Il Mediterraneo lago romano

Sabato scorso, presso la Comunità Militante Raido di Roma, si è svolta un’interessante conferenza, da noi anticipata in occasione dell’approfondimento su Steve Bannon e The Movement, in cui i relatori, Claudio Mutti ed Andrea Marcigliano, hanno affrontato il tema della cd. Terza Roma, e le prospettive eurasiatiche da Roma a Mosca, per il cui resoconto rinviamo all’apposita recensione pubblicata su azionetradizionale.com.

In occasione dell’evento, si è anche accennato al ruolo del Mar Mediterraneo negli equilibri geopolitici dell’asse Occidente-Oriente, e quindi come possibile volano di prospettive euroasiatiche, ma anche come zona in cui si può presentare la riedizione di un Guerra Fredda del XXI Secolo, tra Stati Uniti e Cina.

Appare pertanto interessante riproporre, circa il ruolo avuto dalle vicende storiche avvenute nel Mediterraneo dalle invasioni barbariche fino all’invasione araba del VII secolo, questo commento-recensione di Julius Evola, pubblicato su “Il Regime Fascista” nel febbraio 1940, relativo all’opera “Mahomet et Charlemagne” del celebre storico belga Henry Pirenne, pubblicata postuma nel 1937 e tradotta in Italia per la prima edizione dall’editore Laterza nel 1939 (*). Nell’opera, Pirenne avanzava quella che è rimasta una delle sue tesi più celebri e discusse, ossia la necessità di spostare in avanti la data da cui canonicamente si fa iniziare il Medioevo (476 d.C., con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente), fino al VII secolo, in concomitanza con l’espansionismo arabo nel Mediterraneo. Con esso si avrebbe avuta, infatti la definitiva rottura di un equilibrio latitudinale, in direttrice ovest-est, che sarebbe ancora perdurato dopo l’inizio delle invasioni barbariche, con la translatio imperii da Roma a Costantinopoli e la sostanziale sopravvivenza dello stile di vita romano, in ambito sociale, culturale ed economico, con l’impero bizantino (restauratio imperii).

Tale equilibrio e tale persistenza della romanitas sul Mediterraneo si sarebbe realmente spezzato, quindi, soltanto con l’arrivo degli Arabi nel “Mare Nostrum”, che avrebbe comportato una forzosa translatio imperii in senso longitudinale, l’affermarsi di un asse nord-sud, con l’avvento della dinastia nordica carolingia, l’alleanza della Chiesa, staccatasi da Bisanzio, con essa, l’avvento di Carlomagno e la nascita del Sacro Romano Impero. Da “Mare Nostrum”, “lago romano”, che gli stessi Arabi preislamici chiamavano “al-Bahr ar-Rûmî”, vale a dire “Mare Romano”, a “lago romanico-bizantino”, fino all’irruzione degli arabi islamizzati, che comportò tale sconvolgimento del mondo romano-mediterraneo, con la creazione di fatto di tre aree di civiltà: quella appunto ruotante attorno all’asse longitudinale nord-sud romano-germanica, quella bizantina, in cui formalmente l’impero romano orientale sopravvisse, e quella arabo-musulmana, che avrebbe toccato l’apogeo nel IX secolo. Da quel momento, anche per gli arabi quel Mare non sarebbe stato più romano, ma in effetti “medi-terraneo”, “Mare mediano” o “intermedio” (al-Bahr al-Mutawassit )[1].

Con l’occasione, prima di proporre l’articolo di Evola, ci appare significativo, riagganciandoci al tema della conferenza tenutasi presso Raido, spendere qualche parola per descrivere la situazione geopolitica odierna relativa al Mar Mediterraneo.

