[INEDITO] “Meditazioni sulla esperienza del volo” (L’Ala d’Italia, maggio 1935)

di Julius Evola

La recentissima iniziativa di istituire dei voli di propaganda in grande per la gioventù fascista è fra le più felici, perchè suscettibile di acquistare un significato superiore, un significato  educativo sul piano dello stesso spirito.

Ala Littoria SA Mussolini 1935Effettivamente , vi sono esperienze che racchiudono forze capaci di trasformare e di destare gli strati più profondi dell’animo, di là dal dominio della stessa normale coscienza. In genere, tale è il potere insito ad ogni contatto con le grandi forze della natura, con tutto quello che è elementare e originario, quale libero vasto mondo non più “umano”. L’esperienza dell’aria- supremo fra gli elementi, secondo l’antica gerarchia, ultima tappa della conquista tecnica  della natura-viene ad aver specificatamente un tale significato. Si tratta solo di intenderlo nella sua integrità, di offrirgli il modo di divenire una evidenza dello spirito.

Se tutti coloro che per la prima volta sperimentano il volo si fermano semplicemente all’aspetto di una nuova avventura, di una  nuova “senzazione”, cosi come potrebbe essere una nuova specie di montagne russe al Luna Park, è chiaro che essi non colgono che la più esteriore, contingente e irrilevante fra le possibilità che restan loro offerte. In genere, non vivere in un esperienza che la sensazione, è segno di passività: poichè in tutto quel che viene semplicemente “sentito” non vi è azione- ma nel senso etimologico-  passione: un ricevere dall’esterno, un subire, al massimo un essere trasportati. Siamo invece attivi quando in un esperienza possiamo superare l’aspetto emotivo per vivere una specie di evocazione, il suggerimento di un  significato, che lo spirito deve realizzare in un atto suo proprio, destinato ad arricchirlo, a dargli una nuova forza, quasi una nuova facoltà.

MODO DI ESSERE

È cosi che noi avremmo già a parlare del volo che dà luogo a un “modo di essere”: dicemmo di coloro , per i quali ogni volare, ogni ascendere, ogni conquista diviene solo mezzo di espressione di una realtà interiore, che ne potrebbe avere anche infiniti altri. Costoro, in fondo, anche tornando alla terra e alle pianure, alla vita grigia della città, mai lasciano il cielo. Per essi non vi è più l’ascendere o il discendere, l’essere in terra o in volo. “Il volo sta nello spirito”. Quali sono, ora, i tratti principali di tale acquisizione? Ne indicheremo due. A nostro parere, sono gli essenziali, e coloro che più di noi hanno abituale il volare, potranno senza dubbio confermarlo.

Per il primo di tali tratti, ci piace riferirci ad un confronto e ad un simbolo di antiche tradizioni. Il confronto, è con l’alpinismo, con l’esperienza dell’alta montagna. Il simbolo, è la gerarchia degli elementi, cui abbiamo accennato più sopra e altresi in un nostro precedente scritto.

I quattro elementiNelle antiche scuole di sapienza si invitava chi aspirava a forme trascendenti di coscienza e di azione a “realizzare” il successivo trasformarsi e trapassare l’uno nell’altro degli elementi, in quest’ordine: terra che diviene acqua, acqua che diviene fuoco, fuoco che diviene aria, aria che diviene etere, l’etere venendo poi assimilato alla “luce” e allo “spirito”. Che cosa significa ciò? Ogni elemento qui corrisponde simbolicamente a uno stato di coscienza,: realizzare, di là dalla “terra”- cioè da tutto quel che è greve, corporeo, oscuro, volgarmente tangibile, legato al proprio peso, le “acque”- cioè un senso interno di fluidità, di labilità, in fondo già di distacco,ricordando l’antica immagine estremo-orientale dell’acqua, che è indomabile appunto, perchè mai offre presa e, mantenendosi uguale a sè stessa, è pronta ad assumere ad ogni forma. Di là dalle “acque”, il “fuoco” cioè l’ardore interiore, l’impeto, l’impulso all’azione eroica e all’affermazione. Ma un tale stato è suscettibile di ancora una “sublimazione”: ecco l’ “aria”, l’elemento liberato, onnipresente, dall’invisibile e quasi immateriale veemenza (quale vento)- e infine l’ultimo trapasso, l’aria che diviene “etere”, ciò che tutto sovrasta e trascende e che è il luogo rarefatto della pura luce.

 GERARCHIA DELLA SPIRITO E DELL’AZIONE

Itinerari simbolici di interne esperienze, questi significati convergono, tuttavia con quelli offerti da vicende più concrete, aperte ai migliori della gioventù moderna, quali sono i significati dell’ascendere, della conquista dell’alta montagna. Qui si ripete in una certa misura, su di un altro piano, la stessa gerarchia, ora percorsa non solo dallo spirito, ma  altresì dall’azione. Dalle valli e dai boschi, fino alle rocce, agli strapiombi, alle pareti; da qui, ancor più in alto, fino alla chiarità disincarnata e quasi siderea dei ghiacciai, delle vette gelate, limiti ultimi, estreme culminazioni della “terra” verso il “cielo”.

