Adamo primo uomo

Torniamo sul tema dell’androgino, delle origini e della caduta dell’umanità, con tre ulteriori scritti incentrati soprattutto sulla coppia ancestrale Adamo-Eva e sulla possibile derivazione della stessa dall’androgino primordiale. Il primo, che presentiamo oggi, è un breve articolo di Evola uscito sul “Roma” nel 1956; quindi, a seguire, due estratti da opere più vaste, uno ancora a firma di Mircea Eliade (tratto da “Il Mito della Reintegrazione”) e l’altro, infine, di Gaston Georgel, seguace di René Guénon (tratto dalla nota opera “Le quattro età dell’umanità”) , con cui, almeno per ora, concluderemo questa parentesi, che, ci auguriamo, abbia interessato i nostri lettori.

Nell’articolo di Evola, da notare la riflessione attualissima circa il rischio di interpretazioni fuorvianti del mito dell’androgine in relazione al cd. “terzo sesso”, su cui Evola aveva già avuto modo di scrivere. Considerando che questo articolo risale al 1956, leggere simili richiami a forme di sessualità ibrida e indifferenziata, cangiante e soggettivizzata, degne delle rivendicazioni dei peggiori movimenti gender odierni, è qualcosa di realmente impressionante, ed è un ulteriore esempio di quella capacità profetica che è stata sempre una caratteristica indiscussa del barone.

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di Julius Evola

Tratto dal “Roma”, 6 novembre 1956

Sarebbe interessante ricercare da che ha tratto origine quella interpretazione popolaresca del mito della Bibbia, secondo la quale il peccato di Adamo sarebbe consistito nella sua prima esperienza sessuale con Eva. Benché i psicanalisti nell’albero, nel pomo, nella serpe e via dicendo abbiano voluto vedere dei simboli sessuali (e dove è che non ne vedono?), pure nella Bibbia nulla autorizza quella interpretazione e, fra l’altro il precetto «crescete e moltiplicatevi» vi figura prima che vi si parli del peccato di Adamo e del sorgere in lui e nella sua compagna del sentimento di vergogna per la nudità, con tutto il resto. Ma, in più, alcuni esegeti della Bibbia non hanno nascosto il loro imbarazzo per il fatto che nella Genesi si trovano due motivi in un certo modo contrastanti. Dapprima vi si legge che Dio creò l’uomo a sua immagine e lo fece «maschio e femmina» come un unico essere (cioè «androgine»). Poi si racconta invece la storia di Dio che crea la donna, Eva, da una costola di Adamo.

La Creazione di Eva (William Blake)

Proprio ciò ha dato origine ad una particolare teoria che è poco nota, benché abbia una sua tradizione ben documentata. Si tratta dell’idea, che sia stata la «caduta» del primo uomo «androgine» a produrre la divisione dei sessi. L’esistere dei sessi in esseri diversi, uomini di fronte a donne, sarebbe da considerarsi come una disintegrazione o scissione prodottasi nel primo uomo per effetto del suo peccato, del suo distogliersi da Dio.

Recentissimamente un professore di storia delle religioni, Ernst Benz, di Marburgo, ha pubblicato un libro interessante dal titolo Adamo, il mito del primo Uomo (Adam, der Mythus des Urmenschen, ed . O. W. Barth, Monaco), nel quale ha appunto raccolto tutta una serie di testimonianze intorno a tale tradizione dagli scritti di mistici e teologi cristiani. Naturalmente, ognuno sa che in forma più precisa idee analoghe erano state già esposte da Platone nel suo Convivio. Anche Platone aveva parlato di un essere mitico delle origini androgine, che gli Dei spezzarono a causa della sua superbia, dando così luogo a uomini e donne quali esseri distinti; e aveva visto il senso più profondo di ogni amore umano nell’oscuro desiderio delle due parti di fondersi tanto da ripristinare l’unità primordiale, l’essere immortale delle origini. Il Benz ricorda questo antecedente classico, ma per il resto prende come punto di partenza Leone Ebreo che, associando la teoria platonica a quella della teologia segreta degli ebrei (la cosiddetta Kabbala), esercitò una notevole influenza sugli ambienti neoplatonici del tempo della Rinascenza italiana. Egli poi crede che da questa vena abbia tratto ispirazione Jacob Boehme, il grande mistico tedesco e che siano state le sue teorie (ove ritorna appunto il motivo dell’androgine e dell’apparire dei due sessi  come effetto della sua colpa e della sua dissociazione) ad influenzare autori successivi, fino a Claude de St. Martin, a Van Baader, a Carus e ai russi Solovieff e Berdjaev.

