Tattiche e strategie della Guerra Occulta in Julius Evola

di Enzo Iurato

Intervento a nome di Heliodromos, all’incontro “Ripartire da Evola!”, del 18/02/2017

A proposito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che nello scorso mese di dicembre ha condannato gli insediamenti israeliani nei territori depredati ai palestinesi, risoluzione approvata grazie all’astensione del rappresentante statunitense, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato, alquanto stizzito, che: «Secondo le nostre informazioni, la risoluzione, senza dubbio, è stata avviata dall’amministrazione Obama, che si trovava dietro le quinte». Quando si dice “parlar di corda in casa dell’impiccato”!

Il termine “quinte” ovviamente rimanda al teatro, dunque a una rappresentazione e a una messa in scena, dove quest’elemento mobile della scenografia non consente di vedere al di là del palcoscenico, limitando la vista e l’attenzione del pubblico ai soli personaggi recitanti. Stare “dietro le quinte” è allora sinonimo di “partecipare di nascosto”; svolgere cioè un’azione decisiva ma occulta. E, potremmo dire, tanto più decisiva quanto più occulta ed ignota al grande pubblico. Ci sarebbe bisogno della grande arte di un Luigi Pirandello per decifrare gli innumerevoli significati della recita continua cui è costretto l’essere umano nello scorrere della sua esistenza quotidiana. Ma quello che qui interessa non è tanto la rappresentazione in sé, quanto il lavorio che ci sta dietro e gli effetti e i risultati che quella rappresentazione intende determinare e raggiungere.

la-guerra-occulta (1)Non a caso Evola ha potuto parlare di una “concezione tridimensionale della storia”, aggiungendo la profondità alle due normali dimensioni di superficie, al fine di scorgere e individuare le forze e le influenze veramente decisive, «che non di rado non sono nemmeno riconducibili a ciò che è soltanto umano», al di là degli interpreti visibili, già nella sua Introduzione all’opera del conte polacco Emmanuel Malinski, con la collaborazione del visconte francese  Léon De Poncins, da cui il termine “guerra occulta” deriva, uscita nel 1936 in Francia, e pubblicata in Italia nel 1939, nella traduzione dello stesso Evola. Un libro che, nella visione evoliana dell’epoca, doveva fornire un contributo alla lotta da condurre a fondo «contro le forze oscure del sovvertimento contemporaneo, contro il comunismo, il collettivismo, l’ebraismo e la massoneria».

La constatazione che «la storia segreta della sovversione mondiale aspetta ancora di esser scritta», voleva far sì che l’Europa fascista prendesse consapevolezza della reale entità dello scontro in atto, dotandosi degli strumenti necessari per giungere preparati allo scontro decisivo, opponendo «al fronte unico mondiale della sovversione […] un fronte altrettanto vasto, spirituale e imperiale quanto il primo è invece materialistico, internazionale e antinazionale»; unica «condizione per una vera vittoria e per una vera ricostruzione». L’edizione italiana della Guerra Occulta si inserisce dunque coerentemente nell’azione che Evola svolse all’epoca, non solo in Italia ma anche nei diversi Paesi europei attraversati dal fenomeno fascista, con la pubblicazione di libri suoi (Rivolta contro il mondo moderno), o la traduzione e la cura di libri di altri autori (primo fra tutti, La crisi del mondo moderno di René Guénon); con l’intensa collaborazione alla rivista “La Vita Italiana” di Giovanni Preziosi, e la contemporanea edizione dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion; fino all’impegno profuso nel trattare i temi della razza, mantenendo sempre un coerente e radicale punto di vista tradizionale. E proprio in una recensione apparsa ne “La Vita Italiana”, Evola stigmatizzava il fatto cheLa Guerra Occulta, a dispetto della sua data di pubblicazione, si concluda nell’esame degli anni 1918 e 1919, tralasciando tutto il successivo fermento contro-rivoluzionario messo in moto da movimenti come il fascismo, e auspicando che «se questo libro sarà completato da un altro, dedicato appunto allo studio della più recente controrivoluzione, gli autori verranno ad assolvere una funzione ancor più utile e a trovarsi in linea con quanti, oggi, non si limitano a constatare la decadenza moderna, ma son pronti a dedicare ogni loro forza per vincerla».

