Storiografia di Destra

di Julius Evola

Tratto da “Roma”, Napoli, 8 luglio 1973

Nello svolgere alcune considerazioni sul significato europeo che si può attribuire a Donoso Cortes, interessante figura di uomo politico e di pensatore spagnolo, che sviluppò la sua attività nel periodo dei primi moti rivoluzionari e socialisti europei, un noto storico tedesco, Carlo Schmitt, ha rilevato che mentre da allora le sinistre hanno elaborato sistematicamente e perfezionato una loro storiografia come sfondo generale per la loro azione distruttiva, nulla di simile si è verificato nel campo opposto, in quello della Destra, qui il tutto riducendosi a qualche saggio sporadico in nessun modo paragonabile, per coerenza, radicalismo e ampiezza di orizzonti, a ciò che in tale dominio il marxismo e la sinistra da tempo posseggono.

Carl Schmitt (1888 – 1985)

In gran parte, questo è giusto. In effetti, l’unica storia nota ai più e che fa testo, esclusa quella d’intonazione marxista, è essenzialmente d’impostazione e di origine liberali, illuministiche e massoniche. Essa si rifà a quelle ideologie del Terzo Stato che hanno solo servito a preparare il terreno ai movimenti radicalisti di sinistra, avendo esse stesse un fondo essenzialmente antitradizionale.

Una storiografia di Destra aspetta ancora di essere scritta, e ciò costituisce un nostro titolo d’inferiorità rispetto alle ideologie e all’azione di agitazione delle sinistre. In particolare, alla lacuna non può supplire nemmeno la cosidetta «storia patria» corrente, perché a parte certe sue eventuali colorature nazionali e le rievocazioni commesse di avvenimenti e di figure eroiche, risente essa stessa, in larga misura, delle suggestioni di un pensiero che non è di vera Destra e, soprattutto, perché non può stare a confronto, quanto ad ampiezza di orizzonti, con la storiografia di sinistra.

Questo è il punto fondamentale. Di fatto, si deve riconoscere che la storiografia di sinistra ha saputo portare lo sguardo sulle dimensioni essenziali della storia; di là dai conflitti e dai rivolgimenti politici episodici, di là dalla storia delle nazioni, essa ha saputo scorgere il processo generale e essenziale realizzatosi negli ultimi secoli, nel senso del trapasso di un tipo di civiltà e di società ad un altro. Che la base dell’interpretazione sia stata, a tale riguardo, economicistica e classista, ciò non toglie nulla all’ampiezza del quadro d’insieme tracciato da detta storiografia. La quale, come realtà essenziale di là da quella contingente e particolare, ci indica, nel corso della storia, la fine della civiltà feudale e aristocratica, l’avvento di quella borghese, liberale, capitalistica e industriale e, dopo di questa, l’annunciarsi e l’incipiente realizzarsi di una civiltà socialista, marxista e infine comunista. Qui la rivoluzione del Terzo Stato e quella del Quarto Stato vengono riconosciute nella loro naturale concatenazione causale e tattica. L’ idea di processi sovraordinati ai quali, senza volerlo né saperlo, hanno servito gli egoismi più o meno «sacri» dei popoli, le rivalità e le ambizioni di coloro che hanno creduto di «fare la storia» senza uscire dal campo del particolare, tale idea viene senz’altro considerata. Si studiano appunto le trasformazioni d’insieme della struttura sociale e della civiltà che sono l’effetto diretto del giuoco delle forze storiche, relegando giustamente la storia delle nazioni nella semplice fase «borghese» dello sviluppo generale. (In effetti, le «nazioni» non si sono affacciate nella storia come soggetti di essa che a partire dalla rivoluzione del Terzo Stato e come conseguenza di essa.)

