Convegno “Evola-Guénon: incontro o scontro?” – Intervista a Claudio Mutti

Sabato 12 Maggio si svolgerà, a Brescia, il convegno dal titolo “Julius Evola, René Guénon. Incontro o scontro?”, organizzato dal Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza. L’evento, oltre a vedere la partecipazione di relatori di prim’ordine fra cui Claudio Mutti (Eurasia), Enzo Iurato (Heliodromos), Paolo Rada (rappresentante del Centro Studi “Dimore della Sapienza”), ed Enrico Galoppini (scrittore), si caratterizzerà per la partecipazione ufficiale di Rigenerazione Evola che ha dato la propria adesione e sarà presente all’evento. Inoltre, da qui al 12 maggio pubblicheremo una serie di interviste ai relatori, nonché, dopo la conferenza bresciana, i loro interventi, foto e recensioni.

A seguito della bella esperienza del convegno dedicato ad Evola nel 2016, infatti, Rigenerazione Evola ha convintamente raccolto questa opportunità, ritrovandosi ancora una volta, spalla a spalla, con amici e camerati coi quali – al di là di specifiche differenze di indirizzo – condivide una analoga visione del mondo. E’ questo lo spirito che ci caratterizza ed è con l’impersonalità che anima il nostro Progetto che sosteniamo iniziative come queste. In marcia per il Fronte della Tradizione, sempre.

Rimanete dunque connessi con noi e, contestualmente, invitiamo caldamente tutti gli amici e camerati che ne avranno la possibilità ad aderire all’evento bresciano, che ci vede fra i promotori.

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Claudio Mutti, antichista di formazione, ha svolto attività didattica e di ricerca presso lo Studio di Filologia Ugrofinnica dell’Università di Bologna. Successivamente ha insegnato latino e greco nei licei. Ha pubblicato qualche centinaio di articoli in italiano e in altre lingue. Nel 1978 ha fondato le Edizioni all’insegna del Veltro e dirige il trimestrale “Eurasia”.

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D. Nel panorama degli studi più recenti su Evola assistiamo ad un approccio sempre più parcellizzato, che porta ad analizzare ed interpretare – di volta in volta – Evola al singolare, e cioè come “il filosofo”, “l’esoterista”, “il musicologo”, “il critico del costume” etc. Il filo rosso che unisce queste interpretazioni è, spesso, un netto riduzionismo circa l’influenza di Guénon su Evola e, in generale, la negazione della dimensione autenticamente metafisica in Evola (ed in generale). Condivide questa analisi?

R. La produzione vasta, varia, multiforme e politematica di un autore versatile e fecondo come Julius Evola non può non favorire un approccio settoriale, corrispondente agli interessi specifici del singolo studioso ed alle particolari predilezioni del semplice lettore. Ma ciò non consente affatto di ignorare né quella che lei chiama “la dimensione metafisica” dell’opera evoliana, né il debito di Evola nei confronti del Maestro francese.

Quando Evola afferma che in ogni forma normale (“tradizionale”) di civiltà agisce la presenza del principio; quando identifica nel “riferimento metafisico” il necessario presupposto della legittimità di una Legge e di uno Stato; quando riconosce nell’azione rituale il cemento del vero Stato, egli non fa altro che applicare, nella sua indagine sulla morfologia delle civiltà e sulla natura del mondo moderno, una norma fondamentale: la conformità dell’ordine terreno a quella che lui stesso definisce, mediante un’espressione di spirito platonico, “la regione superiore dell’essere”. Quando si propone di assumere la prospettiva metafisica per porre in luce le possibilità di realizzazione offerte dall’eros, Evola dichiara formalmente di richiamarsi ad una dottrina che egli definisce mediante la formula guénoniana di “dottrina degli stati multipli dell’essere”.

È impossibile minimizzare l’influenza esercitata dall’opera di Guénon sul pensiero di Evola. Si consideri ad esempio, per citare un motivo di grande rilievo nell’opera evoliana, il leit motiv dell’ascesi (“ascesi ermetica”, “nazionalismo e ascesi”, “legionarismo ascetico” ecc.): in Rivolta contro il mondo moderno il tema dell’ascesi dell’azione ha come sfondo la dottrina concernente la dualità di “grande guerra santa” e “piccola guerra santa”, dottrina esposta da Guénon in quel testo di metafisica che è Le symbolisme de la Croix.

Schematizzando e semplificando i piani, potremmo dire che, sul piano della pura metafisica, Guénon è stato senz’altro un magistrale ed autenticamente ortodosso esponente della Tradizione. Evola, anche in ragione di equazioni personali e di un suo specifico ruolo/percorso molto diverso, ha contribuito anch’egli a testimoniare la Tradizione ma su di un piano più afferente al dominio dell’anima e del carattere. Senza disquisire sui singoli aspetti specifici, in un’ottica di restaurazione e ricongiunzione al Principio noi registriamo una complementarietà mentre, tanti altri, un’opposizione fra i due. Secondo lei?

