Un esoterista prestato alla politica (parte seconda)

di Marco Rossi

(segue dalla prima parte)

La catastrofe de La Torre fa capire finalmente ad Evola che nel regime fascista del 1930 non c`è spazio per una presenza autonoma, totalmente libera, nella cultura: questa è certamente una maturazione pragmatica e politica di un certo rilievo.

Giovanni Preziosi, direttore de La Vita Italiana

Giovanni Preziosi, direttore de La Vita Italiana

Ma nell’infuriare di questi scontri Evola incontra inaspettatamente la simpatia dell’ex-cattolico Giovanni Preziosi (33) e del gerarca, estremista e quasi capo spirituale dello squadrismo fascista rivoluzionario, Roberto Farinacci; nascono così nuove iniziative culturali di stampo esoterico e tradizionale all’interno di due storiche testate vicine al regime: La Vita Italiana e Regime Fascista.

Forse anche per questi importanti legami, le pubblicazioni di Evola più caratteristiche non trovano ostacoli, e sono opere di grande respiro e rilevanza: La Tradizione Ermetica nel 1931, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo nel 1932 (34), Rivolta contro il mondo moderno nel 1934 (35), Il Mistero del Graal e la tradizione ghibellina dell’Impero nel 1937 (36).

Ma Evola non ha certo cessato di sperare in una rettificazione esoterica e tradizionale del fascismo italiano, al contrario, molti articoli e pubblicazioni degli anni Trenta e, ancor di più, degli anni della guerra, riflettono questa costante preoccupazione.

Del resto l’appoggio di Farinacci, che gli mette a disposizione ampi spazi sul suo prestigioso quotidiano, probabilmente alimentano le speranze di Evola: così nella pagina speciale Diorama Filosofico che il nostro cura puntualmente all’interno di Regime Fascista, dal 1934 al 1943 (37), escono articoli di grande rilievo, su argomenti di cultura dello spirito, di antropologia, storia, filosofia, di spiritualismo, e tra i prestigiosi collaboratori, italiani e stranieri, appaiono i migliori rappresentanti dell’esoterismo europeo, tra i quali Domenico Rudatis, Massimo Scaligero, Guido De Giorgio e soprattutto René Guénon.

diorama-filosofico

Il Diorama Filosofico, pagina culturale del giornale cremonese Il regime Fascista, curata da Evola

Evola spera di condizionare il fascismo indicando la cultura tradizionalista ed esoterica come il centro di gravità spirituale, attorno al quale il regime mussoliniano potrebbe davvero superare le sue molte contraddizioni e costruire una civiltà fascista e tradizionale, italiana e romana.

Certo Evola deve stare molto attento all`influenza della Chiesa Cattolica, che dopo il 1929 tende a collocarsi quasi come il polo complementare spirituale e religioso dell’ideologia fascista di regime; ma in questa prospettiva Evola non può concedere più di una ragionevole valorizzazione della Tradizione Cattolica medioevale, comunque a discapito di una eloquente e ferma opposizione al Cristianesimo delle origini, valutato addirittura come una specie di dionisismo esasperato, da anime sfaldate e decadenti.

Il tentativo comunque di collegare la grande cultura esoterica con il fascismo si evidenzia in un modo abbastanza clamoroso nel 1937, quando Evola traduce e fa pubblicare in Italia, da Hoepli, La Crisi del mondo moderno (38) del Guénon, opera capitale dell’esoterista francese che, in quel periodo, mandava i suoi articoli per il quotidiano di Farinacci, direttamente dalla capitale egiziana, dove si era oramai ritirato, risposato e, come può farlo un esoterista, anche convertito all’Islam.

Evola nella sua introduzione (39) presenta Guénon e La Crisi del mondo moderno come un testo chiave, idoneo ad esser preso come l’unico vero modello ideologico dalle Camice Nere del fascismo, in modo che l’imperialismo, tanto sbandierato dal regime, possa attuare quello che indica il Duce Mussolini stesso: “… poiché le premesse del tradizionalismo integrale difeso dal Guénon al di là di ogni particolarismo condizionato dal sangue e dalla materia, in fondo, son quelle stesse dell’ideale mussoliniano della conquista di ‘una realtà permanente universale’ come condizione per chiunque voglia agire spiritualmente nel mondo come ‘volontà umana dominatrice di volontà’  e della stessa persuasione di Mussolini, che oggi la nostra civiltà ‘deve ritornare universale, se essa non vuole perire’”.

