Tratto da Dottrina Fascista, questo testo di Julius Evola distingue tra subrazionale e superrazionale, chiarendo come una vera “mistica” non debba cadere nell’irrazionalismo, nel sentimentalismo o nelle forme confuse del neo-spiritualismo moderno, ma orientarsi verso il dominio interiore e la lucida presenza a sé stessi.
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di Julius Evola
tratto da “Dottrina Fascista”, Gennaio-Marzo XVIII e.f.
“Nell’ordine di ciò che non è più razionale o intellettualistico esistono due zone effettivamente antipodiche, comprendenti l’una il subrazionale e l’altra il superrazionale – da un altro punto di vista, l’una il subcosciente e l’altra il supercosciente, l’una l’elemento istintivo, naturalistico, prepersonale, l’altra realtà, conoscenze e influenze a cui legittimamente si può applicare la designazione di “supernaturale” e di superpersonale.
Una tale distinzione oggi è di tanto più necessaria, inquantochè si può affermare che la grandissima parte delle tendenze “mistiche” e neo-spiritualistiche contemporanee rappresentano la triste avventura di menti le quali, spesso con le migliori intenzioni, non sono saltate di là dai limiti della razionalità che per cadere in un dominio rispondente effettivamente all’irrazionalità della prima specie, cioè nel dominio di forze e di influenze di natura prevalentemente subpersonale, subintellettuale, collettivistica. Ciò, secondo noi, vale non pure per il cosiddetto intuizionismo dell’ebreo Bergson e per le varietà delle correnti e delle sette d’intonazione pragmatistica, teosofistica, spiritualistica, psicanalitica, “occultistica” e modernistica, ma anche per varie filosofie dilettantesche aventi al centro una nuova, superstiziosa religione della “Vita”, dell’”Irrazionale”, del “Divenire”.
“Noi così siamo già giunti ad un primo punto di riferimento. Una “mistica fascista” deve rappresentare una precisa reazione contro tutto ciò; essa deve avere per ideale uno sviluppo della personalità, che distolga dagli schemi e dalle limitazioni dell’intellettualismo e del razionalismo per condurre non a ciò che sta al disotto, ma a ciò che sta al disopra del razionale. Il nucleo della personalità, costituito dalle qualità virili di lucida presenza a se stessi, di controllo, di dominio, di azione precisa, in questo sviluppo non deve esser dissolto in forme confuse fra il sentimentalismo, l’estatico e l’istintivo, ma potenziato e integrato”.
“L’accenno ora fatto al sentimentalismo ci conduce ad una ulteriore precisazione. Si tratta di rendersi conto che col “sentimento” non si va certo oltre le limitazioni naturalistiche inerenti alla condizione umana, di quel che non si vada con l’intelletto astratto. Sentimento e cerebralità sono i due poli di un’antitesi paralizzatrice, essi si condizionano a vicenda, prendono senso l’un dall’altro, si che il passare polemicamente dall’uno all’altro ha più il senso del voltarsi da una parte e dall’altra del suo letto di un insonne o di un malato, che di un vero destarsi. Grave errore sarebbe dunque concepire la mistica come una specie di esaltazione polemica delle facoltà di sentimento e perfino di fede, della parte istintiva e passionale in noi, di contro a quelle di un chiaro equilibrio mentale. Ciò che, a buon diritto, si può chiamare superrazionale e superindividuale sta al disopra dell’uno e dell’altro termine di una tale antitesi.


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