Attualmente, lungo la direttrice mediterranea ovest-est, la competizione fondamentale nell’area appare sicuramente quella tra Stati Uniti e Cina: nell’ambito di tale scontro geopolitico, l’ex Mare Nostrum si pone latitudinalmente come terzo mare “medi-terraneo”, intermedio tra quello estremo-occidentale, compreso fra Mar dei Caraibi e Golfo del Messico, il cd. “cortile di casa degli Stati Uniti”, e quello estremo-asiatico, compreso tra Mare di Okhotsk, Mar del Giappone, Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale, epicentro della competizione fra Pechino e Washington nella complessa vicenda geopolitica di quell’area[2]. Nel contesto di questi tre mari semichiusi, la contesa cino-americana sul Mediterraneo è fortissima: la Cina, come osservato anche da Andrea Marcigliano nel corso della conferenza tenutasi presso Raido ed in altre occasioni[3], inquadra le acque del nostro Mediterraneo nell’ambito di una strategia mondiale, per affermare nel lungo periodo (si ritiene in vista del centenario della Repubblica Popolare Cinese, nel 2049) la propria egemonia su scala globale, in luogo della decadente potenza americana[4].

Le due “vie della seta del XXI secolo” (cliccare per ingrandire)

Tale strategia corre lungo la rotta della cd. “Belt and Road Initiative (Bri)” lanciata da Xi Jinping nel 2013, e ribattezzata la “via della seta del XXI secolo”, che si sviluppa lungo due direttrici: una commerciale (terrestre), che da Xi’an attraversa il cuore dell’Eurasia, fino a Teheran, Istanbul (la seconda Roma), Mosca (la terza Roma?) la Germania, per poi terminare a Trieste-Venezia, ed una marittima (ribattezzata anche “filo di perle”), che si dipana dal Mar Cinese Orientale, passando per lo Stretto di Malacca, l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e lo Stretto di Suez, per approdare all’ex Mare Nostrum, quale “sbocco occidentale del Mediterraneo allargato”[5]. In tal senso, sono significativi i massicci investimenti cinesi in Africa, nel canale di Suez, in Siria (sono stati offerti più di 2 miliardi di dollari per la ricostruzione), il recente investimento nel Kumport Terminal del porto turco di Ambarli, presso Istanbul, l’acquisizione del Porto del Pireo e l’interesse fortissimo manifestato per il porto di Trieste[6], punto di approdo di entrambe le nuove “vie della seta”. In questi termini, sostanzialmente, si articolerebbe la risposta cinese al tanto controverso TTIP, il Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti, in corso di negoziati dal 2013 tra Stati Uniti ed Unione Europea, come confermato dallo stesso Andrea Marcigliano[7].

Gli Stati Uniti intendono bloccare, ovviamente, tale disegni cinesi di conquista dell’occidente, molto pericolosi soprattutto laddove ci fosse una convergenza euro-asiatica con la Germania e, in particolare, con la Russia di Putin. In tal senso l’operazione-Bannon in Europa acquista un ulteriore, chiaro significato. Poiché, come insegna Carl Schmitt, il principio di sicurezza, associato al diritto del mare, tende a rendere evanescente ogni confine geografico reale, sostituendolo con delle “fasce di sicurezza o frontiere mobili da spostare conformemente alle necessità egemoniche”, gli Stati Uniti, quale paradigmatica potenza talassocratica, percepiscono quale loro “confine” orientale-atlantico la fascia occidentale (cioè le coste europee) del cd. “Rimland”, vale a dire la fascia marittima e costiera che circonda l’Eurasia, divisa in tre zone: zona della costa europea, zona del Medio Oriente e zona asiatica; un confine, una zona di controllo, da non violare[8]. Di qui i tentativi americani di bloccare le iniziative euroasiatiche di marca cinese o russa. La “missione” di Bannon, le basi NATO nel mediterraneo, una fascia di contenimento nell’Est europeo a ridosso della Russia, attraverso i paesi baltici e la Polonia, munita di basi, installazioni militari ed armamenti, sono soltanto alcune delle contromosse a stelle e strisce.

Paesi aderenti al cd. “Trimarium”

La Russia stessa, ovviamente, è interessata a saldare la propria alleanza con la Cina, anche in chiave anti-americana, ed a mantenere un accesso al Mediterraneo, per le enormi opportunità offerte dall’area anche in termini commerciali ed energetici: la presenza di basi russe dislocate nell’area, l’attivazione di canali diplomatici, i buoni rapporti cercati con la Turchia di Erdogan, con il quale Putin ha trovato accordi per il passaggio marittimo, l’annessione della Crimea, che garantisce l’accesso direttamente al Mar Nero, ne sono una prova[9].