Il riferimento, fondamentale, all`universalismo fascista fa da contraltare alla base ideologica dell’universalismo esoterico, Weltanschauung che Evola propone al regime mussoliniano, certo ben al di là di ogni particolarismo “del sangue e della materia”; e questo stesso punto ci permette di spostare un attimo l’attenzione sul problema del razzismo spirituale proposto dalla ristretta falange di esoteristi e tradizionalisti dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938.

sintesi dottrina razza - razzismo-evolaCerto il problema del razzismo spirituale è molto complesso, recentemente chi scrive ha cercato di dare un contributo scientifico (40) allo studio di una materia che, se non viene adeguatamente contestualizzata, da una parte all’interno della cultura antigiudaica e antisemita europea e dall’altra nell’ambito delle plurali concezioni delle razze spirituali proposte dalle varie scuole esoteriche, si rischia di non comprendere nulla di quello che si pretende di trattare.

Ma qui ci basti sottolineare due soli aspetti qualificanti e fuori discussione del problema: in primo luogo alcuni studi seri effettuati negli ultimi decenni hanno confermato chiaramente quanto avesse ragione Renzo De Felice (41) quando distingueva la posizione del razzismo proposta da Evola in Sintesi di Dottrina della razza (42) del 1941 e le proposte biologiche, materialiste, tardo-positiviste, caldeggiate dal nazismo.

Se Mussolini non riuscì a far valere la sua evidente simpatia per la proposta evoliana lo si deve a quello che già Mario Raspanti ha individuato chiaramente in alcuni fondamentali studi del 1994 (43), dove si evidenzia come Evola catalizzasse contro di sé sia l’opposizione dei cattolici, guidati dal gesuita Tacchi Venturi, e sia quella dei razzisti germanofili e materialisti, guidati da Telesio Interlandi.

I primi temevano naturalmente il noto “neo-paganesimo” di Evola mentre i secondi non vedevano di buon occhio la proposta di un intellettuale anomalo, legato a sospetti circoli aristocratici o esoterici, e per nulla integrato nelle gerarchie del regime fascista.

Così Mussolini, nel corso del 1942, pressato anche dalla drammatica situazione bellica, probabilmente non se la sentì di andar a un tempo contro l’ingombrante alleato tedesco, la nomenklatura del regime fascista e pure la chiesa Cattolica: per questo di tutti quei progetti non se ne fece sostanzialmente nulla.

Ma è interessante evidenziare un secondo aspetto: Sintesi di dottrina della razza, come altri testi di quel genere, portava un’appendice iconografica con le immagini di vari tipi umani, ma nel testo di Evola, siccome la personalità spirituale era al centro anche della sua visione razzista, l’autore aveva deciso di presentare, pur senza riportare il nome, alcune foto di personalità ben precise e talvolta famose.

Rudolf Steiner, padre dell'antroposofia

Rudolf Steiner, padre dell’antroposofia

In questa strana silloge si possono incontrare, tra gli altri, il generale Rodolfo Graziani e lo scrittore Giovanni Papini; ma quello che meraviglia è trovare ben due foto dell’esoterista Rudolf Steiner (e lo Steiner è l’unico “tipo umano” qui presente con due foto), dove le diciture relative sprecano elogi straordinari: infatti “in questo tipo vediamo l’elemento solare differenziarsi prevalentemente in senso ascetico” e ancora “i tratti fisici qui fan presentire forme di illuminazione e un potere di penetrazione spirituale” (44).

Dunque Evola, addirittura in contrasto con quanto aveva scritto su Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, proponeva Rudolf Steiner come tipo-modello del suo razzismo spirituale: dunque uno degli esoteristi più famosi e discussi della sua epoca diventava il campione di una razza superiore da proporre ad una eventuale Asse vincente.

Intanto passa la furia della guerra e la catastrofe della sconfitta e del conflitto civile in Italia: Evola fa in tempo a dare alle stampe uno dei suoi studi più belli e profondi, La dottrina del Risveglio (45), il celebre saggio sull’ascesi del buddhismo antico.

Nel convulso dopoguerra, dopo le rocambolesche vicende del suo rientro in patria, Evola riprende poi tutti i suoi studi di esoterismo, di filosofia e di tradizionalismo, ma torna ad inserirsi, con il suo modo anomalo, anche sulle questioni politiche.

