Sesto articolo tratto dal n. 72 del “Diorama Letterario” diretto da Marco Tarchi, pubblicato nel giugno del 1984 e dedicato ad Evola nel primo decennale della sua scomparsa terrena. Si tratta dell’articolo “La Spada e la Rosa”, a firma di Claudio De Nardi. Uno scritto particolare, in cui l’autore rievocava i termini di una profonda crisi esistenziale che lo aveva condotto sul ciglio del baratro, dalla quale si era ripreso grazie alla scoperta delle opere di Julius Evola: dapprima la Tradizione Ermetica, concordemente con le caratteristiche e la formazione dell’autore, poi a seguire le altre. Una vicenda per molti versi assimilabile a quella che lo stesso Evola visse in prima persona, quando a “salvarlo” fu la lettura di uno dei discorsi del Buddha contenuti nel Majjhimanikāyo.
Poco si sa sulla figura di Claudio De Nardi, scomparso nel 2010. Vi forniamo un breve excursus tratto dai siti specializzati weirdletter.blogspot.com e lazonamorta.it. Veneto di nascita, trasferitosi in Friuli, appassionato di letterature e poesie europee e nord americane, De Nardi si laureò dapprima in Lettere, con una tesi su Dino Campana, e poi in Filosofia. Saggista e traduttore, tra i massimi esperti di letteratura weird (*) in Italia, attivo dalla seconda metà degli anni ’70. Premio “Repubblica di San Marino” 1995 per il complesso della sua opera saggistica, è stato collaboratore editoriale per Fanucci, Solfanelli, Reverdito, Il Cerchio, Castelvecchi e altri; per Mondadori ha tradotto molti racconti di H.P.Lovecraft, per numerose Edizioni Oscar, tra cui la serie in quattro volumi H.P. Lovecraft – Tutti i Racconti curata da Giuseppe Lippi. Articoli di De Nardi sono stati pubblicati anche all’estero, sulla rivista francese Antares e sugli americani Lovecraft Studies.
De Nardi si è occupato di vari autori come Arthur Machen, Arthur Conan Doyle o Lord Dunsany, ma è stato soprattutto H.P. Lovecraft lo scrittore che ne ha più segnato e influenzato la vita professionale. Il suo primo scritto pubblicato fu un saggio intitolato “Alla ricerca della Chiave d’Argento”, a corredo, insieme ad altri saggi, dell’opera “Il guardiano della soglia” di August Derleth (1977). Fra i volumi tradotti e curati, i ritrovati racconti lovecraftiani de L’albero sulla collina (Solfanelli, 1988), le antologie di saggi Vita privata di H.P. Lovecraft (Reverdito, 1987) e Lovecraftiana (Yorick, 1995); l’antologia narrativa sui vampiri Il sangue e la rosa (Reverdito, 1988); le versioni italiane del romanzo The Hill of Dreams di Arthur Machen (La collina dei sogni, Reverdito, 1988) e delle storie di Lord Dunsany in The Book of Wonder (Il libro delle meraviglie, Reverdito, 1989).
***
di Claudio De Nardi
Era passato tanto tempo dacché un amico mi aveva inviato una copia dei libri di Evola, con il suggerimento di leggerli, nel tentativo di bloccare la mia pericolosa discesa lungo i piani inclinati; ma allora non ero in condizione di leggere e i libri erano rimasti a sognare sullo scaffale polveroso. E gli anni passavano e gocciolavano nel Pozzo, mentre mi avvicinavo all’Abisso, senz’altro desiderio che di cadere e che tutto fosse finito. Preso da vertigine, invasato dal Dèmone della Perversità, guardavo i miei gorghi, riverberi neri punteggiati di soli.