E il fatto che i temi in questione non fossero dettati da esigenze strumentali, legate alle contingenze dell’epoca, rimanendo inalterate le condizioni generali venutesi a determinare nelle società democratiche post belliche, lo dimostra il fatto che Evola riprende e ripropone quelle medesime analisi e conclusioni  nel suo “manifesto politico” del dopoguerra Gli uomini e le rovine, in un capitolo, il tredicesimo, intitolato, per l’appunto, “Guerra occulta – Armi della Guerra occulta”, dove conferma gli stessi indirizzi fondamentali per orientarsi fra gli avvenimenti storici mondiali, individuandone le cause prime e i significati ultimi, sempre alla luce della visione tradizionale. Gli “attori” visibili, impegnati sul palcoscenico della storia, «concentrano le loro energie sul tangibile, sul “concreto”, e sono incapaci di cogliere, o anche soltanto di presentire, il giuoco delle azioni e delle reazioni concordanti, delle cause e degli effetti, di là da un orizzonte estremamente limitato e quasi sempre crassamente materialistico».

gli uomini e le rovineLe cause profonde della storia, a detta di Evola, «non agiscono quasi mai in modo diretto, bensì dando una direzione adeguata a certi processi esistenti la quale conduce allo scopo prefisso, cui finisce col servire perfino tutto quanto resiste». Allora l’esame degli avvenimenti mostra delle incongruenze che non sono spiegabili con gli strumenti scientifici, in quanto «i conti non tornano, la somma dei fattori storici apparenti non è uguale al totale»; e questa differenza «fra il voluto e l’accaduto, fra le idee, i principî e i programmi da un lato, e le loro effettive conseguenze nella storia dall’altro, offre il materiale più prezioso per l’investigazione delle cause segrete della storia stessa». Venendo ai nostri giorni, basti pensare a quanto si è verificato a livello mondiale in seguito alla “crociata” intrapresa dagli USA e dai loro alleati contro il presunto terrorismo islamico, prima pressoché inesistente, e asceso ai livelli che tutti quanti noi oggi conosciamo; facendo fra l’altro sì che una cappa di terrore venisse stesa su buona parte del Pianeta, e costringendo la popolazione ignara ad accettare e subire provvedimenti fortemente restrittivi delle più elementari libertà personali.

In questo capitolo de Gli uomini e le rovine Evola fa un elenco degli strumenti della guerra occulta, analizzando dettagliatamente i vari mezzi usati dalle forze segrete della sovversione mondiale per portare a compimento i propri disegni e le proprie strategie. Dopo avere avvertito che «per alcuni dei punti che ora indicheremo lo spunto ci è stato dato da considerazioni svolte in varie occasioni da René Guénon, il quale fra l’altro è stato una delle menti più sensibili pei retroscena segreti di molti rivolgimenti dei tempi moderni», Evola passa a presentare ogni singolo strumento:

 

Suggestione positivistica

Evola sottolinea l’apparente incongruenza di «una civiltà resa miope e inerme per via del pregiudizio positivistico, razionalistico e scientista», che ricorre in continuazione a elementi e dati per nulla positivistici razionali e scientifici, nel momento in cui vengono innalzati altari alla Storia (scritta con la s maiuscola!), si diffonde l’idea di progresso accettata fideisticamente, si considera la volontà popolare come qualcosa di realmente esistente, e si tributa un culto cieco e maniacale alla “religione umanitaria”, fondata sui diritti individuali e sul “decalogo” del politicamente corretto. A questa medesima tattica si possono di fatto attribuire tutti quegli interventi preventivi con cui si tende a svuotare di credibilità e autorevolezza ogni voce dissenziente e non allineata, tacciandole di complottismo e falsità, alla luce di un positivismo e di una verità di comodo stabiliti aprioristicamente e fondati sulla suggestione.

Tattica della sostituzione

Che consiste nel proporre e spacciare degli “assoluti” e delle “certezze” costruiti ad arte per colmare il vuoto che di tanto in tanto si intravvede dietro le nebbie e i fumi della rappresentazione, evitando che il “pesce umano”, trovandosi senza acqua, per non morire asfissiato provi a ritornare consapevolmente al vasto mare; lasciando invece che si accontenti di sopravvivere immerso in pantani maleodoranti e limacciosi. Del resto, che ci si trovi di fronte a un mondo “costruito” lo dimostra la sua artificialità, a partire dalla mentalità che lo ha partorito: vero e proprio regno delle suggestioni.