I paesi dell’Est europeo, in tale contesto, oscillano pericolosamente tra i due aghi della bilancia: come detto, la NATO è entrata pesantemente nell’area. Ed il neonato Trimarium[10], un patto che, sorto su iniziativa della filo-americana ed anti-russa Polonia, lega 12 paesi dal Mar Baltico fino al Mar Nero ed all’Adriatico (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia, Austria, Slovenia, Croazia, Romania, Bulgaria), sembra tracciare uno sbarramento longitudinale allo scopo di evitare intese sull’asse Ovest-Est tra Germania e Russia (proprio secondo quanto auspicato dal politologo americano George Friedman nel 2015), probabilmente, oltre che in chiave anti-russa, anche in chiave anti-cinese; il tutto, verosimilmente, con una “manina” a stelle e strisce a guidare le operazioni.

Passiamo ora la parola ad Evola, critico nei confronti dell’approccio eccessivamente intriso di materialismo storico del Pirenne (che non tenne in dovuto conto la presenza di forze invisibili determinanti nella definizione di certi processi storici) e fermo nel ribadire, “geopoliticamente”, “l’idea, che il Mediterraneo è il luogo naturale nel quale”, sotto un rinato segno romano, che poteva essere all’epoca riaffermato dal miglior fascismo, in chiave tradizionalmente imperiale, “può avvenire un incontro creatore fra Nord e Sud, fra Oriente e Occidente”.

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di Julius Evola

Tratto da”Il Regime fascista”, 10 febbraio 1940

E’ recentissimamente uscita, presso l’editore Laterza, la traduzione di un’opera del noto storico belga Henry Pirenne, che già nell’edizione originale francese è stata molto discussa e che per noi presenta forse un interesse particolare, nella misura in cui essa per tesi centrale ha l’importanza avuta dal Mediterraneo sia nel mondo antico, che nei processi di formazione del mondo medievale.

L’imperatore bizantino Giustiniano (527-565) raffigurato su un mosaico in San Vitale a Ravenna

Fra tutti i caratteri dell’ammirabile costruzione umana, che fu l’impero romano, quello che colpisce di più, e che è anche il più essenziale è — secondo il Pirenne — il suo carattere mediterraneo. Attraverso di esso, benché greco ad Oriente, latino ad Occidente, l’unità romana si comunicò all’insieme delle province. II mare, in tutta la forza del termine «Mare Nostrum», porta idee, religioni, mercanzie. Il Mediterraneo è un lago romano ed è il cuore della vita romana. Le Province del Nord, Belgio, Britannia, Germania, Pannonia, ecc. non sono che spalti contro la barbarie. Dal Mediterraneo, Roma domina Nord e Sud, Oriente ed Occidente.

Ciò posto, la prima tesi del Pirenne è che a torto si crede al tramonto della civiltà romana nel punto in cui cadde l’Impero romano d’Occidente. Egli relativizza l’importanza che, dal punto di vista della civiltà, ebbero le invasioni barbariche. Da sole, esse non ebbero il potere né di dar fine al mondo antico, né di creare una civiltà nuova, come sarà quella medievale. L’unità mediterranea sussiste e, con essa, ciò che si può considerare essenziale nella cultura romana. Bisanzio continua ancora per secoli ad avere quella parte di «caput mundi», che Roma antica le aveva trasmessa. Malgrado le perturbazioni e le perdite dovute a questo spostamento e alla costituzione di vari regni barbarici ad Occidente, non apparvero — secondo l’indagine del Pirenne — nuovi principii direttivi né nell’ ordine economico, ne in quello sociale, né nella lingua, né nelle istituzioni. Ciò che sussiste di civiltà è mediterraneo. Nel ‘600 il mondo non presenta una fisionomia qualitativamente differente da quella che aveva nel ‘400. I Barbari, del resto, non vollero né distruggere, né sfruttare l’Impero. Non avevano nulla da opporgli come forze morali. Dal tempo del loro stanziamento nell’Impero tutti i lati eroici ed originali delle loro tradizioni erano scomparsi per dar luogo ad un assorbimento romano. L’unità mediterraneo-bizantina ha, per così dire, risucchiato la civiltà barbarica.

