Evola, Il Manifesto e quel “diavolo” di Bannon

Su Il Manifesto dello scorso 2 aprile campeggia un titolo perentorio quanto deprimente: “Steve Bannon, o quando Evola entrò alla Casa Bianca”. L’occhiello dell’articolo recita: “Intervista a Joshua Green, analista della Cnn e corrispondente di Bloomberg che racconta il guru della nuova destra internazionale ne «Il diavolo», pubblicato dalla Luiss University Press. ‘Bannon ha un legame morboso con i pensatori nazionalisti degli anni ’30 e ’40. È interessato al modo in cui le idee di Evola sul declino della modernità hanno influenzato Mussolini e Hitler’ ”.

La copertina del libro di J. Green di cui ci occupammo in un nostro articolo disponibile CLICCANDO QUI

Ci sembra di tornare indietro di mesi: dobbiamo necessariamente fermarci, di nuovo, riavvolgere i nastri (o meglio, visti i tempi, tornare ad inizio file) e fare di nuovo il punto sulla telenovela Trump-Bannon-Evola-sovranisti-neofascisti. Stavolta possiamo tornare “sul pezzo” forti dell’uscita di un libro importante su Steve Bannon e sul suo progetto dell’“Internazionale Sovranista”, vale a dire quell’Inganno Bannon edito da Cinabro Edizioni, di cui abbiamo ampiamente parlato ed al quale abbiamo avuto l’onore di partecipare, che relega di fatto nella pattumiera editoriale il libercolo del giornalista di Bloomberg ed analista politico della Cnn Joshua Green, che i solerti compagni de Il Manifesto reclamizzano come un fondamentale libro-verità sull’ex stratega di Trump (libro “cui negli Stati Uniti è stata tributata una larga e meritata attenzione”, come osserva l’estensore dell’articolo), e che invece è l’ennesimo volumetto di quart’ordine che analizza il fenomeno Bannon dall’angolo visuale distorto delle sinistre, innalzando lo yankee Steve a paladino della nuova destra neo-fascista euroamericana ed in cui, per l’ennesima volta, viene tirato dentro Julius Evola. Una telenovela stucchevole e penosa, ma che sembra non arrivare mai ai sospirati titoli di coda.

Tutto partì, per noi di RigenerAzione Evola, come più volte abbiamo ricordato, dall’uso strumentale che i media e l’intellettualismo da strapazzo e da salotto tipico del panorama giornalistico italiano – e non solo, ovviamente – fecero del vago richiamo a Julius Evola che Steve Bannon azzardò nel 2014, durante un convegno tenutosi in Vaticano su “Islam, populismo e capitalismo”: come i lettori ricorderanno, e come più volte abbiamo dovuto sottolineare, fu allora che l’ex stratega di Trump, nel rispondere ad un giornalista, parlando indirettamente di Alexander Dugin quale consigliere di Vladimir Putin, disse che egli “fa riferimento a Julius Evola e ad altri scrittori degli inizi del secolo XX che, in realtà, erano i sostenitori di quello che si chiama il movimento tradizionalista che, poi, si è alla fine manifestato nel fascismo italiano. Un mucchio di tradizionalisti sono attratti da questo aspetto”.

Una foto poco nota di Julius Evola

Da allora, con l’accrescersi della fama di Bannon e con il diffondersi delle informazioni sul suo progetto di federazione internazionale dei movimenti sovranisti e populisti, l’accostamento da parte dei media tra Bannon ed Evola, e soprattutto l’esplicita menzione di Evola quale “guru” o ideologo di “The Movement” e dell’ “alt-right”, partito da quella menzione en passant, crebbe esponenzialmente, in modo evidentemente strumentale, per cercare da una parte di screditare il presunto “nemico” di turno Bannon, e dall’altra per rigirare ancora una volta il coltello nella ferita mai chiusa sul petto del “filosofo nero”, del “fascista” Evola.

Cominciarono così a fioccare approfondimenti, analisi, articoli, interviste, una più inverosimile dell’altra, volte a sviscerare ogni aspetto del perverso collegamento tra Evola e la nuova destra populista americana. Mesi fa citammo un articolo apparso sul blog “The Vision”, a firma di Giovanni Bitetto, che ci mostrava Evola nelle vesti, appunto, di temibile “ideologo nero” dell’internazionale sovranista di Bannon.

Questo fu lo spunto da cui RigenerAzione Evola trasse l’occasione per denunciare l’ennesimo attacco sfrontato, volgare e strumentale ad Evola e per approfondire l’analisi sulle reali finalità di Steve Bannon e del suo progetto politico. Denuncia poi ricompresa nell’opera a più mani Inganno Bannon, il pamphlet d’assalto con cui Cinabro Edizioni, con la collaborazione di nomi di quali Maurizio Blondet, Andrea Marcigliano, Gianluca Marletta e Claudio Mutti, nonché del sodalizio di Raido, ha smascherato il machiavellico inganno ordito da Bannon e dai suoi uomini per attrarre le forze “sovraniste” europee, in particolare italiane, condizionandole in chiave anti-eurasiatica, anti-islamica e filo-atlantista.

