“Ripartire da Evola” – 15.10.2016, Firenze (recensione)

(www.raido.it) – Dopo la presentazione del 3° Quaderno di Formazione del Militante avvenuta lo scorso Aprile, la Comunità Militante Raido, ospite ancora una volta della comunità militante di Casaggì è ritornata con grande piacere a Firenze per confrontarsi questa volta, sulla figura di Julius Evola nell’ambito della presentazione del progetto “RigenerAzione Evola”.

Questa occasione se da un lato ha rappresentato la possibilità di tornare a confrontarsi e a trattare della grande opera del Barone, a 22 anni di distanza dall’ultima volta in quel di Firenze, dall’altro ha infatti costituito  la prima uscita fuori dai confini della capitale del progetto intrapreso ormai quasi un anno fa da “RigenerAzione Evola”, volto a recuperare il messaggio autentico tramandatoci dal “Maestro”, il quale negli ultimi decenni è stato però sempre più oggetto di malintesi e fraintendimenti.

locandina-rigenerazione-firenze-web-1Ad aprire la conferenza è Marco Scatarzi, responsabile di Casaggì, il quale sin dall’inizio sottolinea l’attualità del messaggio evoliano. Partendo da una riflessione: osservando le dinamiche attuali attraverso le quali il potere oggi manifesta la sua forza in modo permissivo, evidenzia come ciò sia possibile in quanto questo potere non deve più obbligare, perché ha imparato a sedurre l’individuo, ormai ossessionato dalla perenne rincorsa del possesso e dalla voglia estrema di conformarsi.

Ed è qui che il messaggio evoliano gioca un ruolo centrale, non solo critico ma di edificazione. L’uomo nuovo delineato da Evola è portatore di valori, sceglie di darsi una forma, un ordine e una drittura. E’ un uomo completamente diverso dall’individuo della modernità liquida: ha dei punti di ancoraggio, delle origini, una tensione al sacro, una verticalità. Sceglie di obbedire ad una gerarchia naturale, conosce la fedeltà nei Capi e alla parola data, ha una disciplina chiara e limpida. Pertanto, non basta limitarsi a non farsi sedurre con il rischio concreto di ritrovarsi rinchiusi nella propria torre d’avorio, tutto questo non può e non deve avere carattere individuale.

Ancora una volta allora, è la comunità militante a ricoprire uno spazio vitale e reale, la quale  non può che rappresentare la naturale palestra di questo stile, lo spazio all’interno del quale può germogliare questa attitudine. L’opera di Evola, ci spinge ad agire qui ed ora, perché la Tradizione non è un cadavere, ma uno stile di vita, un ordine di valori che cammina sulle gambe di chi lo incarna. Si  comprende bene perché Evola, piuttosto che essere oggetto di speculazione intellettuale debba essere considerato senza alcun dubbio un esempio sul campo e non una voce sul palcoscenico. Ripartire da Evola dunque, per vivificare i principi della Tradizione, attraverso il senso dell’impersonalità attiva, del dono disinteressato, dell’opera di milizia e del senso etico del combattimento.

evola firenzeA seguire è Luca Leonello Rimbotti a prendere la parola, col suo intervento sui rapporti tra Evola ed il regime fascista mettendo soprattutto in luce come nella sua attenta analisi volta alla ricerca degli ambienti più qualificati dell’arcipelago fascista, si trovò a guardare con simpatia e attenzione all’esperienza della scuola di Mistica Fascista, fondata a Milano il 10 Aprile del 1930 da universitari dei GUF, con il patrocinio di Arnaldo Mussolini. Niccolò Giani, Guido Pallotta, Fernando Mezzasoma e molti altri giovani, rappresentarono una élite verso la quale Evola si interessò particolarmente, in quanto destinata ad incarnare e ad approfondire la dottrina fascista, da loro concepita come una totale e rivoluzionaria visione spirituale del mondo e della vita.