Quel mattino decisi di attuare una decisione che venivo maturando da tempo; quel mattino doveva essere l’ultimo. Senza chiasso, silenziosamente, senza rimpianti: come chiudere una Porta per sempre. Riandavo a quel che era stato: gli anni tumultuosi, la ricerca inesausta di un Significato, le mille esperienze che mi avevano spinto a verificare la Lettre du Voyant di Rimbaud, mediante un long, immense et raisonné dérèglement de tous le sens. Dimentico dell’avvertimento di Montale, nel suo Omaggio ad Arthur: oh non seguirlo nel suo rapinoso / volo di starna. Ed ero giunto si a l’inconnu, l’ultima spiaggia: le alchemiche «acque corrosive»; in fuga da un tempo, un mondo, e una civiltà in cui non mi riconoscevo più, appagato e nauseato di ideologie-abiti-stretti, mistificanti Weltanschauungen, di frenesia della modernità. Tutto vissuto ed esperito. E da ultimo, ero prigioniero del mio Labirinto, e le acque in caduta sgretolavano ogni giorno di più la mia persona, il mio essere, la mia anima. Non vedevo altra alternativa che chiudere quella Porta.
Per una di quelle curiose coincidenze che capitano a volte in circostanze estreme, La Tradizione Ermetica cadde dallo scaffale; scuotendomi da quei pensieri, considerandolo un Segno, decisi di leggerlo a mo’ di viatico per la fine del Viaggio.
La tessitura sapienziale, la magia, il fascino del testo mi avvinsero subito; qualcosa dentro di me reagiva, si destava, si svegliava al richiamo di verità a lungo inseguite e che pure vivevano in me da sempre. Passai poi a Rivolta contro il Mondo Moderno, Cavalcare la Tigre, Il Mistero del Graal, l’opera poetica di Evola, e tutti gli altri volumi che il destino aveva voluto farmi scoprire soltanto in quei giorni, proprio al termine della mia parabola. È passato un anno, da quel mattino. Mi sono aggrappato al pensiero e all’insegnamento di Evola, con la disperazione del naufrago, ma con una rinnovata volontà di lotta, con un oscuro, indefinito ideale di poeta, di artista-guerriero-iniziato.
Compresi che quella che avevo giudicato la «fine» era l’inizio di un Viaggio imprevedibile e affascinante, proprio di chi nulla più teme, avendo visitato l’inferno.
Dalla mia Tomba avevo Sete – non brama che segna l’infelice esito di alcune avventure titaniche; deciso a «gelare le acque»; convinto di trovare la Pietra e che era stata soltanto Opera al Nero la vicenda dei miei anni giovanili, la Distruzione e l’Amore, il mio Io moriva, annaspando, farfalla alcoolica prigioniera ormai della bottiglia-athanòr: fu la prima di quattro miniature a china che avrei dedicato ad Evola.
E la Tomba diventò la mia Culla; e l’uomo di piombo si trasformò in uomo di rame e poi d’argento. Capii che tutto quanto era accaduto, tutto preludeva ad un oscuramento, alla Morte iniziatica, al risveglio del Sè: ne era Presagio e Segno. E che anche il desiderio di morte fisica era stato l’ultima prova, l’estremo Inganno, dopo quelle, durissime, nei sottosuoli contemporanei. L’ubriacatura marxista aveva celato il nulla che sta al fondo di questa superba e scintillante civiltà; il dandismo e l’estetismo soltanto veli pietosi che non eran bastati a salvarmi. Divenne coscienza la sensazione di una colossale mistificazione, di una demonia secolare senza precedenti e quasi d’un invasamento diffuso. I Testi lo chiamano kali-yuga, l’Età Oscura, l’Età del Lupo. Mi resi conto che il mio amore per la poesia, la letteratura e l’arte, preludeva da una Scoperta e un Ritorno: il Mondo della Tradizione rivisitato e rivissuto con spirito contemporaneo, alla Jünger, di cui Evola è stato per me magnifico e irripetibile mentore. Lo sconforto e la disperazione divennero volontà di restare, di testimoniare nello sfacelo di un mondo; senza fuggire in un mito, senza morire.
Ho conservato alcune annotazioni, del mio incontro con Evola, stese sotto forma di lettere ad un carissimo amico e scritte nel momento stesso in cui tale incontro, stavo per dire miracolo, avvenne. Forse più di tanti discorsi d’oggi, possono rendere meglio, l’Idea del cambiamento che si operò in me, con il risultato stupendo, tra gli altri, di riuscire a vincere le acque corrosive.