“Rebis” alchemico

Ciò non è esatto, nel senso che Boehme trasse certamente quelle sue idee meno dalla dottrina segreta egli Ebrei che non da coloro che mascheravano i loro insegnamenti sotto la forma di «alchimia» (e infatti Boehme da essi riprese gran parte della terminologia); costoro già assai prima di Leone Ebreo avevano parlato del misterioso Rebis (cioè dell’Essere Doppio, dell’androgine) e del segreto congiungimento del maschio e della femmina, del «Re» e della «Regina» inteso a ricostituirlo. L’androgine figurò altresì fra i Simboli dei Fedeli d’Amore al tempo di Dante (in Francesco da Barberino). Ma anche a tenersi alla sola linea cristiana il grande teologo irlandese Scoto Eriugena, da alcuni chiamato «lo Hegel dell’Alto Medioevo», basandosi sull’autorità di Massimo il Confessore aveva enunciato esattamente quelle teorie; aveva insegnato che la divisione dei sessi non è intervenuta che come effetto della caduta del primo uomo, passando a trarre una conseguenza tanto logica quanto paradossale, cioè che la via della reintegrazione e della redenzione implica quella del superamento dei sessi e che Gesù, nella sua qualità di Secondo Adamo, di Adamo lavato dal peccato, pur essendo vissuto come uomo, nella sua resurrezione sarebbe stato «androgine», uomo e donna insieme, come Adamo prima della sua caduta. Del resto, un Vangelo apocrifo dei primi secoli del cristianesimo fa dire a Gesù che le cose promesse sarebbero state rivelate e sarebbe finito il regno della morte «quando i due diverranno uno, e l’uomo con la donna, né uomo né donna».

Tutte queste, al lettore comune potranno sembrare speculazioni strane, con carattere di semplici curiosità. E qualcuno potrebbe, ironizzando, pensare perfino al «terzo sesso», di cui i nostri giorni ci offrono preoccupanti esempi. Ma i miti spesso racchiudono anche profonde verità nascoste e idee direttrici. Di fatto, il motivo ora accennato può essere la chiave per una superiore filosofia del sesso. In essenza, si tratta proprio degli orizzonti già indicati da Platone. Si può lasciar cadere la favola dell’essere fisicamente uomo e donna delle origini, si può mettere da parte Adamo e la sua colpa, come l’hanno interpretata gli autori citati dal Benz; resta però sempre possibile l’interpretazione di ogni amore sessuale e di ogni eros non come qualcosa di animale o di semplicemente sentimentale, volto unicamente alla riproduzione nel quadro borghese e sociale, bensì come effetto dell’oscuro conato dell’uomo a riconquistare una unità interiore e metafisica, perdurata o oscuratasi, di partecipare di nuovo, sia pure per lampeggiamenti, all’immortale. Se questo ne fosse il luogo si potrebbero citare concezioni, anche di altre civiltà, formulate più o meno su questa base, e diverse da un vieto romanticismo. Proprio in una epoca, come la nostra, dove per un lato l’evoluzionismo scientista ha cercato di ridurre ogni cosa alla biologia, e dove dall’altro lato la psicanalisi ha messo tendenziosamente in rilievo il sesso nei termini di una forza torbida, inconscia e quasi demonica, lo strano mito dell’androgine potrebbe dare la chiave per una spiegazione diversa, superiore, di tutto ciò che è amore e sesso negli esseri più differenziati, come pure delle vere ragioni del potere preponderante da esso dimostrato di fronte a quasi tutti gli altri interessi della vita ordinaria.



Julius Evola

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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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