Il gusto della volgarità (II parte)

Seconda parte dell’analisi di Evola circa il progressivo affermarsi di un gusto perverso e degradato per il volgare, l’osceno, l’inferiore, il deforme. Qui il barone si sofferma sulla diffusione del fenomeno nella sfera sessuale.

Ancora una volta precorrendo i tempi e con grande capacità intuitiva, Evola notava i segnali di una progressiva volgarizzazione triviale della sessualità, contemporaneamente ad una sua ossessiva e pandemica diffusione: nessun facile moralismo piccolo-borghese, il problema che stava emergendo, e che oggi è esploso in tutta la sua gravità, amplificato e sostenuto dalle moderne tecnologie, è un altro: “oggi occorrerebbe prender posizione contro tutto ciò che vale solo ad attizzare una specie di ossessione cronica avente per centro sesso e donna e che rappresenta in fondo un attacco sistematico e su grande scala contro i valori virili: perche dovunque amore e sesso predominano sarà sempre la donna, in un modo o nell’altro, a predominare”.

In parallelo al degradamento animalesco della sessualità e dell’immagine stessa della donna, divenuta oggetto di mero piacere, per conseguenza e compensazione si è assistito e si assiste a fenomeni di graduale femminilizzazione della società in ogni suo aspetto: l’elemento virile in senso proprio, ridotto per lo più  a “machismo” di quart’ordine (che della virilità è solo la caricatura e la versione degradata e prettamente“muscolare”) viene considerato ormai un fardello da gettare via. Con il ricatto morale del femminicidio e delle discriminazioni alle donne, anche in quei pochi uomini rimasti realmente tali è indotto un continuo senso di colpa che li porta a ritrarsi, ad essere succubi, a cedere il passo, quasi a vergognarsi di non essere abbastanza “femminili”. E la comparsa sempre più massiccia di ibride forme di umanità unisex da terzo sesso (altra intuizione evoliana) ne sono un’allucinante, tragica conseguenza.

Sessualizzazione ossessiva della società, degrado della donna e femminilizzazione della società stessa per compensazione: Evola cominciava a parlarne cinquant’anni fa, quando ancora certi esiti odierni erano inimmaginabili. È sotto gli occhi di tutti (tranne di chi non vuol vedere) il livello cui siamo arrivati.

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di Julius Evola

Tratto da “L’Arco e la clava”

segue dalla prima parte

Infine, un dominio particolare da considerare è quello del pornografico e dell’osceno così diffusi nei tempi ultimi. Non vi è bisogno di esemplificare, a tale riguardo. Diverse polemiche, investenti anche il problema della censura, si sono accese circa scritti considerati osceni, però senza giungere a idee chiare sull’argomento. Può avere interesse un brevissimo cenno sul processo per «oscenità» celebrato a Londra contro il famoso romanzo di D. H. Lawrence Lady Chatterly’s Lover circa trentadue anni dopo che tale libro, considerato come uno dei più spinti, era uscito, in occasione della sua diffusione in edizione popolare nell’Inghilterra dove fino ad allora era stato proibito.

“Lady Chatterley’s Lover”, tra i primi esempi di letteratura erotica di massa, dai caratteri morbosamente triviali e volgari, in grado di stuzzicare la fantasia popolare

Come in altri paesi, in Inghilterra la legge definisce come osceno ciò che può tendere a corrompere e a pervertire; non considera però perseguibile ciò che pur essendo «osceno» abbia un valore per l’arte, per la scienza «o per altro dominio d’interesse pubblico». Due punti entravano in quistione, pel romanzo del Lawrence: il linguaggio osceno e alcune descrizioni di scene erotiche «non lascianti nulla alla fantasia».