Karl Marx (1818-1883)

Misurata con la storiografia di sinistra, quella propria ad altre tendenze appare dunque superficiale, episodica, bidimensionale, talvolta perfino frivola. Una storiografia di Destra dovrebbe abbracciare gli stessi orizzonti della storiografia marxista, con la volontà di cogliere il reale e l’essenziale del processo storico svoltosi negli ultimi secoli, fuor dai miti, dalle sovrastrutture ed anche dalla piatta cronaca. Ciò, naturalmente, invertendo i segni e le prospettive, vedendo cioè nei processi essenziali e convergenti della storia ultima non le fasi di un processo politico e sociale bensì quelle di un generale sovvertimento. Come è logico, anche la premessa economico-materialista andrebbe eliminata, riconoscendo come mere finzioni l’homo oeconomicus e il presunto determinismo inesorabile dei vari sistemi della produzione.

Forze ben più vaste, profonde e complesse sono state e sono in azione nella storia. E, quanto ai particolari, anche il mito del cosiddetto «comunismo primordiale» va respinto, e ad esso va contrapposto, per le civiltà che precedettero quelle di tipo feudale e aristocratico, l’idea di organizzazioni basate prevalentemente su un principio di autorità spirituale, sacrale e tradizionale. Ma, a parte questo, ripetiamolo, una storiografia di Destra riconoscerà, non meno di quella di sinistra, la successione o concatenazione di fasi distinte generali, supernazionali, le quali hanno condotto regressivamente fino al disordine e ai sovvertimenti attuali: e questa sarà, per essa, la base per l’interpretazione dei singoli fatti e rivolgimenti, sempre attenta all’effetto da essi prodotti nel quadro complessivo.

Qui è impossibile indicare, nemmeno con qualche esempio, tutta la fecondità di tale metodo, la luce insospettata che esso getterebbe su una quantità di vicende. I conflitti politico-religiosi del Medioevo imperiale, l’azione scismatica costante della Francia, i rapporti fra Inghilterra e Europa, il vero senso delle «conquiste» della Rivoluzione Francese e via via fino ad episodi che a noi interessano particolarmente, come il volto effettivo  della rivolta  dei  Comuni,  il doppio aspetto del Risorgimento  quale  movimento  nazionale,  azionato però da ideologie del Terzo Stato, il significato della Santa Alleanza e degli sforzi di Metternich -l’ultimo grande europeo -, poi quello della prima guerra mondiale con l’azione di rimbalzo delle sue ideologie, la discriminazione del positivo e del negativo nelle rivoluzioni nazionali che ieri si affermarono in Italia e in Germania, e via dicendo, per giungere infine ad una visione conforme alla nuda realtà delle vere forze oggi in lotta per il controllo del mondo – ecco una scelta di argomenti suggestivi, fra i tanti, a cui potrebbe applicarsi la storiografia di Destra, rivoluzionando le vedute che i più sono abituali ad avere su tutto ciò per effetto della storiografia di opposto orientamento, ed agendo in modo illuminante.

Klemens von Metternich (1773 – 1859), “l’ultimo grande europeo”

Una storiografia così impostata, guardante dunque all’universale, sarebbe poi particolarmente all’altezza dei tempi se è vero che, per effetto di processi oggettivi irreversibili, oggi si profilano sempre più schieramenti che non sono di sole unità etniche e politiche particolari e chiuse. Solo che purtroppo all’auspicata storiografia varrebbe unicamente un accrescimento delle conoscenze. Difficilmente ci si potrebbe aspettare, allo stato attuale delle cose, una sua efficacia anche pratica ai fini di una azione recisa, di una lotta globale e inesorabile contro le forze che stanno per travolgere quel poco che ancora resta della vera tradizione europea. Infatti a tanto occorrerebbe che, come controparte, esistesse una internazionale della Destra organizzata e munita di potenza come quella comunista.

Ora, purtroppo si sa che per la carenza di uomini di alta levatura e di sufficiente autorità, per il prevalere di interesse di parte e di piccole ambizioni, per la mancanza di veri principi e non per ultimo di coraggio intellettuale, uno schieramento unitario di Destra finora non è stato possibile costituirlo nemmeno nella sola nostra Italia e che solo recentemente si sono annunciate iniziative in questo senso.



Julius Evola

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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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