Il bosone di Higgs, la crisi della fisica moderna e le ultime tracce di una scienza sacra (I parte)

Nel precedente articolo “La libertà e l’atomo”, Evola, dopo aver confrontato schematicamente la macrofisica classica, che si occupa del comportamento della materia a livello macroscopico ed ha carattere deterministico, con la microfisica moderna, che studia il comportamento delle particelle atomiche o subatomiche, ed ha carattere probabilistico, si soffermava su quest’ultima, rigettando il collegamento tra probabilità, statistica, irrazionalità e casualità nel moto delle particelle, che sarebbe alla base del libero arbitrio dell’uomo. Evola evidenziava invece la necessità di  un “determinismo spirituale” che costituisse il fondamento anche della  fisica subatomica, poichè “solo quando una legge ordinasse e frenasse quel mondo infero, un vero atto di libertà sarebbe possibile: così come si può dirigere liberamente una macchina quanto essa funziona come un meccanismo esatto e ben definito. Da tutto ciò sembra essere confermato quel che valeva per la fisica di ieri, ossia che la scienza matematica della natura difficilmente può dare un qualche contributo per quel che riguarda problemi d’ordine spirituale e, se si vuole, anche, speculativo“.

In “Cavalcare la tigre”, Evola dedica alla fisica ed alla scienza moderna un paragrafo all’interno del capitolo “Dissoluzione della conoscenza – il relativismo”

Ebbene, come accennavamo, la riflessione di Evola risulta particolarmente significativa in anni in cui i fisici stanno, quasi disperatamente, cercando di trovare e fornire evidenze scientifiche dell’esistenza del bosone di Higgs, la fantomatica “Particella di Dio” (un’espressione non particolarmente amata dagli scienziati attuali, come vedremo, trattandosi di speculazioni meramente profane), la quale dovrebbe conferire la massa a tutte le altre particelle subatomiche e, di conseguenza, a tutta la materia dell’Universo visibile: “la particella delle particelle”, insomma. Ma, in realtà, i problemi, fin da quando si annunciò pomposamente, nel 2012, la presunta scoperta del bosone, si presentavano enormi, e tali rimangono tutt’ora, se ci si affida soltanto alle regole di una scienza profana. Contrariamente a quanto si cercò di dichiarare, si è ben lontani dall’essere approdati a delle certezze e peraltro, da allora, il CERN di Ginevra non ha potuto annunciare nessuna ulteriore novità veramente significativa.

Nel saggio che vi presentiamo, suddiviso in due parti, pubblicato sul blog del Centro Studi La Runa e riproposto in versione ridotta sul blog di Azione Tradizionale, proprio in occasione della pseudo-scoperta del Bosone di Higgs nel 2012, oltre ad un quadro delle contraddizioni insite negli annunci di quella che in realtà fu una “non-scoperta” e della crisi della fisica moderna, con riferimenti anche alle osservazioni di Julius Evola, si svelava l’esistenza, ovviamente ben celata dalla scienza ufficiale, di studiosi e scienziati che si rifanno ancora ad una fisica di stampo tradizionale, radicata su fondamenti sovraordinati e sfociante in territori realmente “meta-fisici”, e che sono in grado di proporre teorie e modelli alternativi anche ai fini dell’individuazione dell’origine della materia. Nello specifico, si tratta dell’affascinante teoria del cd. Vuoto Quantomeccanico del fisico italiano Massimo Corbucci, in cui si ritrovano echi di una vera e propria scienza sacra tradizionale. Il determinismo spirituale che Julius Evola, individuando un punto di crisi fondamentale della fisica delle particelle, aveva ritenuto necessario, potrebbe dunque trovare espressione compiuta in sistemi come questo. Buona lettura.

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L’immagine in evidenza è tratta liberamente e senza modifiche da pixabay.com (free simplified pixabay license; author: geralt).

di Paolo G.