Montagne dall'altoMa in un tale ordine di cose, qui si è malgrado tutto arrestati da un limite, da una tensione, da un ansia di altezze assolute e di cielo che non trova ancora soluzione: sussiste l’elemento “fuoco”, la conquista rischiosa, lo sforzo, il vincolo della legge propria a ciò che è fisico e pesante. L’ultima trasformazione- in “aria”, in lievità sovrana- sta di là dall’esperienza alpinistica. È appunto l’esperienza del volo. Qui subentra un nuovo stato. Non in una lotta, ma in una semplicità e in una evidenza si vive la libera altezza. Quegli orizzonti montani che sembravano ciclici, ultime conquiste dello sguardo, si relativizzano. Cogliere come stato interiore questo esser il cielo, oltre vette e valli, calme e tempeste, là dove domina con calma possente e illimitata la luce,  è il compito che si presenta a coloro che vogliono trarre dal volo non una”emozione”, ma una vera forza spirituale.

In connesione a ciò, la seconda conquista. Essa prende risalto sopratutto in chi ha avuto ripetutamente l’esperienza del volo alto invernale, del volo che porta oltre le nebbie, venti, nubi, turbini, tanto da creare un nuovo punto di vista, una nuova prospettiva dell sguardo, l’evidenza cioè – non teorica,  riflessa ma vissuta, e quindi è sempre presente e connaturata nello spirito- che oltre tutte le contingenze del clima, oltre le intemperie, le vicende delle stagioni, esiste il cielo: il cielo libero, l’azzurro illimitato e intangibile, la pura regione della luce. Chi ha vissuto profondamente ciò, ovvero chi dalla consuetudine al volo quasi involontariamente è stato portato allo stesso punto, anche in terra, anche nella vita ordinaria, non ha più lo stesso sguardo degli altri. Egli ha superato, in uno più vasto, il punto di vista della terra. Nel trovarsi, ad esempio, in una metropoli nordica, in una sconsolata vicenda invernale di nebbie e di neve, fra ammassi senza fine di palazzi, torri, fabbriche, grattacieli, egli non può fare a meno di ricordare. Egli non sente più come assoluto quel cielo senza luce, egli sa di là da esso, in alto, la simultaneità della luce, e quella metropoli formicolante di uomini e veicoli la vede come una piccola casa, come una chiazza biancastra, pioggia e neve son su di essa e sono, vaganti, anche sulla vasta terra senza uomini, ma più in alto ciò è indifferente, ciò non esiste, si sa della regione sovrana oltre le nubi.

Idrovolante Ala littoriaOra è evidente che chi abbia connaturata al proprio modo d’essere una simile visione, si trova sulla soglia di una realizzazione spirituale liberatrice e basterà un minuto di iniziativa interiore, ovvero una scossa determinata dalle contingenze della vita, una crisi che abbia fatta sentire la relativa consistenza di tutto quel cui prima umanamente si credeva, a che l’ultimo passo sia compiuto. Questo cielo immutabile che è, di là da città e da lande, di là da nebbie e tempeste, di là dalle acque, dalle terre ed dalle stesse culminazioni alpine delle terre, gli dirà di ciò che nell’uomo sta di là dall’umano, di quel che effettivamente costituisce il nucleo della personalità spirituale: gli infonderà una calma dominatrice, una incomparabile sicurezza, distacco, incrollabilità e simultaneamente intrepidezza spirituale, prontezza ad agire al disopra di tutto ciò che è limitato, utilitario, stretto dai vincoli, dalle passioni e dalle angosce dell’”io animale”.

Non meno di ciò è contenuto, allo stato latente, nella esperienza del volo e delle vie dell’aria, di fronte alle possibilità dei migliori. La misura in cui si saprà profittarne sarà anche quella della levatura di una nuova generazione.

DOMINARE LA MATERIA

Misura –e altresi prova .

Infatti la tecnica, in genere, inclusevi non per ultimo le prodigiose conquiste dell’aviazione, può costituire per lo spirito una seduzione pericolosa: può far credere all’uomo moderno di essere veramente superiore per il fatto di essere divenuto semplicemente un dominatore della forza della materia. Questo pericolo vien superato, questa seduzione vien vinta, quando alla conquista tecnica si accompagni un processo di integrazione spirituale: quando considerando tali conquiste secondo l’aspetto di un simbolo, da essa si tragga incitamento per dignificare, elevare, trasfigurare il significato ordinario dell’esistenza, del conoscere, dell’agire. E in tal senso che, nello speciale riferimento alle conquiste aree, abbiamo svolto le presenti considerazioni. Ed è fuor di dubbio che la gioventù fascista sarà agli avamposti anche in un siffatto ordine di realizzazioni, se-come secondo la parola di Mussolini- l’aspirazione verso una “vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio” costituisce il significato ultimo e l’anima vera di ogni disciplina, di ogni sacrificio e di ogni conquista della nostra Rivoluzione.


Julius Evola

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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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