Gli uomini e le rovine-evolaSì è molto discusso sull’origine dei suoi più importanti interventi di meta-politica del dopoguerra: Gli uomini e le rovine del 1953 (46) e Cavalcare la tigre del 1961 (47), si è voluto vedere in questi due scritti due opposte interpretazioni del problema politico ed esistenziale, sino a farle coincidere quasi con due periodi diversi, dove l’autore avrebbe cambiato le sue idee in relazione alle vicende politiche contingenti dell’Italia di allora.

Per fortuna Gianfranco De Turris ha chiarito a sufficienza (48) come tutto ciò sia illusorio: Evola in realtà aveva concepito i due libri contemporaneamente, ma per due scelte esistenziali diverse, l’una per chi ricercava un impegno costruttivo nella meta-politica concreta, l’altra per l’asceta, l’anarca di destra, il filosofo esoterico, o come si preferisce, che invece intendeva perseguire una libertà da Individuo Assoluto, da uomo della Tradizione, anche tra i veleni del Mondo Moderno.

Ancora una volta, anche nel secondo dopoguerra, si ripete dunque l’ottica che negli anni Venti, Trenta e Quaranta aveva portato Evola a sondare, da uomo della Tradizione esoterica, le possibilità diverse e aristocratiche di realizzazione spirituale dell’uomo differenziato, nell’azione, nell’ascesi, nella cultura, ma sempre in una prospettiva dove la politica, la politica in senso moderno e machiavelliano, rimane un eventuale sfondo, una delle tante possibilità dell’azione ascetica e forse anche sacrificale, di un uomo che trae le sue ragioni profonde e i suoi valori da una Weltanschauung dove l’esoterismo adombra la realtà immanente della Trascendenza.

Fine

Note

33) Sulla figura del Preziosi rimane fondamentale il saggio di Renzo De Felice, Giovanni Preziosi e le origini del fascismo (1917-1931), in Renzo De Felice, Intellettuali di fronte al fascismo, Bonacci Editore, Roma, 1985.

34) Julius Evola, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1932.

35) Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno, Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1934.

36) Julius Evola, Il Mistero del Graal e la tradizione ghibellina dell’Impero, Laterza, Bari, 1937.

37) Cfr. Julius Evola, Diorama filosofico – Antologia della pagina speciale di “Regime Fascista” diretta da Julius Evola, a cura di Marco Tarchi, Edizioni Europa, Roma, 1974.

38) Cfr. René Guénon, La crisi del mondo moderno, con introduzione e note di J. Evola, Ulrico Hoepli Editore, Milano 1937.

39) Cfr. l’importante introduzione di Julius Evola, pp. 1-14; naturalmente nelle edizioni realizzate dopo la seconda guerra mondiale questa significativa e “compromettente” introduzione del 1937 non verrà più ristampata.

40) Cfr. Marco Rossi, Esoterismo e razzismo spirituale – Julius Evola e l’ambiente esoterico nel conflitto ideologico del Novecento, Name Edizioni, Genova, 2007.

41) Cfr. Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi, Torino, 1988.

42) Julius Evola, Sintesi di dottrina della razza, Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1941.

43) Cfr. Mario Raspanti, Il razzismo del fascismo e il razzismo esoterico-tradizionalista, nel volume La menzogna della razza, a cura del Centro Furio Jesi, Grafis, Bologna, 1994.

44) Cfr. nell’appendice iconografica, alla fine del volume di J. Evola, Sintesi di dottrina della razza, cit., le foto nn°2 e 3, con le relative descrizioni, delle 37 complessive.

45) Julius Evola, La dottrina del risveglio. Saggio sull’ascesi buddhista, Laterza, Bari, 1943.

46) Julius Evola, Gli uomini e le rovine, Edizioni dell’Ascia, Roma, 1953.

47) Julius Evola, Cavalcare la tigre. Orientamenti esistenziali per un’epoca della dissoluzione, Ed. Vanni Scheiwiller, Milano, 1971.

48) Cfr. di Gianfranco De Turris l’introduzione a Gli uomini e le rovine, edizioni Settimo Sigillo, Roma, 1990, titolata Evola e le rovine elettroniche degli anni Novanta, pp. I-XXXVIII, oltre naturalmente all’importante studio Elogio e difesa di Julius Evola – il barone dei terroristi, Mediterranee, Roma, 1997.



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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