Tratto dal Centro Studi La Runa (2012)

Prima parte

Tutta la scienza moderna non ha il minimo valore della conoscenza; essa si basa anzi su di una formale rinuncia alla conoscenza nel senso vero.

In effetti, già il concetto di “verità’ nel senso tradizionale è estraneo alla scienza moderna; questa s’interessa unicamente ad ipotesi e a formule capaci di far prevedere con un massimo di approssimazione il corso dei fenomeni e di ricondurli ad una certa unità. E come non è questione di ‘verità’ … così nella scienza moderna il concetto della certezza si riduce a quello della ‘massima probabilità’ … l’ ‘obiettività’ scientifica consiste unicamente nell’esser pronti in ogni momento ad abbandonare le teorie o ipotesi vigenti, non appena se ne presentino altre capaci di meglio controllare il reale e di far rientrare nel sistema di ciò che si era già reso prevedibile e maneggevole fenomeni non ancora considerati o che sembravano irriducibili: e ciò, senza un qualche principio che per sé, per la sua intrinseca natura, valga una volta per tutte”.

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Con queste parole lo Julius Evola di Cavalcare la tigre descriveva, negli ormai lontani anni Sessanta, alcune caratteristiche della scienza moderna, sulla falsariga della fondamentale distinzione presentata da René Guénon tra scienza profana e scienza sacra ne La crisi del mondo moderno. Le parole di Evola, pur risalenti, potrebbero essere state scritte ieri, per la capacità profetica ed analitica che egli, anche in questo campo, ha saputo manifestare.

Simulazione computerizzata della produzione e dell’istantaneo decadimento di un bosone del modello di Higgs a seguito di una collisione tra protoni – immagine sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, prodotta dal CERN (Lucas Taylor), ripresa, nel rispetto della normativa vigente, senza modifiche rispetto alla versione originale

Come osservò Gianfranco De Turris in una nota di una delle più recenti edizioni di Cavalcare la tigre da lui curata, Evola anticipava “con lucidità e preveggenza un dibattito, in corso ormai da decenni, sulla crisi della scienza contemporanea che ha alla fine scoperto di non essere in grado di fornire risposte non tanto alle domande assolute, quanto addirittura a quelle relative ad ambiti ristretti. La crisi è dovuta alla autoreferenzialità della scienza che cerca di dare risposte soltanto in se stessa, e quindi non può fare altro che andare nella direzione della continua riproposta di schemi già noti”.

Queste riflessioni sembrano di ulteriore, particolare attualità proprio in quest’ultimo periodo. Com’è noto, dallo scorso mese di luglio il mondo della scienza è in visibilio per la (presunta) scoperta al CERN di Ginevra del tanto agognato “bosone di Higgs”, fondamentale particella del cosiddetto “modello standard” della attuale fisica nucleare, altrimenti nota come “Particella di Dio” (ma per motivi molto meno “spirituali” di quel che si crede[1]), la quale dovrebbe conferire la massa a tutte le altre particelle subatomiche e, di conseguenza, a tutta la materia dell’Universo visibile.

Sebbene da più parti si sia gridato al miracolo, e sebbene l’opinione pubblica ed i media generalisti abbiano parlato di questa scoperta in termini molto trionfalistici, la realtà è decisamente più complessa, non solo per evidenti motivi legati alla specificità tecnica dell’argomento, tipicamente da “addetti ai lavori”, ma anche per ragioni di altro genere, connesse non soltanto all’effettività di ciò che realmente si sarebbe scoperto, ma anche al significato da attribuire a tutto questo in termini spirituali e tradizionali.

Da molti anni i fisici, per spiegare la genesi dell’Universo, hanno creato un «modello standard», uno tra i tanti possibili modelli con i quali si cerca di ordinare la fisica della particelle. Per far quadrare i calcoli di questo modello puramente teorico, Peter Higgs teorizzò, nel 1964, l’esistenza di bosoni, cioè di particelle (così chiamate perché obbediscono alla statistica di Bose-Einstein) in grado di dare massa alle altre particelle. Per quanto possa apparire strano, alcune particelle sarebbero in qualche modo all’origine della massa delle altre, possedendone a sua volta una. Sarebbero dunque causa ed effetto contemporaneamente.

