Evola, Spengler e quella traduzione “perduta” de “Il Tramonto dell’Occidente”: una rettifica doverosa

a cura della Redazione di RigenerAzione Evola

Nel marzo 2021 pubblicammo un redazionale molto importante, Evola e Spengler: quando (ri)tradurre significa tradire, in cui si prendeva spunto dalla nuova traduzione integrale del capolavoro di Oswald Spengler, Der Untergang des Abendlandes, Il Tramonto dell’Occidente, operata da Giuseppe Raciti, docente di filosofia teoretica all’università di Catania, pubblicata per l’Editore Aragno, in due volumi, il primo uscito nel 2017, l’altro nel 2020.

Lo spoglio frontespizio della “ritraduzione” de “Il Tramonto dell’Occidente” ad opera di Giuseppe Raciti per l’editore Aragno

In quel redazionale, al quale facciamo rinvio – in cui, en passant, si citava anche la “nuova” traduzione de Il Signore degli Anelli di Tolkien, ad opera di Ottavio Fatica – si parlava del tentativo operato fin dagli anni Settanta da parte della Sinistra, notoriamente afflitta da irriducibili complessi di superiorità in ambito culturale e non solo, di impossessarsi di opere e di autori provenienti dalla Destra (si passi l’espressione, notoriamente imprecisa). In quanto, non potendo esistere da quella parte niente che potesse somigliare a qualcosa di culturalmente maturo ed elaborato, tutto ciò che avesse certi connotati andava acquisito in qualche modo alle sinistre rive: e così intellettuali, professori, scrittori, ecc. hanno avviato tale opera revisionistico-mistificatoria cercando, con ogni strumento ed ogni astuzia, con tentativi, talvolta goffi, di reinterpretazioni, riduzionismi, “depurazioni”, riletture e quant’altro, di portare tra le loro fila personalità come Nietzsche, Drieu La Rochelle, Celine, D’Annunzio, Jünger, Heidegger, Spengler, di tanto in tanto persino lo stesso Evola, e tanti altri.

Osservavamo come uno degli strumenti che, in tal senso, è recentemente tornato in auge, è la ritraduzione di alcuni classici della Destra, o se preferite, della Tradizione. Originali in lingua straniera vengono ripresi e ritradotti al fine di rendere in modo diverso un pensiero, un messaggio, un’atmosfera, una tendenza, una visione, che un dato autore ha voluto trasmettere con un saggio, uno studio, un romanzo, un racconto, dei versi.

Esattamente quello che è capitato con la ritraduzione integrale del Tramonto di Spengler operata da Raciti; operazione tutt’altro che neutrale, ma finalizzata a forzare il testo, ricavandone un certo orientamento. Precisamente, si sarebbe trattato di inquadrare in qualche modo Spengler tra le file della sinistra, partendo da una rivisitazione del suo “socialismo” (il cd. socialismo prussiano che, come ricordavamo, era ben altra cosa rispetto a quello marxista). Ricordavamo come questo intento di Raciti era stato espressamente dichiarato dall’autore, in un’intervista rilasciata a Bruno Ventavoli di Tuttolibri, il magazine de La Stampa dedicato ai libri, nel numero 2053 del 17 giugno del 2017. “Con la mia traduzione ho sterzato ideologicamente la fruizione del testo. Volevo aprire un’altra prospettiva che non fosse destrorsa” ammise Raciti, che altrove ebbe modo anche di accostare espressamente Spengler a Marx nella concezione “regressiva” delle rivoluzioni.

Nell’articolo, affrontavamo anche la questione delle vicissitudini del Tramonto di Spengler dal punto di vista delle traduzioni in italiano. Julius Evola ne curò la prima traduzione in assoluto per Longanesi nel 1957. Poi, nel 1978, arrivò il contestatissimo intervento revisionistico di matrice ideologica sulla traduzione di Evola ad opera di Furio Jesi, germanista e filologo autodidatta della sinistra militante, che curò una nuova traduzione del Tramonto al fine di “de-evolizzare” l’opera di Spengler per come era stata presentata dal barone. L’operazione, osservammo, fu compiuta in due mosse: innanzitutto, la prefazione di Evola fu rimossa e sostituita con un saggio dello stesso Jesi e gli scritti di due giovani ricercatrici dell’Università di Palermo, Rita Calabrese Conte e Margherita Cottone. Poi, ci fu un intervento diretto sulla traduzione di Evola, che non fu rifatta in toto, ma sapientemente modificata con interventi ideologicamente mirati, volti a “restaurarla”, alterandone in qualche modo l’orientamento di fondo. Un intervento, comunque, giudicato dallo stesso Giuseppe Raciti, “fin troppo conservativo”.

Nel 1991 arrivò una nuova edizione del Tramonto, molto famosa, con l’Editore Guanda. Nel nostro redazionale, avevamo sostenuto che tale versione avrebbe reso giustizia ad Evola, poiché in essa sarebbe stata riproposta la traduzione originaria del barone. Grazie all’intervento dello scrittore e traduttore Luca Bistolfi, che collabora attivamente con la rivista in rete Pangea, una delle pubblicazioni culturali più lette e apprezzate in Italia, dobbiamo invece rettificare del tutto questa nostra affermazione, in quanto Bistolfi ci ha fatto notare che, in realtà, contrariamente a quanto sostenuto da diverse fonti, sia cartacee che reperibili in rete (sull’argomento regna in effetti una certa confusione) la versione di Guanda del 1991, quanto al testo proposto, era sempre quella “ritoccata” da Furio Jesi con l’aiuto delle sue due collaboratrici.

