occulta”, opera curata, nella sua edizione italiana, da Evola

Per ciò che concerne i sortilegi, c’è una grande differenza tra i veri stregoni come quelli coi quali si è avuto or che fare ed i sem­plici occultisti; costoro, malgrado tutte le loro pretese, non arri­vano mai ad alcun risultato effettivo; ve ne sono stati spesso alcuni che hanno tentato di fare qualcosa contro di me, e, proprio come voi, non ne ho mai risentito per nulla… D’altra parte quando dite che queste cose non dovrebbero poter raggiungere coloro che hanno una vera vocazione spirituale (ma non credo d’altronde che si possa dire che questo è stato il caso di Leon de Poncins), vi è anche una distinzione da fare: se volete parlare dell’aspetto psichico e men­tale, avete completamente ragione, ma le cose stanno in maniera completamente diversa dal punto di vista corporeo, e chiunque può sempre essere colpito in quest’ambito; del resto, essendo stabilito che gli stregoni sono riusciti a far ammalare il Profeta stesso non vedo veramente chi possa vantarsi di essere al riparo dai loro attacchi!

Questo Palamidessi[3] di cui avete aggiunto alcuni estratti alla vostra lettera è chiaramente un ciarlatano come ne pullulano in questo momento in ogni luogo; ma la cosa più singolare è che utilizza anche idee tratte da libri vostri e di altri per usarle in una maniera che non può che screditarle; in queste condizioni, le opere che pubblica non devono costargli grande fatica nello scriverle!

Ho sentito parlare altre volte di Meher Baba e del suo voto del silenzio, cose che non gli impedisce di rispondere in altri modi alle domande che gli si pongono, ma non sapevo che egli fosse ricomparso in questi ultimi tempi. Non so se egli sia mai sta­to collegato a qualche organizzazione iniziatica regolare, ma la cosa mi sembra dubbia, per il fatto che si tratta di un Parsi[4], in quanto non mi sembra esistere nulla di simile presso i Parsi dell’India, che d’altronde non hanno conservato che dei fram­menti molto incompleti della loro tradizione (dico i Parsi dell’India, perché quelli dell’Asia centrale hanno tutt’altre conoscenze, benché le tengano ben nascoste).

Fascicolo, edito da Raido, di critica alla psicanalisi e, più in generale, all'attitudine "psicologista" da un punto di vista tradizionale

Fascicolo, edito da Raido, di critica alla psicanalisi e, più in generale, all’attitudine “psicologista” da un punto di vista tradizionale

Sono molto stupito di quanto mi dite a proposito di Karoli Kerenyi, perché mi ricordo che me ne avevate già parlato in modo molto favorevole; doveva essere nel 1939 o nel 1940, e avevate allora inviato il suo libro «La Religione antica»[5]; ne ho fatto d’altronde una recensione che, a causa dell’interruzione di Études Traditionnelles non ha potuto apparire che dopo la sua ripresa. Quanto a Jung, la sua influenza guadagna purtroppo terreno ovunque, in Francia così come in Italia e in Svizzera, e questa mi sembra ancora più pericolosa di quella di Freud, a causa delle sue pretese pseudo-spirituali. Ho dovuto scrivere ultimarne un articolo a proposito delle deformazioni dell’idea stessa di Tradizione prodotte dalla sua teoria dell’«inconscio collettivo».

La «Golden Dawn» era un’organizzazione sedicente ermetica che in fondo non sembra aver avuto un carattere molto serio, perché al suo inizio vi fu una vera e propria mistificazione; è vero che ciò poteva servire a dissimulare cose piuttosto sospette; all’interno di quest’organizzazione il ruolo principale fu ricoperto da Mac Gregor e da sua moglie (la sorella di Bergson). Non fu che assai più tardi che un Crowley vi si introdusse, come ha fatto in molte altre cose; anche quando non si trattava che di pseudo-iniziazioni piuttosto insignificanti (caso che forse non era del tutto quello della «Golden Dawn»), il suo intervento vi introduceva sem­pre influenze veramente sinistre, cosa che ne faceva qualcosa di molto più pericoloso. La «Golden Dawn» ha cessato d’esistere in seguito a dissidi tra i membri, ma a una parte di questa egli ha dato in seguito il nome di «Stella Matutina».