Ai nostri fini, i due punti vanno ben distinti. Circa il secondo, si presenta il problema, a carattere generale, della misura in cui il sesso sia in sé stesso qualcosa di «osceno» e di impuro, per cui il darvi rilievo e l’attenzione attirata sulle esperienze sessuali avrebbe un effetto corrompitore. Si sa che il Lawrence non solo nega questa qualità al sesso, ma di esso ha bandito una specie di religione; egli ha visto nell’esperienza sessuale un mezzo «per realizzare la pienezza viva e non scissa della persona».

Del carattere delle varie correnti contemporanee che esaltano il sesso e propugnano la libertà del sesso ci occuperemo abbastanza estesamente in un prossimo capitolo. Qui ci limiteremo a dire che siamo lungi dal far nostro il punto di vista del puritanesimo di tipo borghese, coi suoi vari tabù. Si può anche andar di là dai pregiudizi propri al moralismo cristiano sessuofobo e riconoscere che in civiltà molteplici di tipo superiore il sesso non fu affatto considerato come qualcosa di impuro, di vergognoso. di osceno». Il problema è diverso. Se mai, oggi occorrerebbe prender posizione contro tutto ciò che vale solo ad attizzare una specie di ossessione cronica avente per centro sesso e donna e che rappresenta in fondo un attacco sistematico e su grande scala contro i valori virili: perche dovunque amore e sesso predominano sarà sempre la donna, in un modo o nell’altro, a predominare. Di fatto detta ossessione è alimentata in mille modi con mezzi non propriamente «osceni», con illustrazioni dei rotocalchi, con figure della pubblicità, col cinema e le riviste, coi concorsi di bellezza, con la letteratura di«illuminazione sessuale» a pretese scientifiche, con l’impudicizia feminile, con gli spogliarelli, con le vetrine di indumenti intimi muliebri e via dicendo. I romanzi e i racconti spinti non sono che un caso particolare.

Il femminismo ha rappresentato una chiave di volta verso l’imbastardimento di una sessualità solo apparentemente “liberata”

È il fenomeno complessivo che si dovrebbe avere in vista per riconoscere la sua azione corrompitrice non alla stregua di un piccolo moralismo bensì nei termini anzidetti, ossia per l’implicita azione di corrosione e di attacco contro quegli interessi e quei valori che dovrebbero mantenere il predominio in ogni tipo superiore di civiltà.

Ma per l’argomento specifico che stiamo trattando è da considerarsi l’«osceno» in senso proprio. Per definire adeguatamente l’«osceno» e il «pornografico» basta ricorrere all’etimologia. «Pornografico» viene da πόρνη che in greco vuol dire prostituta (di basso rango, in opposto all’etèra); cosi l’applicazione del termine a scritti che non riguardano soltanto prostituzione e bassa prostituzione sarebbe arbitraria. Invece il termine «osceno» viene dal latino caenum che vuol dire sudiceria, sporcheria, fango (anche escremento). Pertanto esso può caratterizzare un aspetto della più recente letteratura erotica il quale riporta al nostro tema principale, al gusto per ciò che è sporco, inferiore, volgare. E qui entra il fatto della scelta, fatta da molti autori, a partire dal Lawrence, delle parole più triviali, da suburbio, appunto «oscene», nel trattare le cose del sesso, per designare organi e atti sessuali.

È tipico quel che a tale riguardo, con confusioni caratteristiche, ha scritto in difesa dell’osceno Henry Miller, altro scrittore considerato apertamente «pornografico». Per lui l’«osceno» in letteratura, con riferimento, appunto, al linguaggio erotico più triviale, sarebbe una forma di protesta, di ribellione e di distruzione liberatrice; esso vorrebbe svegliare l’uomo, con un anticonformismo «che giunge fino al sacrilegio», «L’artista, alla fine, ritto in mezzo alle sue invettive oscene, è come un conquistatore sulle rovine di una città devastata … ha colpito per ridestarci». Con ciò si raggiunge davvero il limite del ridicolo (6). Intanto, dato che il Miller non è un teorico ma essenzialmente un autore di romanzi, egli dovrebbe darci qualche esempio convincente di queste miracolistiche possibilità dell’«osceno»; invece nei suoi libri non si trova nemmeno l’eccitante di una certa letteratura spinta; piuttosto tutto si riduce al grottesco e allo sporco quando argomenti del genere vengono trattati e scene erotiche vengono descritte.