Successivamente, Maurizio Rossi analizzando i rapporti tra Evola e il regime nazionalsocialista evidenzia la nota collaborazione del Maestro con il mondo tedesco dell’epoca. Molto interessanti furono anche i contatti avviati con alcune autorità dello Stato e delle SS, grazie a ciò il Barone potette godere di grande stima e considerazione presso gli ambienti più sensibili alle tematiche tradizionali. L’attività che egli svolse in Germania investì principalmente il significato di quelle tradizioni originarie a cui si richiamava a livello simbolico ed evocativo il regime, il mito nordico, la questione razziale e soprattutto Evola, tese a propiziare quell’incontro tra le due aquile, l’elemento ario-romano e quello nordico-ario.

Nel concludere il suo intervento Maurizio Rossi ricorda come la forza dell’insegnamento tramandatoci – da uno dei più luminosi testimoni della Tradizione, nonché guida imprescindibile per chi invece che cedere alle lusinghe del mondo moderno intenda “Tenersi in piedi tra le rovine” – faccia ancora paura, poiché di un’attualità e di una potenza tale in grado di frantumare gli assetti di questo mondo in decomposizione; ribadendo come di fronte ad un mondo di poltiglia il cui principio è: “Chi te lo fa fare?!”, si sappia opporre – per citare il Maestro – un chiaro e fermo “Noi non possiamo fare altrimenti, questa è la nostra via, questo il nostro essere”.

evola-2A concludere la conferenza è l’intervento della Comunità Militante Raido, teso a sottolineare il titolo stesso dell’incontro, che già di per sé è una prima risposta al motivo per cui un militante nel 2016 dovrebbe leggere e rifarsi ad Evola. Mentre il mondo moderno avanza come un fiume impetuoso sin dentro di noi, occorre Ri-partire identificando solide basi per andare oltre e verso l’alto.

“Solide basi” necessarie ad una azione rivoluzionaria vera e propria: spirituale e politica, del singolo e della comunità di appartenenza, altrimenti si finisce per essere “Riformisti” e non “Rivoluzionari”. Evola dunque, come esempio e come solida base per la Formazione del militante, perché ci aiuta a costruire una “Scuola” del militante. come dice infatti il capitano Corneliu Zelea Codreanu: “L’uomo nuovo non è mai nato da un movimento politico, ma è sempre nato da una rivoluzione spirituale, da un grande cambiamento interiore”. Senza quello, ci sarà solo pensiero (senza azione) o azione (senza pensiero). La lotta politica deve necessariamente viaggiare di pari passo con la lotta interiore.

Rigenerazione evola_logo2La consegna rivoluzionaria di Evola perciò, non è noiosa “Accademia” ma Militanza”. Nel ricordare un altro grande uomo della Tradizione, Rutilio Sermonti diceva: “Leggendo Evola, io non ho scoperto Evola, ma me stesso, e non esiste dono più prezioso che io abbia mai ricevuto“. In virtù di ciò è facile comprendere come questa non è filosofia: è realtà quotidiana.

Nel concludere l’intervento si ricorda come indipendentemente dal riuscire o meno nell’arco della propria vita a realizzare pienamente lo scopo per cui si è incominciato a lottare, l’aver avuto la fortuna e la dignità di essere venuti a conoscenza di autori ed esempi appartenenti al mondo della Tradizione, implica l’assunzione di una responsabilità, obbliga alla lotta.

Con la piacevole sorpresa di essere stati ospiti ancora una volta di una comunità bella, attiva e militante, la giornata volge al termine con un’ottima cena comunitaria, con cui si conclude, cosi, una bella giornata di militanza vissuta con spirito cameratesco all’insegna della figura di Julius Evola, uomo di milizia e soldato politico. Consapevoli di avere l’onere e l’onore di portare avanti e vivificare quotidianamente i principi della Tradizione e il messaggio tramandatoci da colui il quale seppe con impegno costante e coerente e con la sua radicale linea di condotta, esser esempio allo stesso tempo di resistenza tradizionale e offensiva rivoluzionaria.



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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