Tattica delle contraffazioni

Davanti ad una naturale reazione di fronte all’opera distruttiva, si “promuovono” riprese parziali di valori tradizionali, facilmente ridicolizzabili per l’inadeguatezza dei loro contenuti e dei loro promotori. Questo è il caso, per esempio, di certo neofascismo truce e ottuso ricalcato sull’immagine propalata malevolmente dall’avversario; o degli integralismi religiosi oggi tanto di moda («Tutti i terroristi sono musulmani!»). È ciò che, del resto, avviene ogni qualvolta si promuove il tradizionalismo per evitare un ritorno autentico alla tradizione; facendo scadere l’esigenza legittima di ritorno alla fonte viva in nostalgismo romantico per il tempo passato e in innocue manifestazioni folkloristiche da Pro loco!

Tattica dell’inversione

Siccome «la base dell’ordine da distruggere era costituita dall’elemento sovrannaturale, cioè dallo spirito», l’attacco alla religione attraverso materialismo e scientismo ha costituito il primo passo dell’opera distruttrice; salvo proporre successivamente, per soddisfare un’esigenza naturale insita nell’essere umano, forme deviate di tendenza verso il sovrannaturale. Si pensi solo alla diffusione in Occidente di scuole e correnti spirituali dell’Oriente volgarizzate e svuotate degli elementi essenziali, e al neospiritualismo in generale.

Tattica del colpo di rimbalzo

Ogni qualvolta una tradizione particolare entra in conflitto con un’altra tradizione particolare, per motivi concorrenziali, interessi materiali e polemiche esclusivistiche, la sovversione ottiene un duplice successo: dividendo e frantumando il fronte tradizionale, senza consumare energie proprie ma sfruttando il lavoro altrui. Si può, del resto, tranquillamente affermare che è un chiaro segno di decadenza e di passaggio nel fronte sovversivo ogni tipo di divisione, odio, concorrenza e lotta fratricida. Tutti elementi che costituiscono una sorta di marchio di fabbrica di ogni iniziativa e organizzazione figlie del mondo moderno. A maggior ragione, il metodo funziona più facilmente e con maggiore efficacia in ambito politico, dove i contrasti fra Stati che dovrebbero essere per natura alleati, conducono entrambi i protagonisti a risultati imprevisti ed indesiderati. La preminenza ed il prestigio dell’Europa, ancora effettivi fra fine Ottocento e prima metà del Novecento, sono stati cancellati proprio ricorrendo a tale tattica. E qualcosa di simile sembra oggi venire riproposto nell’area mediorientale e nei paesi islamici, con le varie primavere e rivolte colorate, dove sembra di assistere alla medesima “rappresentazione” dei vecchi risorgimenti europei ottocenteschi.

Tattica del capro espiatorio

Quando l’Impostore rischia di vedersi scoperto, cerca di far concentrare tutta l’attenzione delle sue vittime su una parte marginale del suo schieramento, arrivando a sacrificare un arto o un organo non vitale, pur di continuare ad operare indisturbato. Certe esagerazioni e fissazioni maniacali sul ruolo svolto da ebrei e massoni nel processo sovversivo rientrano a pieno titolo in un simile modo di procedere. La sopravvivenza di organizzazioni usate in passato per realizzare alcune tappe dell’azione sovvertitrice, oramai superate e obsolete essendo cessato il loro compito, equivale, del resto, alla sopravvivenza di idee e teorie (materialismo, evoluzionismo, liberalismo, nazionalismo e comunismo) che hanno cessato da tempo di svolgere un ruolo attivo. E, sintetizza Evola: «Ci si deve dunque guardare da ogni unilateralità, non si deve perdere mai di vista il quadro complessivo del vero fronte segreto».