E’ dunque un errore — dice il Pirenne — vedere la nascita del Medioevo, quale tipo di civiltà nuova, nel punto della caduta dell’Impero romano d’Occidente. Bisogna portarsi assai più in là — quasi di quattro secoli — e bisogna poi riferirsi meno al fattore corrispondente al sangue germanico e barbarico, che ad un avvenimento decisivo il quale, di nuovo, si svolse nel grande lago romanico, nel Mediterraneo.

Questo avvenimento, secondo il nostro autore, sarebbe stato il nascere dell’Islam e l’irruzione rapida, imprevista, incoercibile dell’Islam e della corrispondente civiltà araba nel Mediterraneo. I Musulmani si impadronirono rapidamente delle vie del mare, che il mondo romanico aveva imperdonabilmente trascurato di assicurarsi per mezzo di una adeguata potenza navale. Nel punto in cui il Mediterraneo occidentale, da romano che era, divenne un lago musulmano, l’antica unità fu spezzata per la prima volta, il «Mare Nostrum» cessò di esser quella via di scambi culturali e commerciali, che esso aveva rappresentato fino a quel momento. L’Occidente si trovò separato dall’Oriente: fu come bloccato e costretto a vivere di sé stesso. Questo è il vero punto di svolta della storia precedente, il punto di rottura della tradizione antica e, in un certo senso, della incipiente emancipazione dell’Occidente.

Carlo Magno con spada, corona e globo, raffigurato da Albrecht Dürer (1511-13)

Quest’ultimo processo fu accelerato dall’attitudine della Chiesa. Centro spirituale della cristianità, essa, nel punto dello sbarramento del Mediterraneo, è costretta a poco a poco a staccarsi da Bisanzio, incapace ormai di difenderla. Ma, disgiunta da Bisanzio, la Chiesa non poteva far altro che guardare verso il nord. E’ in questo momento che le forze propriamente nordico-germaniche, le quali, per così dire, fino ad allora si erano tenute nella penombra, entrano attivamente nella grande storia. Per la prima volta nella storia, l’asse della vita mondiale si sposta dal Mediterraneo verso il Nord. La decadenza del regno merovingio fa apparire una dinastia originaria dei Paesi germanici del Nord, quella carolingia. Il Papa si allea ad essa, staccandosi dall’imperatore bizantino che, impegnato nella lotta contro i Musulmani, non era più in grado difenderlo. E’ così che la Chiesa accelera, il nuovo ordine di cose. Con l’avvento di Carlomagno e la fondazione del Sacro Romano Impero si apre il Medioevo. Comincia a svilupparsi una civiltà romanico-germanica originale. L’incoronazione di Carlomagno nell’800 consacra la rottura dell’Occidente dall’Oriente, per il fatto stesso che essa dà all’Occidente un nuovo Impero romano, staccatosi da quello che si era costituito a Bisanzio. Ma, a sua volta, la causa determinante di questo rivolgimento è stata la rottura dell’unità mediterranea, cioè l’azione dell’Islam. Onde il Pirenne non esita a dire, paradossalmente: «E’ rigorosamente vero che senza Maometto Carlomagno è inconcepibile».

Tesi, questa, audace e originale: finché il Mediterraneo è un lago romanico-bizantino, la civiltà antica continua a vivere. Essa cade solo quando una civiltà nuova, assolutamente impenetrabile, per ragioni religiose, da parte di Romani e Bizantini — la civiltà araba — s’impossessa della navigazione del Mediterraneo, distacca l’Occidente dall’Oriente, fa concentrare l’Impero bizantino nella difesa dei propri confini minacciati, induce il Papato a rivolgersi verso il Nord, paralizza gli scambi commerciali propiziando così l’economia e il regime feudale.