R. Apparso sette anni dopo la Crise du monde moderne, Rivolta contro il mondo moderno segna la definitiva e compiuta adesione di Evola all’indirizzo “tradizionale” e reca una tipica impronta guénoniana, rivelando la sostanziale continuità del pensiero evoliano rispetto all’opera di Guénon. Ma Evola non si limita ad apportare ulteriori osservazioni e conferme al quadro tracciato da Guénon: se il brahmana ha eseguito un’esatta diagnosi della crisi, lo kshatriya interviene con un volontaristico proclama di rivolta. Al di là di tutte le differenze e le divergenze, talvolta considerevoli, che emergono dal confronto fra l’opera dell’uno e dell’altro autore, il rapporto di complementarità che esiste fra i due può essere riassunto, in estrema sintesi, nei termini seguenti: mentre Guénon individua la via d’uscita dalla crisi del mondo moderno nell’esposizione delle dottrine metafisiche e nella conseguente adozione di una via tradizionale di realizzazione, Evola cerca soluzioni più immediate ed opta per una strategia metapolitica intesa ad orientare ambienti culturali e gruppi politici.

D. Lei conosce molto bene l’Islam. In questa sua conoscenza e appartenenza pluridecennale, può dirci qualcosa in merito al recepimento dell’opera di Evola e di Guénon nel mondo islamico?

R. A quanto mi risulta, la recezione dell’opera evoliana nel mondo islamico ebbe inizio nei primi anni Novanta, quando Gejdar Dzemal, filosofo musulmano e fondatore del Partito della Repubblica Islamica, curò per il primo canale della televisione russa un ciclo di trasmissioni dedicate a storici delle religioni come Mircea Eliade e ad esponenti del “pensiero tradizionale” quali René Guénon e, per l’appunto, Julius Evola.

Poco dopo, nel 1993, a Rivolta contro il mondo moderno faceva esplicito riferimento (in un’intervista apparsa sul n. 77 di “Eléments”) un altro intellettuale musulmano: l’algerino Rachid Benaïssa, discepolo e continuatore di quel maitre à penser della “rinascita dell’Islam” che è stato Malek Bennabi.

Mircea Eliade (1907-1986)

Nell’anno successivo, per iniziativa del professor Mustafa Tahrali, docente di scienze religiose presso l’Università di Marmara, la casa editrice İnsan pubblicò ad Istanbul un libro intitolato Modern Dünyaya Başkaldırı: era la traduzione di Rivolta contro il mondo moderno in lingua turca. La presentazione editoriale faceva espresso riferimento a René Guénon, del quale erano già apparse in Turchia, per iniziativa dello stesso professor Tahrali, due opere di critica del mondo moderno: Modern Dünyanin Bunalimi, traduzione della Crise du monde moderne (che ha avuto più edizioni), e Niceliğin egemenliği ve çağın alâmetlerı (traduzione di Le règne de la quantité et les signes des temps).

Altri testi evoliani tradotti in turco sono Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo (Cağdaş Ruhçuluğun maske ve yüzleri, 1996) e la famosa conferenza sulla dottrina aria di lotta e vittoria, che è stata pubblicata insieme con un saggio di Guénon sul simbolismo delle armi in un solo volume (R. Guénon – J. Evola, Savaş metafiziği ve sembolik silahlar, İnsan Yayınları 2003). Fatto significativo, quest’ultimo, in rapporto alla complementarità di cui si parlava.

Per quanto concerne Guénon, poco dopo la sua morte apparve in Egitto un libro che, oltre ad una biografia intellettuale del metafisico francese, presentava un’antologia dei suoi scritti. Ne era autore ‘Abd al Halim Mahmud, docente di scienze religiose all’Università di Al-Azhar. Negli anni Sessanta, Michel Vâlsan informava i suoi lettori circa i progressi che l’opera di René Guénon stava facendo negli ambienti intellettuali e più specificamente universitari in Pakistan. Da allora, l’opera di Guénon è sempre meglio conosciuta dalle élites intellettuali del mondo musulmano.

D. Chiudiamo con una domanda comune a tutti i relatori del convegno. Lei ha già avuto modo di collaborare con il progetto RigenerAzione Evola, come ad esempio in occasione del convegno “Ripartire da Evola” e non solo. Cosa pensa, in generale, di questa nostra iniziativa e dove potremo andare a migliorare ed orientare la nostra azione di testimonianza e irradiazione?

R. RigenerAzione Evola è senza dubbio un progetto prezioso e meritorio in un periodo come l’attuale. A mio parere, in tale ambito sarebbe opportuno affrontare una questione che vorrei definire parafrasando un titolo di Croce: “Ciò che è vivo e ciò che è morto del pensiero di Evola”. Per esempio, riconoscere i limiti dell’attività evoliana, particolarmente evidenti nel suo risvolto politico (in particolare postbellico), potrebbe servire a migliorare il livello della vostra iniziativa e ad accrescerne l’efficacia.



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'Convegno “Evola-Guénon: incontro o scontro?” – Intervista a Claudio Mutti' 1 Commento

  1. 30 aprile 2018 @ 8:13 Francesco

    Mi chiedo a cosa, o meglio a quali opere, articoli e lavori vari, si riferisca Mutti quando dice di trattare i temi politici, in particolare del periodo post-bellico. Intende i richiami e gli interessamenti ad una concezione di “destra” per altro sempre un poco forzata? O cos’altro?

    Rispondi


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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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