11 novembre 1982
«… Rivolta contro il Mondo Moderno è uno dei più bei libri che abbia mai letto. In un periodo in cui congetturavo storie letterarie capovolte, la prospettiva ribaltata proposta da Evola mi ha stregato, affascinato, convinto… Luce del Nord, la dottrina dei cicli, il Mondo della Tradizione, la Cavalleria, i miti antichi, le forze del caos che nell’immane battaglia hanno corroso la Solarità indo-aria, nordico-germanica, in una caduta apocalittica fino ai nostri giorni; Gianfranco, ne sono uscito diverso, radicalmente cambiato, come da un lungo, inebriante sogno di luce… Dovrei scriverti decine, centinaia di pagine, se dovessi dettagliare verità per verità, pietraluce su pietraluce, per costruire un castello solare in riva al Tempo… Si vede era destino dovessi navigare mari oscuri per ancorarmi in un Porto del Nord, in una tranquilla, severa, maestosa numinosità… Ove ancora risuonano i Canti e le Gesta iperboree, la vittoria della Luce sulle tenebre, della Solarità sulla Donna Lunare… e in altre stanze il clangore dei ferri crociati, la bianca veste che fu già di Goffredo… Come è stata possibile una tale impostura: che la cultura contemporanea metta in atto un simile filtro in modo che milioni di giovani non possano conoscere il mondo della Tradizione? E che io stesso l’abbia ritrovata, dopo gli anni liceali, sull’orlo dell’ultima vertigine? … E quello stile di Evola, poi; sembra Livio o Tacito, a volte; il linguaggio domato, sì da diventare pietra o luce, sfolgora in improvvise solarità, in rotture di livello: la parola ti penetra come lama di Spagna…».
16 novembre
«Quale ricchezza di Simboli, di Linguaggio, di verità nell’Ermetismo. Sbalordito dalla pregnanza poetica degli Alchimisti. Provo l’impressione di ricordare, tanta la spontaneità con cui assimilo la Simbologia ermetica e le Operazioni dei “veri filosofi”… Ho pensato che la dottrina tradizionale è simultanea alle Fasi dell’Opera… ma al contrario: dall’Età dell’Oro a quella del Ferro: dalla Rubedo alla Nigredo. È un’intuizione e mi riesce difficile comunicartela. Come se la Storia rappresentasse le Fasi dell’Opera a rovescio. Oggi viviamo la Nigredo. In che modo tornare al Sole e all’Uomo d’Oro? Perchè ero smarrito / io che ritorno alla luce…».
20 novembre
«Capiscimi: non amo soltanto l’estetismo, il fascino dei Simboli e del linguaggio, ma soprattutto la realtà oggettiva che sta di là da Simboli… l’arte e la letteratura nascono dalla Nostalgia e dall’infelicità… Mi rendo conto perché Evola ha lasciato la Pittura e la Poesia con il talento che aveva. A che serve cantare il Tempo perduto, il Tempo della luce?»-
25 novembre
«È tutta sbagliata la nostra epoca, è tutto demonico. Ora so perché ho vissuto così, perché mi sono devastato e mi stavo uccidendo, non trovando un mio mondo, e la letteratura fantastica non bastava più, anzi mi spingeva sempre più in Là… Il Signore della Ruota / Volge i Raggi; la Tradizione ha voluto che questo suo figlio vagasse e soffrisse tanto, si perdesse nel Labirinto e riconquistasse, dopo la Nigredo avviata a sua insaputa dalle acque corrosive, la Verità e la Serenità. L’ho cercata tanto la Tradizione, cercavo un ritorno ad anni lontani, quand’ero un ragazzo. Ma per trovarla era scritto io dovessi superare molte prove. Per altri, per te, ad esempio, è stato diverso: trovandomi da sempre nel Suo solco. Io ho dovuto lottare per scoprirlo in me stesso, perché il Seme diventasse Albero Maschio nella Luna Nuova, nella Diana appena nata… Questo, si, questo è davvero un Risveglio nei Colori e voglio scriverti, con Aristeo: Cara e vile, chiara e preziosa è la Pietra Nostra…»

La soglia (iniziatica) resta inaccessibile per chi non ha le chiavi e la possibilità di camminare” (emblema n. 27 dell’”Atalanta fugiens” di Michael Maier, 1566-1622)
29 novembre
«Approssimandomi alla centralità del mio io (quattro riletture di Cavalcare la Tigre) lascio che le crisi si scarichino, cercando di guidarle, ma senza oppormi… momenti di mineralità, di fissità, quasi silenti fecondazioni sideree; attimi irripetibili, squarci di Veglia, in cui mi sembra di volare in borghi turriti, accarezzati dall’edera. Sempre più assimilo naturaliter la Corrispondenza/Analogia dei Figlio d’Ermete, radice dell’Ermetismo… Altre volte momenti di automatismo, dissociazioni, depressioni, crisi del senso dell’io… Ma ormai Evola mi ha insegnato a superarli, a far nascere dalla mia Waste Land una nuova Pianta… E percepisco tersa, nitida promessa di rinascita, quasi una gioia della Luce che canta le Stagioni e i Colori…».