Henry Miller

Cosi resta semplicemente il compiacimento per l’oscenità pura e semplice, nel senso etimologico or ora ricordato, il riferimento al sesso essendo secondario e, ai nostri fini, non rilevante perché è possibile trattare anche delle cose più spinte evitando la volgarità e la sconcezza. Si vuole che un libretto annoverato nella letteratura pornografica, Gamiani, sia stato scritto da Alfred de Musset in base ad una sua scommessa di trattare in un modo «che non lascia nulla all’immaginazione» le scene erotiche più scatenate e perverse senza usare una sola parola triviale, e certa letteratura anonima specializzata francese venduta di sottobanco (si potrebbe citare Vingtquatre nuits charnelles) offre altri esempi. Cosi, di là da ogni tabù moralistico sessuale il punto saliente è proprio «l’oscenità»e l’uso attuale dell’osceno malgrado alibi assurdi sul genere di quelli del Miller e del Lawrence, rientra essenzialmente nella tendenza all’autodegradazione e alla contaminazione di cui abbiamo indicato una serie di precipue manifestazioni. E non può non dirsi singolare l’associazione della valorizzazione e dell’esaltazione del sesso con questo uso del linguaggio osceno che può solo renderlo disgustoso e repellente. Al ribellismo anticonformista che dal livello di un Nietzsche scende a quello di chi solidarizza col negro vediamo far da degna controparte quello di chi ricorre al linguaggio sconcio e volgare proprio alla gente da trivio. Nei casi in cui le accennate giustificazioni siano in buona fede, vi è solo da pensare che chi le formula non si rende nemmeno conto delle influenze a cui soggiace, che egli semplicemente le subisce e si fa agire da esse seguendo una corrente di fondo dalle manifestazioni molteplici ma rigorosamente convergenti in un unico significato.

A chi ha un occhio attento non riuscirà difficile allungare l’elenco dei fenomeni qui indicati, i quali tradiscono una stessa origine o sono tutti segni indicativi di un clima ormai assai diffuso. Non abbiamo bisogno di ripetere che noi siamo lontani da qualsiasi conformismo: in genere, vi sono residui di un costume e di una cultura borghesi che non meritano di sopravvivere e che sono sempre più colpiti da processi dissolutivi ormai irreversibili. Sotto certe condizioni tali processi potrebbero essere perfino la premessa per un nuovo e più valido ordine. Ma non è certo il caso di far valere una simile idea per tutto ciò di cui fin qui abbiamo parlato. A tale riguardo devesi solo parlare di abbassamento, di volgarità o di pura degradazione come componenti essenziali del gusto e dei costume oggi predominanti.

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Note

(6) In fatto di abuso di termini, si può notare che lo stesso Miller dice che «osceno» è anche «l’intero edificio della civiltà che conosciamo». Il che è un sciocchezza, perché, se mai, è di assurdo e di privo di senso che si dovrebbe parlare. In particolare «oscena» sarebbe per lui, che è pacifista ad oltranza, la guerra meccanizzata e anche la guerra in genere. Altra assurdità che riporta alla stesa tendenza irresistibile a dare risalto solamente a quel che in una esperienza può avere un carattere inferiore: perché agli aspetti negativi e talvolta degradanti e demoralizzanti della guerra moderna, soli ad essere descritti e sottolineati da una letteratura per la quale si possono fare i nomi del Barbusse e del Remarque, si può contrapporre quel che nella stessa «guerra totale» seppero vivere personalmente per esempio un Ernst Jünger (del primo periodo) e anche un Drieu La Rochelle.



Julius Evola

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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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