Il CERN aveva sicuramente bisogno di annunciare al mondo una scoperta “roboante”, dopo la brutta figura rimediata lo scorso anno con l’erroneo annuncio relativo alla scoperta di neutrini più veloci della luce (scoperta che avrebbe messo in crisi la teoria della relatività) e dopo le polemiche seguite ai massicci investimenti per la costruzione a Ginevra del Large Hadron Collider, il tunnel sotterraneo utilizzato per gli esperimenti, e di Atlas, il gigantesco rivelatore capace di individuare il passaggio di particelle di dimensioni infinitesime. Questo rivelatore, insieme al gemello Cms, ha dato la caccia per 18 mesi alle eventuali impronte lasciate dal bosone di Higgs.

Peter Higgs, Premio Nobel per la Fisica nel 2013 (immagine sotto licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico, autore Bengt Nyman ripresa, nel rispetto della normativa vigente, senza modifiche rispetto alla versione originale)

La certezza assoluta su cosa si sia visto e su cosa si sia realmente “scoperto” a Ginevra, al di là di quanto ufficialmente è stato annunciato dai media, non ce l’ha nessuno, neppure gli addetti ai lavori. Nei giorni successivi all’annuncio, Fabiola Gianotti, la scienziata italiana che guida l’esperimento Atlas, aveva dichiarato: “Nei nostri strumenti abbiamo osservato tracce chiare di una nuova particella a circa 125 Gev di massa … viene prodotta nelle collisioni ad alta energia, ma poi decade in un tempo brevissimo, impossibile perfino da misurare”. La nuova particella individuata sembra essere praticamente invisibile, non dura neppure una frazione misurabile di secondo, e di fatto la si immagina solo sulla base di altre particelle, che effettivamente risultano misurabili; la ricercatrice stessa si guardava bene dal dire che si tratti con certezza del bosone di Higgs. Così anche Mariagrazia Alviggi, responsabile per l’Infn di Napoli del progetto Atlas e docente di fisica all’Università di Napoli Federico II: “Atlas e Cms hanno mostrato evidenze di una nuova particella, senza affermare con certezza che si tratti del bosone di Higgs previsto dal modello standard. Di questa nuova particella si sono visti solo alcuni tra i decadimenti previsti per il bosone di Higgs … sono stati trovati più eventi a due fotoni rispetto a quelli previsti … non si ha la certezza che si tratti della particella di Higgs con le esatte caratteristiche previste dal modello. Le teorie che prevedono particelle di Higgs sono molte e prevedono vari tipi di bosoni, con diverso comportamento”.

Lo stesso Rolf Heuer, direttore generale del Cern, aveva detto, contraddicendosi non poco, che: “Un grande sforzo collettivo ha dato un grande risultato: la scoperta del bosone di Higgs. Ora resta da capire di che tipo di particella si tratti e siamo dunque all’inizio di un altro grande cammino … proprio le nuove anomalie intraviste nel bosone di Higgs, potrebbero costituire l’anello di congiunzione con la realtà che ancora ignoriamoÈ come vedere da lontano un uomo che somiglia molto a un nostro amico, ma dobbiamo avvicinarci per capire se si tratta davvero di lui o di un gemello con qualcosa di diverso”.

Roberto Longo, direttore del centro di matematica e fisica Teorica di Roma presso L’Università Tor vergata, aveva aggiunto: “Il bosone non porta grandi novità dal punto di vista operativo. Finora, si era sempre andati avanti come se esistesse, anche se non lo era osservato. Ma il modello standard continua ad avere i suoi limiti … è un modello fenomenologico e dal punto di vista matematico non è rigoroso. Non contempla l’unificazione tra teoria quantistica e la teoria generale della relatività di Einstein, e questo è il problema concettuale più importante. Il fatto che non si riesca ancora a formulare una teoria unificata significa che non abbiamo compreso ancora a fondo queste teorie. Inoltre, il modello standard non descrive il comportamento della materia nelle condizioni più estreme e non prevede la materia oscura, che costituisce il 96% dell’universo … dal punto di vista matematico, il modello è inconsistente … non c’è dubbio che il modello funzioni, tuttavia la ragione ultima, concettuale, per cui funziona non è chiara”.