Luca Bistolfi corrobora questa affermazione non soltanto in quanto studioso di Spengler, ma anche mettendo in evidenza un dato cartaceo indiscutibile, e cioè l’indicazione presente nella pagina immediatamente successiva al frontespizio dell’edizione Guanda del Tramonto, ove si legge:

Questa edizione del Tramonto dell’Occidente è stata curata da un gruppo di lavoro presso la cattedra di lingua e letteratura tedesca della facoltà di Magistero dell’università di Palermo.
Il testo della traduzione di J. Evola è stato riveduto, modificato e integrato in base all’edizione tedesca della Deutscher Taschenbuch Verlag, München 1975, vol. 2 (identica all’edizione C.H. Beck, München). La revisione della parte I e la nota sulla « Recezione di Spengler in Italia » sono dovute a Margherita Cottone; la revisione della parte II e la « Nota sul lessico » sono dovute a Rita Calabrese Conte.
Una preziosa collaborazione è stata fornita nel reperimento dei materiali di riscontro dal professor H. Wysling,direttore del Thomas Mann-Archiv di Zurigo, dalla Direzione del Frobenius-Institut an der « J.W. Goethe » Universität di Francoforte, dalla Direzione dello Schiller-Nationalmuseum di Marbach a.N.
L’edizione qui presentata è del 1978 (Longanesi). Nuova rispetto ad essa è l’introduzione di Stefano Zecchi, a testimonianza dello sviluppo della riflessione su Spengler.

“Il Tramonto dell’Occidente” nella storica Edizione di Guanda del 1991

La precisazione non sembra lasciare spazio a dubbi. In occasione della pubblicazione di Guanda fu affidato a Stefano Zecchi il compito di introdurre l’opera, con un saggio molto apprezzato che getta nuova luce sull’interpretazione del pensiero di Spengler, agganciandolo alla visione di Goethe; per il resto, però, l’edizione era sempre quella del 1978. D’altronde, la conferma dei due saggi delle assistenti di Jesi – in particolare quello della Calabrese Conte, “La traduzione di Evola. Il lessico di Spengler”, che serviva in qualche modo a giustificare le modifiche apportate nel 1978 – non avrebbe avuto senso se fosse stata realmente ripristinata la versione evoliana.

Luca Bistolfi, riguardo alla sostanziale falsificazione della traduzione evoliana a seguito dell’intervento di Jesi e del suo “staff”, ci fornisce anche un interessante commento di Piero Buscaroli, famoso scrittore, giornalista e critico musicale del Novecento, tratto dalla sua monografia su Bach (Mondadori 1985 e sgg.): «(…) Questo e i passi che precedono sono tratti da Oswald Spengler, Der Untergang des Abendlandes, Monaco 1923, cap. IV, Musik und Plastik; trad. it. col titolo Il Tramonto dell’Occidente, di J. Evola, Milano 1957 [Longanesi, ndr] (e non le successive edizioni, in cui la traduzione fu falsificata, con operazione vergognosa). La traduzione di Evola è un nobile tentativo, che non sempre rende le ellissi grandiose, i lampi e le oscurità profonde dell’originale» (P. Buscaroli, Bach, Mondadori, 1985, p. 267).

Segnaliamo, con l’occasione, che Luca Bistolfi, dal 2010 e in varie riviste, ha pubblicato molteplici contributi su Piero Buscaroli: ad esempio “L’incomoda presenza del genio non turbava più”. Su Piero Buscaroli, inghiottito nel fetido nulla ed Esegesi di un gigante. Discorso intorno al Bruckner di Buscaroli, reperibili qui: https://www.pangea.news/buscaroli-ritratto-bistolfi e qui: www.pangea.news/bruckner-buscaroli-luca-bistolfi.

La traduzione originaria di Evola risulta pertanto, ad oggi, “perduta”… introvabile, se non recuperando la famosa versione del 1957 di Longanesi o quella del 1970, che dovrebbe essere stata soltanto un’edizione successiva senza mutamenti di contenuti.
Possiamo preannunciare fin d’ora che Luca Bistolfi scriverà su questo tema particolarmente interessante un articolo, che verrà pubblicato parallelamente sia su RigenerAzione Evola che sulla rivista Pangea, con il quale l’autore farà ordine su questa contorta matassa delle traduzioni del Tramonto di Spengler e dei revisionismi anti-evoliani che lo hanno caratterizzato.
Nel frattempo, abbiamo rettificato il terzo paragrafo (Le vicissitudini di un testo scomodo) del nostro succitato redazionale, inserendovi contenuti analoghi a quelli sopra proposti.
Diamo pertanto appuntamento a tutti voi lettori per gli sviluppi successivi di questa intricata vicenda che ruota intorno al Tramonto di Spengler e alla sua traduzione, con l’approfondimento di Luca Bistolfi.



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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