EVOLA 1974-2024 – LA RECENSIONE DEL CONVEGNO

Sabato 25 maggio si è svolto presso i locali di via Bressanone a Roma il convegno sull’opera di Julius Evola, organizzato da RigenerAzione Evola, Raido e Cinabro Edizioni. Un appuntamento importante, a 50 anni esatti dalla scomparsa terrena di Evola (1974), con l’obiettivo non di esercitarsi in dibattiti intellettuali o accademici, ma di celebrare, difendere e custodire la vera eredità del Barone: quella di chi, in piedi tra le rovine, mantiene la posizione, nonostante la battaglia sembri perduta.

la mostra digitale dedicata ad Evola durante il convegno

Il convegno, ricco di temi e relatori, è arricchito da una mostra digitale: una serie di video, testi e immagini che ripercorrono la vita del Barone. Un esempio vivido di una iniziativa che unisce generazioni, strumenti e battaglie e che piega gli strumenti della modernità all’azione disindividualizzante.

Introduce Raido sul senso di un convegno, sull’opera e la testimonianza di Evola ancora oggi, a mezzo secolo di distanza dal mondo in vertiginoso cambiamento che descriveva nei suoi scritti, sull’importanza di formare l’uomo nuovo, prima delle sterili ricette politiche, attraverso testi e letture che possono risvegliare coscienze e dare una drittura (e la nuova edizione di Orientamenti presentata da Cinabro Edizioni in questa occasione ne è un fondamentale esempio), ma soprattutto attraverso la militanza e il sacrificio, l’Azione che attualizza la dottrina nel mondo.

Segue Massimo Pacilio, sul tema fondamentale del popolo e dell’importanza di un ordine, una drittura in esso. L’eredità dei preziosi insegnamenti del “Barone”, consegnati a più generazioni di militanti, cui ha dato gli orientamenti per vivere in piedi tra le rovine e lanciare, oltre lo sterile attivismo e le chimere delle torri d’avorio, una seria rivolta contro il mondo moderno.

In Evola la funzione rettificatrice compare dalla pubblicazione di Rivolta contro il mondo moderno, e da subito si scorge l’importanza che egli attribuisce all’esigenza di creare un popolo “in ordine” nel senso gerarchico e aristocratico del termine. Sebbene la concezione antidemocratica ed elitaria di Evola possa far pensare il contrario, egli è ben consapevole che un popolo ordinato, guidato da una élite qualificata può plasmare il mondo secondo Giustizia.

Dopo diversi tentativi e soluzioni ispirati ai suoi periodi artistici, filosofici e magici, egli approda finalmente ad una azione di chiarificazione dottrinaria in senso tradizionale nel popolo; egli è consapevole che la Dottrina mal interpretata può favorire essa stessa la sovversione. Allo stesso tempo però il popolo è l’ultimo rifugio delle massime espressioni dell’élite intellettuale, è il custode inconsapevole di Verità metafisiche che rischiano di venire perdute (come insegna Guénon) e per questo l’opera di diffusione tradizionale di Evola, nonostante la sua razza aristocratica (non di sangue ma di spirito), si concentrerà sul popolo, per il popolo e attraverso il popolo, con il chiaro intento di risvegliare quegli elementi che nel popolo sanno cogliere ciò che lo trascende e lo eleva.

Prende poi la parola Marco Rossi, profondo conoscitore dell’opera di Evola, che ripercorre la sua vita e le sue vicende esistenziali. Non per un prurito agiografico o di gossip, ma per inquadrare l’opera in virtù delle fasi profondamente diverse della sua vita; di tutto il suo percorso lungo e travagliato che lo ha portato infine ad approdare alla Tradizione ed a tirar fuori ciò che in potenza era lì sempre stato. Essere testimoni della Tradizione è per Evola una missione che lo porta a superare e integrare i suoi tentativi personalistici (frequenti negli anni) di creare quella élite che avrebbe dovuto guidare l’Italia.

Sembra riuscirci (grazie anche all’aiuto di Preziosi, Farinacci e dello stesso Mussolini) quando individua nei Principi Assoluti l’unica via per guidare il popolo e la razza italiana, ma gli eventi purtroppo ne limitano la portata storica.

Ma la missione di Evola non si limita ad una serie di tentativi mancati di formare una classe politica: Egli nel dopoguerra soprattutto avrà il compito indispensabile – e il cui debito nei suoi confronti verrà difficilmente ripagato – di indirizzare le nuove generazioni verso uno stile intransigente e olimpico (diremmo ario-romano).

E’ il Momento poi di Rodolfo Sideri, che traccia la vita di Adriano Romualdi, allievo illustre di Evola e simbolo cristallino dell’adozione integrale nella vita e nella lotta politica degli insegnamenti del Barone. Egli ha saputo meglio di chiunque altro calare i principi tradizionali nella lotta politica, riportando in un certo senso il suo maestro stesso ad una funzione attiva, di un uomo differenziato più simile a quello di Uomini e le rovine che non quello disilluso di Cavalcare la tigre.

Romualdi vede nel percorso biografico di Evola, a differenza di Evola stesso, l’evoluzione di una aspirazione interiore verso una libertà superiore e oltreumana. Si discosta da alcune posizioni e vicende storiche perché ne vede il senso e la necessità storica. Il senso storico e il realismo politico di Romualdi, che non è uno scendere a compromessi, contribuirà significativamente a diffondere Evola in un mondo ormai al collasso come “alternativa di civiltà”.

Infine a chiudere Enzo Iurato di Heliodromos concentra il suo intervento sugli studi della razza in Evola. Un argomento che al giorno d’oggi può suonare anacronistico o addirittura inutile, tuttavia gli studi che Evola conduce sull’argomento sono di estrema attualità perché anche sul tema della razza Evola compì un’opera di rettificazione senza eguali.

E’ grazie agli studi sulla razza che il fascismo riuscì finalmente a staccarsi (almeno concettualmente e per brevissimo tempo) dalle concezioni biologiche e materialiste dell’esistenza di stampo nazionalsocialista; è grazie ad Evola che si riesce finalmente ad inquadrare le vicende storiche nel giusto modo, di come l’espansione e il dominio materiale della razza bianca siano in realtà un segno di degenerazione e non di superiorità rispetto a quelle razze e popoli che avevano mantenuto un certo grado di virtù.

L’omogeneità razziale (materiale) dell’Italia ha certamente contribuito a mantenere intatte determinate energie ma non è un discorso così limitato da relegarlo ad un discorso meramente biologico e materiale. L’uomo è composto di corpo, anima e Spirito, ed Evola grazie ai suoi studi ha potuto aggiungere un ulteriore “grimaldello” per scardinare la concezione materialista dell’esistenza e proiettarla verso una dimensione metafisica.

E’ seguita poi una ricca cena a cura del Cuib Femminile di Raido, in attesa del concerto de La Nuova Sezione, in grande spolvero, che, tra canti, risate e musica è proseguito fino a tarda serata.

A 50 anni dalla morte del barone possiamo tirare le somme di questo mezzo secolo in sua assenza: mezzo secolo che ha visto tanti esperimenti, esperienze politiche, tragedie, e rivolgimenti incontrollabili. Ma il suo monito più famoso c’è, è vivo, e riecheggia nelle sedi e nelle menti di più generazioni che ancora lottano e ancora credono. E se il mondo moderno richiede compromessi e obbedienza costoro risponderanno: “Li si lascino alle loro verità e ad un’unica cosa si badi: a tenersi in piedi in un mondo di rovine“.



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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