Questo rilievo dato al Mediterraneo quale «Mare Nostrum» e lago romano è il lato che a noi, in questo libro, può interessare di più, contenendo anche un insegnamento e un mònito per il futuro. Quanto al resto, è evidente che le argomentazioni del Pirenne risentono sensibilmente di quella scuola sociologica intonata al materialismo storico, nella quale egli aveva iniziati i suoi studi e che è caratterizzata da un eccessivo rilievo dato alle circostanze esteriori, storiche in senso ristretto, nei processi di formazione delle civiltà e delle società. Circostanze di tale genere possono sì propiziare una data forma di civiltà, ma mai determinarla, da esse sole: perché dal nulla, nulla sorge. Se anche fosse vero che senza Maometto Carlomagno resterebbe inconcepibile, la parte avuta da Maometto, tuttavia, non può andare oltre di quella di chi ha imposto un problema nuovo, che senza forze nuove non sarebbe stato risolto, e tanto meno risolto proprio nel senso della creazione di una civiltà dal volto suo proprio, come fu quella del Sacro Romano Impero e del Medioevo romano-germanico. Il Pirenne trascura questo aspetto importante e scambia, in fondo, le cause con gli effetti, l’accessorio con l’essenziale.

Come insegnamento pratico positivo di un’antica esperienza storica occidentale, che la gran parte degli studiosi finora non aveva ancor messo nel debito rilievo, si conferma tuttavia l’idea, che il Mediterraneo è il luogo naturale nel quale, sotto segno romano, può avvenire un incontro creatore fra Nord e Sud, fra Oriente e Occidente. E nel punto del risorgere, fra noi, dell’idea di Roma nella sua nuova forma imperiale, non può dunque non riaffacciarsi anche quella del Mediterraneo come «Mare Nostrum», come luogo fatidico in cui è chiamata ad affermarsi ed a svolgersi la superiore missione di civiltà, che definisce le possibilità più alte e profonde del fascismo.

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Note al redazionale

(*) da notare come tale articolo riprendesse la recensione del libro di Pirenne che Evola aveva proposto pochi mesi prima, nel novembre 1939, su “Bibliografia fascista” (“Maometto e Carlomagno”, XIV, 11, novembre 1939, pp. 886-890).

[1] Cfr. Enrico Galoppini, “Il Mediterraneo e la sua … “radice” araba, http://ita.babelmed.net/article/4507-il-mediterraneo-e-la-sua-radice-araba/.

[2] Cfr. “Il mare non bagna l’Italia”, Editoriale del numero di Limes 6/17, Mediterranei, http://limes-club-trieste.blogspot.com/2017/09/la-geopolitica-del-mediterraneo.html .

[3] ad es., si ascolti l’interessante audio-intervista qui: http://www.nododigordio.org/sala-stampa/la-nuova-via-della-seta-manuale-deuropa-radio1rai/

[4] Cfr. “Il mare non bagna l’Italia”, cit..

[5] Cfr. “Il mare non bagna l’Italia”, cit..

[6] https://www.triesteallnews.it/2018/08/28/porto-di-trieste-la-cina-manifesta-interesse-li-ruiyu-posizione-favorevole-futura-cooperazione/ .

[7] cfr. la citata intervista http://www.nododigordio.org/sala-stampa/la-nuova-via-della-seta-manuale-deuropa-radio1rai/.

[8] Cfr. Geopolitica e diritto internazionale nell’epoca dell’occidentalizzazione del paese, su www.eurasia-rivista.com., e Daniele Perra, “Steve Bannon e la nuova egemonia americana”, su  https://www.eurasia-rivista.com/steve-bannon-e-la-nuova-egemonia-americana/ .

[9] Cfr. Mario Rafaniello, “Il ruolo della Federazione russa nel contesto geopolitico del mediterraneo”,  https://www.geopolitica.info/il-ruolo-della-federazione-russa-nel-contesto-geopolitico-del-mediterraneo/

[10] Cfr. https://www.altreinfo.org/attualita/16249/i-paesi-dellest-fondano-il-trimarium-sulla-scia-dellintermarium-per-impedire-lavvicinamento-tra-germania-e-russia-mario-sommossa/

 



Julius Evola

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