Mi sembra sia trascorsa una vita da quando buttai giù queste note: ed è solo un anno. L’entusiasmo, l’ingenuità, la fiduciosa speranza di allora, sono divenuti consapevolezza, serenità e forza che mi hanno permesso di «tenermi in piedi» e di affrontare i tanti guai, i disastri, le conseguenze di anni di Nigredo. Qualche mese più tardi riuscii nuovamente a scrivere saggi, dopo un’eternità; la letteratura fantastica, la poesia e l’arte, mi svelarono inediti e profondi, radicali significati. Compresi di non essere più solo, capii il senso, il perché di questi inni, in maniera limpida come nessun’altra dottrina. Scoprii nuovi amici, nuovi compagni di cordata, altri alternativi che dispersi per la Penisola e all’estero, cercavano di sopravvivere tra queste «rovine». Ritrovai intatta, accresciuta e maturata la mia potenzialità estetica; ma saldata, ma sorretta da una nuova coscienza: non mi sentivo più naufrago nei mari del Tempo e della Vita. Tutto, gradatamente, acquistò significato. I Simboli antichi rivivevano oggi, la realtà mi parlava linguaggi di pietra e di luce e scrissi il mio primo Canto Alchemico: la Spada e la Rosa, i due volti di Claudio.
Mille pagine non basterebbero ad esprimere la mia gratitudine, riconoscenza, il mio amore per Julius Evola; ho spesso pensato che non averlo conosciuto come quel caro amico che fu suo intimo, sia stata per me una sventura, una lacuna incolmabile. Altre volte provo amarezza e rabbia, perché tanti altri giovani non possono avvicinarsi a lui, in questo neoconformismo che volutamente emargina una delle maggiori figure del Novecento italiano ed europeo.
Eppure sono fiducioso: la Tradizione lavora, segreta, sottile, silenziosa e non dimentica mai i suoi figli, specialmente spiriti grandi, anime eccezionali quale fu il Nostro. Mi sono anche chiesto cosa gli avrei detto, ove lo avessi incontrato in questa vita, in questo «Settenario»; forse, soltanto Grazie, Julius Evola.
***
(*) Il weird è un genere letterario, sottogenere della narrativa gotica e horror. Sviluppatosi fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, è principalmente incentrato su opere e temi che hanno come scopo quello di provocare paura, sbigottimento, orrore e suggestione nel pubblico, evitando però i cliché tipici dell’horror, del gotico e del sovrannaturale e cercando invece di introdurre nel proprio lavoro elementi originali e sovversivi. Fra gli autori considerati come capostipiti del weird si trovano Edgar Allan Poe, Lord Dunsany, H.P. Lovecraft e Clark Ashton Smith. La narrativa weird ebbe il suo apice durante gli anni ’30 e ’40 del Novecento, per poi scemare fino agli anni ’80, quando una rinascita d’interesse da parte di pubblico e autori ha dato vita al genere new weird.
L’immagine in evidenza è liberamente tratta da flickr.com, author: The Akban martial arts academy, under Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic license, taken with no changes.


'La Spada e la Rosa' has no comments
Vuoi essere il primo a commentare questo articolo?