Tattica delle diluizioni

Sul piano politico l’esempio di nazionalismo e liberalismo, contrapposti a comunismo e socialismo sono un chiaro esempio di veleno assunto a piccole dosi. Sul piano sociale e per quanto riguarda lo sfaldamento dei costumi, basterebbe analizzare il processo che ha portato dall’idea che solo alcuni anni fa si aveva dell’omosessualità come anomalia e devianza, all’odierna esaltazione dell’orgoglio gay. Risultati ottenuti tramite campagne mediatiche basate su quella che oggi sappiamo essere la “Finestra di Overton”, dove viene descritto come un’idea o un fatto sociale, attraverso un’abile strategia di comunicazione, gradatamente possa diventare da intollerabile a socialmente accettabile, attraverso sei passaggi successivi. Da assurda, indecente, inammissibile e legalmente proibita, viene ventilata la possibilità che su una data idea possano esistere delle eccezioni, magari relegate in ambienti marginali o in aree remote del pianeta. In seguito si spinge l’opinione pubblica, benché non sia ancora pronta ad assorbirla e praticarla, a ritenerla accettabile. Nella quarta fase, si prova a presentare l’idea in termini meno traumatici e dirompenti, ricorrendo a dibattiti con l’intervento di esperti, e possibilmente tramite la testimonianza di qualche personaggio pubblico, stella del cinema o della musica. Superata la diffidenza, l’idea diventa socialmente accettabile ed inizia a diffondersi. Scatta allora la richiesta della legalizzazione, il cui diniego costituirebbe un grave impedimento di un diritto civile. Arrivati a questo punto, per le minoranze ancora in grado di resistere e opporsi al capovolgimento etico e morale, scattano le gogne pubbliche e le condanne civili e penali. Il reato di omofobia docet!

Scambiare un principio coi suoi rappresentanti

Ricordando sempre che senza una preliminare distruzione interiore non vi è rivoluzione che sia possibile, questa tattica scatta «Quando i rappresentanti di un dato principio si rivelano indegni, [e] si fa sì che il processo contro di essi si estenda subito contro il principio in se stesso anzi si porti soprattutto contro di questo». Se date persone non sono all’altezza di un principio, invece di sostituirle con persone qualificate per ripristinare la normalità, si mette in discussione il principio stesso: attacchi alle monarchie e alle aristocrazie, attacchi alla Chiesa e alle religioni in generale, attacchi all’economia preindustriale, ne sono un chiaro esempio. Nello stesso ambito si potrebbe far rientrare la rottura della corretta relazione gerarchica fra padri e figli e fra maestri e allievi, che costituisce una delle prove tangibili della perdita della tradizione nel mondo moderno; dove degli stronzetti saputelli pretendono di spiegare la vita e il mondo a chi ha vissuto molte più primavere di loro! Sarebbe, a tal proposito, tutta da studiare la “tappa” rappresentata dal ’68 e dalla contestazione giovanile, per ritrovare le radici più recenti dei frutti avvelenati dei nostri giorni, tristemente propostici dalla cronaca quotidiana.

Tattica delle infiltrazioni soppiantatrici

La degenerazione di organizzazioni e istituzioni tradizionali, ridotte allo stato cadaverico, permette che di queste si impossessino forze sovvertitrici, «le quali pur lasciando immutate le apparenze, fanno servire l’organizzazione a fini assolutamente diversi, se non pure opposti a quelli che le erano originariamente propri». Ciò è sicuramente avvenuto ieri per la massoneria, e sembra purtroppo destinato a ripetersi oggi per quanto riguarda la Chiesa cattolica.

 *   *   *

In questa sorta di prontuario antisovversivo, Evola ha indicato i principi da applicare in tutti i domini, al fine di acquisire una visione chiara e completa degli avvenimenti che incessantemente si susseguono sotto i nostri occhi. Egli sottolinea pure che «Il più importante campo per l’applicazione della conoscenza delle armi della guerra occulta è, tuttavia, quello interno, è il proprio pensiero. È qui che bisognerebbe stare in guardia, è qui che si dovrebbe essere capaci di riconoscere le influenze sottili che in dati frangenti cercano di suggerirci certe idee e certe reazioni».  Del resto è proprio di Evola l’esortazione a «tenersi in piedi in un mondo di rovine», e se si considera che l’espressione «stare in piedi» implica la prontezza nell’intervenire, l’essere attivi e vigili, il rifiuto di ogni passività e abbandono, non possono sussistere dubbi sull’invito insito nelle sue parole a sviluppare un’azione rettamente orientata, all’insegna della Tradizione. E in un’altra sua opera (Ricognizioni, nel capitolo “Prospettive della cultura di Destra”), egli ha osservato che «Oggi vi è veramente un gran bisogno di persone che non chiacchierino, “scrivano”, discutano, ma comincino con l’essere».

Per fare questo, però, è fondamentale riuscire ad elevare il proprio punto di vista al di sopra delle semplici contingenze materiali, aprendosi a più ampie prospettive, là dove lo Spirito manifesta tutta la sua potente luminosità. Nella Introduzione a Rivolta contro il mondo moderno Evola accenna al “metodo tradizionale” da lui seguito – in netto contrasto col punto di vista scientifico e positivo, fatto di dati materiali cucinati sul fuoco dei peggiori pregiudizi ideologici –, per delineare la morfologia del mondo della Tradizione e tracciare la genesi del mondo moderno. Scrive Evola che «l’ordine di cose di cui ci occuperemo principalmente è quello, ove ogni materiale che valga “storicamente” e “scientificamente” è il materiale che meno vale; ove ciò che come mito, leggenda, saga viene destituito di verità storica e di forza dimostrativa, acquista invece proprio per questo una validità superiore e si fa fonte per una conoscenza più reale e più certa».