Sezione del tunnel di 27 km. di lunghezza del Large Hadron Collider (LHC) presso il CERN a Ginevra –immagine sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, autore Julian Herzog (Sito web), ripresa, nel rispetto della normativa vigente, senza modifiche rispetto alla versione originale

Insomma, gli esperimenti hanno portato ad individuare una tipologia di particella subatomica sfuggente, che è immediatamente decaduta, di cui non si conoscono esattamente la natura e le caratteristiche; le poche proprietà riscontrate sono in parte divergenti da quelle attese. Questa particella potrebbe essere quella ipotizzata in via puramente teorica da Higgs per far quadrare il famoso “modello standard”, oppure potrebbe essere tutt’altro; in realtà, la particella di Higgs potrebbe proprio non esistere, essendo, ripetiamo, solo il frutto di un’elaborazione teorica finalizzata a far funzionare un mero modello astratto. In tal caso, il modello standard dovrebbe essere abbandonato e bisognerebbe considerare altre teorie, come ad esempio quella della Supersimmetria (una simmetria che associa bosoni ad altri tipi di particelle, i fermioni).

Poche settimane fa, inoltre, un gruppo di fisici dell’Università dell’Iowa, ribadendo come non sia ancora ben chiaro cosa si sia realmente scoperto a Ginevra, hanno sottolineato che in ogni caso questo “qualcosa”, in sé, non può ritenersi sufficiente: “Per quanto possa rivelarsi di grande interesse, il risultato più deludente sarebbe trovare il bosone di Higgs, o una particella simile, e niente altro. In realtà la speranza è di trovare qualcosa che vada al di là delle previsioni del Modello Standard”, ha detto Jim Cochran, docente di fisica e di astronomia all’Univesità dell’Iowa. Il Modello Standard direbbe “fin troppo” del bosone ma, paradossalmente, non direbbe nulla in merito alla sua massa. “In futuro ci aspettiamo di trovare qualcosa di ancora più interessante”, precisa Chunhui Chen, fisico e collaboratore di Jim Cochran, facendo riferimento ad ipotetici e fantascientifici scenari cui potrebbero condurre i prossimi trent’anni di ricerche … come dire: al momento non si sa cosa si è scoperto a Ginevra, ed in ogni caso bisognerà attendere altri decenni perché si possano eventualmente fare ulteriori passi significativi (2).

Lo stesso “modello standard” è già in sé piuttosto traballante, poiché, oltre a non prevedere la materia oscura (uno dei tanti misteri non ancora risolti dalla fisica moderna, al pari di quello dell’antimateria) e a non dare conto di una forza fondamentale quale la gravità (non configurando la particella elementare della forza di gravità, il gravitone), al momento, come osservato dal dottor Longo, non riesce a far conciliare le due teorie fondamentali che hanno caratterizzato la fisica nell’elaborazione novecentesca: la relatività – generale e ristretta – e la fisica quantistica.

Le due teorie operano in ambiti distinti: la relatività generale si occupa del comportamento della materia a livello macroscopico e delle altissime energie, ed ha carattere deterministico, mentre la fisica quantistica (o fisica delle particelle, in quanto studia di fatto il comportamento delle particelle atomiche o subatomiche) si occupa del comportamento della materia a livello microscopico e delle basse energie ed è una fisica probabilistica. Le due teorie, quando vengono applicate assieme, portano a risultati contraddittori, in quanto si fondano su diversi presupposti: la materia sembra infatti comportarsi in maniera diversa a livello atomico e subatomico rispetto a quanto avviene invece a livello macroscopico, il che implica un terribile problema: che una delle due teorie sia sbagliata, o che comunque le teorie debbano essere profondamente rivedute e corrette.