Per tornare a Crowley, ciò che dite mi ricorda la storia del 1931 (credo almeno che fosse la data esatta): allora era in Porto­gallo, e scomparve all’improvviso; ne ritrovarono i vestiti in ri­va al mare, cosa che fece credere che si fosse annegato; ma era solamente una morte simulata, affinché non ci si occupasse più di lui e non si cercasse di sapere dove fosse andato. Infatti, era andato a Berlino per ricoprirvi il ruolo di consigliere segreto pres­so Hitler, che era allora agli inizi[6], è ciò che probabilmente avrà dato origine a certi racconti sulla «Golden Dawn», ma in realtà non si trattava che del solo Crowley, perché quello che era allora il suo «collega», un certo colonnello inglese di nome Etherton, non ebbe mai alcun rapporto con questa organizzazione.

Un po’ più tardi, Crowley fondò in Germania la «Saturn-Loge»; ne avete mai sentito parlare? Egli vi si faceva chiamare il «Mae­stro Therion», e si firmava in greco «La grande Bestia», cosa che, in quella lingua, dà esattamente il valore numerico 666!

Vi prego di credere ai miei più cordiali sentimenti.

René Guénon

(Traduzione di Adolfo Morganti)

Note

[1] Queste notizie confermano i buoni rapporti di conoscenza esistenti, già prima della guerra, fra Eliade, Guénon ed Evola, ed i contatti per motivi di studio, confermati anche dalla collaborazione di Evola negli Anni Sessanta ad Antaios, la rivista internazionale diretta da Eliade e Junger. E ciò a dispetto del fatto che Eliade preferisce sorvolare su tali contatti, ignora pra­ticamente l’opera di Evola nei suoi libri, mentre critica Guénon e il «tra­dizionalismo» (cfr. Occultismo, stregoneria e mode culturali, Sansoni, Firenze 1982, cap. IV).

[2] II visconte Léon de Poncins, co-autore de La guerra occulta curato da Evola dieci anni prima (Hoepli, Milano 1939).

[3] Tommaso Palamidessi (1915), esoterista italiano poi fondatore nel 1968 dell’Archeosofia. E’ probabile che l’«utilizzazione di idee» di Evola si riferi­sca ai due volumi che questi pubblicò proprio in quel 1949: Lo yoga per non morire e Alchimia come via allo spirito.

[4] E’ il nome della comunità zoroastriana dell’India dove si rifugiò, pro­veniente dalla Persia, nell’VIII secolo a causa delle persecuzioni musulmane.

[5] Evidentemente Evola, nella sua lettera del 4 settembre cui Guénon ri­sponde, non deve aver parlato in modo troppo positivo di Karoly Kerényi, lo storico delle religioni ungherese. In effetti Evola recensì positivamente la prima edizione de La religione antica nelle sue linee fondamentali (Zanichelli, Bologna 1940), esprimendo riserve soltanto per l’epilogo dedicato alla conce­zione antica della morte (cfr. Bibliografia Fascista, n. 7, luglio 1940, pagg. 546-548).

[6] Questa notizia inedita su Crowley la riportai già in nota alla biografia di John Symonds (La Grande Bestia, Edizioni Mediterranee, Roma 1972, pag. 444, nota 1). Resta tuttora una ipotesi inquietante da verificare in concreto.

Nota aggiuntiva del curatore: è da notare che Guénon aveva già fatto un’allusione del genere in una lettera scritta diversi anni prima, il 4 settembre 1938, ad un suo corrispondente romeno, Renato Schneider. In questa missiva si può infatti leggere: “Quel che è vero è che, all’inizio della faccenda di Hitler, non c’è stato solamente Trebitsch-Lincoln, ma anche Aleister Crowley e un certo colonnello Ettington” (cfr. “Aleister Crowley e la tentazione della politica” di Marco Pasi, Franco Angeli editore, I° edizione 1999).


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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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