Deve quindi essere chiaro che più che alla storia, assurta a scienza solo in un’epoca di decadenza e di annebbiamento della Conoscenza, per una valutazione completa e approfondita degli avvenimenti umani potrebbe essere più efficace guardare all’epica e alle narrazioni simboliche dei testi sacri tradizionali, dove, tenendo ben presenti le parole della Tavola Smeraldina: «ciò che è in alto è come ciò che è in basso», saranno gli stessi “fatti storici” a diventare simbolo, piuttosto che degradare i simboli a “cronaca quotidiana”!

Avendo René Guénon parlato di «determinazioni qualitative del tempo», va ricordato che la scienza moderna, piuttosto che approfondire la conoscenza dei fenomeni, ignorandone la componente appunto qualitativa e che potremmo anche chiamare “sottile”, ne fornisce una versione monca e parziale, e questo vale anche per la scienza storica. Se, però, si riesce a considerare la storia come un’Arte piuttosto che come una scienza, vedremo automaticamente cambiarne i significati, accedendo realmente a quella “terza dimensione” ipotizzata da Evola, dove le forze in campo non saranno più, nel bene e nel male, solo umane. Basta pensare ai poemi omerici o allo stesso Virgilio, per rendersi conto dei molteplici significati che possono attribuirsi alle vicende umane, tenendo presenti gli interventi “benefici” o “malefici” di divinità ed entità sottili agenti, appunto, dietro le quinte. E l’idea di Provvidenza presente nel Cristianesimo non differisce da simili vedute.  Certo, qui si è di fronte a relazioni scientificamente indimostrabili, ma simbolicamente significative e in grado di trasmettere conoscenze e insegnamenti di gran lunga più utili e necessarie di qualunque “cronaca” positiva. Alla luce di ciò, tutte le dispute e le contese sul complottiamo o sull’autenticità di certi testi passano in secondo piano, relegate nel ristretto ambito delle pretestuose speculazioni accademiche, e chiuse ad ogni più ampia prospettiva. I famosi Protocolli dei Savi di Sion, così come del resto il romanzo di Orwell 1984, sicuramente non saranno autentici, ma resta il fatto che rappresentano realtà ben autentiche e veritiere!  

Simili indagini, del resto, dovendo necessariamente presupporre la massima prudenza, l’estremo equilibrio ed una salda stabilità interiore che rifugga da ogni superstizione e da ogni degenerazione dettata da “antipatie” personali, sempre in agguato quando si tratta di percorrere sentieri infidi e pericolosi come quelli qui contemplati, potranno essere efficaci solo a determinate condizioni. «Il fatto che coloro che si sono avventurati su tale direzione non hanno invece saputo mettere le briglie ad una divagante fantasia, ha gettato il discredito su di una scienza possibile, i risultati della quale difficilmente potrebbero venire sopravvalutati», mette in guardia Evola. E proprio fantasie simili lasciate a briglie sciolte, nonché condite con una buona dose di quelli che prima sono stati chiamati “colpi di rimbalzo”, hanno dato vita a studi e pubblicazioni in cui l’accecamento settario ha trasformato ogni cosa nell’hegeliana notte in cui tutte le vacche sembrano nere! Basta prendere in mano opere come quella firmata Epiphanius e intitolata Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia, distribuita a suo tempo da ambienti legati al tradizionalismo cattolico, per rendersi conto di quello che intendiamo dire. Oppure andare a leggere certi contributi pubblicati sul sito Effedieffe (a uno dei quali, una recensione proprio de La guerra occulta scritta dal defunto direttore Fabio De Fina, il nostro sito dedicò a suo tempo un intervento dal titolo La guerra occulta e l’omelia del sacrestano), da cui Maurizio Blondet si è dovuto svincolare, per poter continuare a fornire i suoi interventi seri, intelligenti e documentati.