Albert Einstein – immagine tratta liberamente e senza modifiche da pixabay.com (free simplified pixabay license; author: janeb13)

Evola, con riferimento in particolare alla teoria einsteniana della relatività, parlò di “forma liminale della dissoluzione della conoscenza”, aggiungendo che “con quella teoria ci si è avvicinati quasi a certezze assolute, ma di un carattere puramente formale. E’ stato costruito un sistema coerente di fisica tale da tener in scacco ogni relatività, da render conto di ogni mutamento e di ogni variazione, con la massima indipendenza dai punti di riferimento e da tutto ciò che si lega alle osservazioni e alle evidenze dell’esperienza immediata, alla percezione corrente dello spazio, del tempo, della velocità. Ci si trova dinanzi ad un sistema che è ‘assoluto’ per via della flessibilità ad esso conferita dalla sua natura esclusivamente matematica e algebrica … La teoria in questione è disposta ad ammettere le relatività più inverosimili … l’una cosa non è più ‘vera’ dell’altra”, con l’unica differenza che un’alternativa comporterebbe l’introduzione di maggiori complicazioni nei calcoli rispetto ad un’altra.

Quella einsteniana è anche una fisica algebrizzata, come la definì Evola, ponendo in evidenza come in essa vengano matematizzate senza residuo anche le ultime basi sensibili intuitive che si mantenevano nella fisica meno recente, caratterizzata ancora da schematiche categorie geometrico-spaziali. Nella fisica einsteniana, invece, spazio e tempo fanno una cosa sola, formando un ‘continuo’ espresso da mere funzioni algebriche.

L’intera fisica moderna (e non solo quella einsteniana) appare dunque, nel suo complesso, dominata da un astrattismo e da un relativismo giunti ormai alle loro estreme conseguenze, essendo fondata su diversi schemi possibilistici e modelli teorici che possono essere modificati, corretti, abbandonati (proprio come ricordato all’inizio nella citazione di Evola), a seconda di ciò che può essere considerato come meglio rispondente, volta per volta, a determinate necessità, ed a seconda delle risultanze sperimentali, che peraltro rappresentano sempre un fattore di elevata incertezza, come rilevato sempre da Evola: gli esperimenti, infatti, “… non danno risultati univoci, ma variabili. La stessa impostazione dell’esperimento fa sì che si abbia ora l’uno, ora l’altro risultato, perché essa influisce sull’oggetto dell’esperimento … e all’una descrizione dei fenomeni sub-atomici se ne può contrapporre un’altra altrettanto ‘vera’ ”.

C’è pertanto ben poco di realmente completo, certo ed assoluto in questo contesto: tutto appare relativo, sfuggente, astratto o comunque indefinito. Abbiamo due imponenti teorie (relatività e fisica quantistica), che confliggono tra loro. Abbiamo un modello, il modello standard, che non dà conto di una forza fondamentale (la gravità) e, come visto, presenta altre importanti anomalie.

Il filosofo Giovanni Reale, scomparso nel 2014 – immagine sotto licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico, ripresa, nel rispetto della normativa vigente, senza modifiche rispetto alla versione originale (autore Associazione Amici di Piero Chiara).

Gli scienziati si trovano attualmente di fronte ad una situazione tutt’altro che chiara, con numerose scuole di pensiero e diversi approcci; la fisica si è frammentata in mille rivoli, nel disperato tentativo di raggiungere e spiegare razionalmente, analiticamente e dialetticamente tutte quelle verità ultime che attengono invece ad un piano metafisico e che pertanto, come accadeva nelle civiltà tradizionali, potrebbero essere percepite soltanto attraverso una forma di conoscenza fondata su un pensiero di tipo sintetico-intuitivo. Qualunque scoperta a livello atomico e subatomico da parte di una scienza meramente profana richiederà sempre il compimento di ulteriori passi, e poi di altri ancora, all’infinito: ma essa non riuscirà mai a spiegare razionalmente l’essenza ultima del mondo sensibile, come si illude di poter fare; resterà inevitabilmente limitata entro un dominio conchiuso, fino a perdersi in quell’autoreferenzialità, in quell’astrattezza ed in quel relativismo probabilistico che ormai già da tempo la contraddistinguono.