La copertina del libro “Inganno Bannon” edito da CinabroEdizioni (clicca sulla copertina per l’acquisto)

Ma, si sa, al peggio non c’è mai fine, le ossessioni covano sotto la cenere e prima o poi tornano a bruciare, la malafede è dura a morire. E così Evola rimane l’ideologo di Bannon e della destra fascista euroamericana, e chiunque scriva qualsiasi sciocchezza che parta da questo assunto, può diventare un “genio” presso l’intellettualismo becero che domina le scene editoriali.

E che gioia, dunque, per i compagni de Il Manifesto, trovare l’ennesimo appiglio per dare sfogo alle loro elucubrazioni: il libro di Joshua Green, che si intitola molto significativamente Il Diavolo, ci viene presentato con un’intervista all’autore, che ci illumina facendoci comprendere che il mefistofelico guru dell’alternative right a stelle e strisce sarebbe un “estimatore del filosofo fascista Julius Evola”, e che “Senza alcun dubbio, Bannon ha un legame morboso, ossessivo con i pensatori nazionalisti degli anni Trenta e Quaranta e modella le sue «crociate» sulle loro idee. È particolarmente interessato a Julius Evola e al modo in cui le idee di Evola sul declino della modernità influenzarono Mussolini e in seguito Hitler”. Ci piacerebbe sapere dove Green abbia scoperto la “morbosa” passione di Bannon per Evola e per l’influsso che avrebbe avuto su Mussolini e, addirittura, su Hitler (!!). Durante una seduta psicanalitica, o forse spiritica? Chissà.

Bannon, sotto l’influsso misterioso e “misterico” di Evola, sarebbe dunque “una delle figure più importanti a livello internazionale per comprendere sia le strategie che le idee della alt-right, come delle correnti nazionaliste, anti-immigrati e, in alcuni casi, dei sostenitori della supremazia bianca, che occupano sempre più la scena quasi in ogni paese”.

E via così con la facilmente prevedibile carrellata di retorica sul ruolo di Bannon nell’escalation delle “nuove (?) destre”, “passate dalla marginalità al potere nel volgere di pochi anni”, “uno dei simboli più visibili e celebrati, della deriva politica e culturale che attraversa l’Occidente” (è sorprendente, se mai avesse senso meravigliarsi ancora, leggere, dinnanzi alle rovine di un mondo dove non è più lecito distinguere neanche maschio e femmina, che la “deriva culturale dell’Occidente” sarebbe da addebitare ai “sovranisti” ed a Bannon). Un “diavolo”, come spiega Green, “alle cui idee (?) in molti hanno già venduto l’anima”, e che ha anche la colpa di contrastare Papa Francesco, il Pontefice (?) più amato di sempre dalle sinistre, facendo sponda con Raymond Burke ed altri esponenti del Vaticano, nonché da una non meglio identificata “rete di miliardari cattolici conservatori”. 

Insomma: la solita vuota minestra, la solita scontata retorica vetero-marxista, che storpia e deforma la realtà adattandola alle categorie del materialismo storico e dialettico riproposto in forme apparentemente nuove, ma sostanzialmente sempre intatte, e che trova sempre il modo di trascinare Julius Evola nel fango. Per paura, per ignoranza, per miseria. Ci torna la mente la falsa ultima intervista ad Evola che uscì sulle colonne de “Il Messaggero” il 13 giugno 1974 a firma di Costanzo Costantini, intitolata “Delirio Nero”, e che RigenerAzione Evola ripubblicò in esclusiva nel novembre 2016, in due parti.

Lo stile è il medesimo, così come le intenzioni. Ieri il “delirio nero” del “filosofo” che in vita ha letteralmente fatto impazzire gli intellettuali del sol dell’avvenire, oggi il suo fantasma che continua a fare impazzire lor signori, e che, tetro, ispirerebbe il “diavolo” che guida le “nuove destre” euroamericane.

Ne abbiamo abbastanza, ma loro sicuramente no, e continueranno. Estote parati, e, nel frattempo, non dimenticate di leggere e diffondere l’unico vero libro contro Bannon che al momento si possa trovare in circolazione: non la pagliacciata radical chic da sinistrorsi e sinistrati da salotto di Joshua Green, ma quello di Cinabro Edizioni, Inganno Bannon: agile, snello, diretto, sincero. Come un sano cazzotto allo stomaco, che talvolta serve per svegliarsi dai torpori nefasti di questo mondo al delirio.



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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