 Per rimediare a simili pericoli, verrebbe quasi da pensare ad una “corporazione” di storici che assumesse i connotati di una sorta di ordine monastico, dediti all’esercizio di interpretazione degli eventi passati e presenti, riducendo quanto più possibile gli effetti delle speculazioni mentali e degli impulsi dettati dal sentimento, al fine di sviluppare una facoltà intuitiva di tipo superiore e slegata quanto più possibili dai condizionamenti dell’io. Nello stesso modo in cui nelle vie ascetiche e contemplative i dati mentali e le letture dei testi dottrinari e sacri possono talvolta rappresentare un ostacolo e un impedimento al lavoro interiore, in quest’ambito particolare i soli documenti e materiali informativi possono anch’essi, paradossalmente, intralciare l’intuizione e la sensibilità, vanificando il lavoro di ricerca della verità. Al di là delle sottili disquisizioni dialettiche e mentali, si tratta di “sentire”, così come quando si sente “a pelle” la carica negativa di una persona o di un luogo.

Si tratterebbe quindi, più che di accumulare dati e informazioni, di per sé passibili di interpretazioni difformi e contrastanti, di farsi guidare dalle influenze spirituali che solo una tradizione vivente e operativa può assicurare. Anche perché frugare nella “spazzatura” senza le adeguate protezioni può esporre a rischi di infezioni, anche materiali, di cui ci si può forse fare un’idea se si pensa a quanto è accaduto ad Evola a Vienna, quando rimase vittima del bombardamento che ne determinò l’invalidità fisica del dopoguerra; qualora si volesse optare per una delle tante spiegazioni che si sono volute attribuire a quell’evento.

Una interpretazione veritiera delle vicende umane potrà, dunque, aversi solo alla luce del pensiero tradizionale, rientrando tutti gli altri tentativi fatti in tal senso nel novero degli sforzi sterili e destinati a fallire, se non a portare acqua al mulino dell’Avversario. Potrebbe, a questo punto, sorgere spontanea la domanda sul perché di simili macchinazioni, perché la guerra occulta, a quale scopo e con quale obiettivo finale? È già possibile trovare una risposta nell’accenno evoliano prima ricordato a «ciò che non è soltanto umano»; e, per essere più precisi, sarà utile aggiungere quanto scriveva Guénon a un suo corrispondente riguardo alla contro-iniziazione, la quale «risponde a un disegno propriamente “satanico”, cioè tende a sviluppare l’essere in un senso che va a ritroso della spiritualità; quanto alla sua azione generale nel mondo, pretende di andare contro la realizzazione del piano divino». Così come le influenze spirituali agiscono per il tramite di esseri umani, anche le influenze psichiche di categoria inferiore necessitano di un tramite umano. Se l’iniziazione incarna lo “spirito” di una tradizione, la Controiniziazione, che rappresenta l’unica e sola regia della guerra occulta, deve necessariamente incarnare lo spirito deviato dell’Antitradizione.

Al di là di apparenti scopi di superficie e dal carattere relativo, il senso ultimo dell’azione antitradizionale consiste allora nella costruzione del Regno della Grande Parodia, in cui l’inversione dei simboli e di ogni principio superiore tenteranno, illusoriamente, di sostituirsi alle istituzioni tradizionali, scimmiottandone le forme e i contenuti. Segni e simboli apparentemente insignificanti, alla luce di ciò, si chiariscono e indicano il loro reale significato. Si pensi, per esempio, al marchio della Apple(l’azienda creata dal “santo laico” Steve Jobs) consistente in una mela morsicata, la quale rimanda immediatamente alla “mela” più famosa della storia, evocando chiaramente il momento in cui il processo di decadenza ha avuto inizio, teologicamente rappresentato dal “peccato originale”. Se, del resto, si considera che gli effetti del peccato originale consistono fondamentalmente nella perdita da parte dell’uomo del controllo sui propri pensieri e sui propri sentimenti, si potrà capire perché il mondo moderno appare fondato proprio su questa mancanza assoluta di controllo da parte dell’uomo su pensieri e sentimenti, venendo queste “finestre” aperte sulla dispersione dell’Essere particolarmente assecondate dagli stessi aggeggi commercializzati proprio dalla Apple.

Ma, considerato che le mille trappole disseminate dall’Avversario sul cammino dell’uomo non rappresentano altro che delle Prove (simili alle mitiche fatiche di Ercole!), che vanno superate per ottenere la Liberazione e tornare a Dio, in esse stesse, oggi più che mai, è scritto e indicato il compito lo scopo e la missione dell’uomo della Tradizione.  



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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