Le verità della scienza sono provvisorie”: così, sulla stessa linea, aveva commentato molto significativamente il filosofo Giovanni Reale a proposito della presunta scoperta di Ginevra.  “Si ha l’impressione che non pochi scienziati e gran parte degli uomini comuni siano rimasti inchiodati all’idea ottocentesca e del primo Novecento, secondo cui la scienza raggiunge verità ultimative e incontrovertibili. Ma l’epistemologia ha dimostrato il contrario, ossia che ciò che la scienza dice si colloca all’interno di «paradigmi», tutti quanti controvertibili con le conseguenze che questo comporta. Non poche volte alcune affermazioni della scienza, nell’evoluzione delle conoscenza, si sono capovolte nel loro contrario.
Popper ha dimostrato in modo preciso che ogni teoria scientifica è tale solo se — e nella misura in cui — risulta «falsificabile», ossia controvertibile. Una verità presentata come infalsificabile sarebbe, per definizione, non scientifica.
Se non si tiene ben presente questo, si trasforma la scienza in «scientismo», ossia se ne fa un idolo considerandola fonte di ipotesi, ossia di affermazioni modificabili, ma di verità assolute”
.

Segue nella seconda parte

***

Note

[1] L’espressione deriverebbe dal titolo di un libro di Leon Lederman, Nobel per la Fisica nel 1988, che tentò per molti anni di individuare il fantomatico bosone di Higgs, cercando invano di ottenere finanziamenti per costruire in Texas un enorme acceleratore come quello poi realizzato a Ginevra. Quando nel 1993 Lederman portò al suo editore il manoscritto che raccontava la ricerca (fino a quel momento infruttuosa) dell’elusiva particella, avrebbe proposto il titolo The Goddamn Particle: If the Universe Is the Answer, What Is the Question?, in cui la particella veniva appunto definita “maledetta” per la sua ostinazione a non farsi trovare dai ricercatori. Fu l’editore ad insistere per cambiare il titolo, modificando l’espressione nella più evocativa The God Particle: ebbe ragione, visto il successo del libro e la popolarità dell’appellativo con cui ancora oggi la particella è conosciuta al di fuori della comunità scientifica; appellativo che invece gli scienziati, a partire dallo stesso Higgs, non amano particolarmente.

[2] N.d.R. – Successivamente alla presunta scoperta del Bosone di Higgs, si sono susseguiti negli anni periodici aggiornamenti, che hanno in sostanza confermato la linea esposta nell’articolo: si osservano e studiano effetti e reazioni più o meno in linea con la particella come teorizzata da Peter Higgs, si registrano decadimenti immediati e trasformazioni dei bosoni in quark top (le particelle fondamentali più pesanti tra quelle conosciute), collisioni tra protoni che generano non solo bosoni dello schema di Higgs, ma anche quark top stessi e la loro controparte di antimateria, gli anti-quark top, e così via. Ma tutto ciò non porta a passi avanti risolutivi in chiave finalistica e causale: si potrà proseguire all’infinito con deduzioni, osservazioni, scoperte e calcoli, cercare cause ed effetti dei fenomeni a catena, senza però poter mai giungere, in un’ottica puramente meccanicistica e agnostica, a trovare la matrice ultima della materia e della massa. Chi volesse approfondire l’argomento, può consultare sul portale http://www.lescienze.it/ , oltre alle osservazioni più recenti di quest’anno, gli aggiornamenti del giugno 2014 e del giugno 2018, estremamente interessanti e significativi.



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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