Quella volta che Evola indagò sul paranormale…

Terzo articolo di Julius Evola pubblicato sulla rivista bimestrale “Mondo occulto – rivista iniziatica esoterico-spiritica”, edita dalla Società Editrice Partenopea di Napoli dal 1921 al 1946. Si tratta di un inedito estremamente interessante ed ormai pressoché irreperibile, risalente alla primavera del 1935, che fu pubblicato in prima battuta sul Corriere del lunedì” di Ferrara, vale a dire l’edizione speciale del lunedì del Corriere Padano fondato da Italo Balbo, cui Evola collaborò intensamente. L’articolo, che uscì con l’intitolazione Esperienze al Castello dei Taufers“, e che sulla rivista “Mondo Occulto” appariva nella rubrica “Per le ricerche psichiche”, si presentava, di fatto, come il resoconto che Evola fece, nelle insolite vesti di “inviato speciale” con licenza di “indagare” su fenomeni “paranormali”, attinenti propriamente alla sfera psichica-sottile, nel Castello dei Taufers presso Campo Tures (Sand in Taufers), nella Valle di Tures, porzione finale della Valle Aurina, laterale rispetto alla celebre Val Pusteria, in Alto Adige.

Copertina del numero del maggio-giugno 1935 della rivista “Mondo occulto”, sul cui indice si può trovare l’articolo di Evola

Non è dato sapere se proprio la redazione della rivista lo avesse “incaricato” di tale indagine straordinaria o se comunque fosse stato invitato espressamente da qualcuno in particolare a verificare di persona determinati fatti misteriosi. Una preziosa testimonianza al riguardo la fornisce l’archeologo ed egittologo Boris de Rachelwitz che, nell’articolo Uno «Kshatriya» nell’Età del Lupo, da noi pubblicato nel 2019, aveva ricordato con precisione l’esperienza verificata in prima persona da Julius Evola nel Castello di Sand in Taufers. De Rachelwitz scriveva: “Delle sue esperienze personali, Evola parla raramente. Un raro episodio lo mostra nel suo aspetto di «ricercatore» attivo nel mondo dell’occulto. Nel 1948 fui ospite nel Castello di Taufers (Campo Tures) in val Pusteria e la figlia della proprietaria del maniera, Eva K., mi raccontò come, prima della guerra, Evola fosse stato invitato per investigare gli strani fenomeni che avevano luogo in una sala del castello, ove, in certe epoche, un filatoio si metteva a filare da solo, mosso – secondo la leggenda – dalla mano invisibile di una fanciulla morta tragicamente secoli prima. La presenza di Evola, quella notte a Taufers, sembra aver agito da catalizzatore e i fenomeni come quello accennato, con l’aggiunta di spostamento di quadri e di altri oggetti, si produssero con un’intensità mai verificatasi in precedenza. Evola, al quale ricordai questo episodio, me lo confermò in pieno. Dell’episodio, comunque, come di altri, egli non tratta nelle sue opere per non dare adito, probabilmente, alla formulazione di «concetto teatrale del mago e dell’iniziato», totalmente estraneo dalla sua natura“.

Da notare come gli avvenimenti “paranormali” di Castel Taufers, soprattutto quelli della cd. Stanza degli spiriti o delle streghe, come fu ribattezzata pittorescamente la camera di Margarethe von Taufers, sono abbastanza noti nelle cronache “spiritistiche” di castelli e manieri. Anche Alberto Sordi, durante le riprese del film “La più bella serata della mia vita” di Ettore Scola, girato proprio tra queste sale antiche, avrebbe avuto modo di sentire rumori, gemiti e sospiri strani.

Evola divise in tre parti il suo articolo: nella prima, dopo l’ennesima, coinvolgente descrizione naturalistica della località, Evola si soffermava sul castello, la sua storia, e sugli avvenimenti da lui verificati in prima persona, con la consueta capacità di far immedesimare il lettore nella vicenda narrata. Quindi passava ad una breve analisi circa la spiegazione in termini di dottrina tradizionale dei fenomeni “paranormali”, e circa le tipologie di “pregiudizio” e di “paura” che possono riscontrarsi dinnanzi a tali manifestazioni.

La chiave di volta di tali fenomeni, da inquadrare in un ambito rigorosamente psichico-sottile, ci spiega Evola, in  linea ovviamente con René Guénon e tutto l’insegnamento tradizionale, sta nelle cosiddette “influenze erranti”, come definite dalla tradizione taoista, influenze a carattere perlopiù impersonale e disindividualizzato (su cui rimandiamo alla nota redazionale, con la citazione di Guénon), a loro volta strettamente connesse col fenomeno dei “residui psichici”, prolungamenti della sfera sottile (e quindi dell’anima inferiore) legati al corpo fisico dopo il trapasso; il cosiddetto doppio animico, l’habal de garbin (“respiro delle ossa”) della tradizione ebraica, gli obòt biblici. Secondo la tradizione egizia, l’anima inferiore, il ka, restava legata ai resti cadaverici, e com’è noto le pratiche di mummificazione avevano il compito di farla sussistere il più a lungo possibile. Nel fenomeno dei “residui psichici”, al di là della loro “oggettività”, può permanere di fatto un collegamento con l’individualità dei soggetti cui appartennero (laddove si tratti appunto di residui di provenienza umana), se non altro in termini di positività o negatività di effetti “caricati”, ed essi sono da ritenere alla base di fenomeni quali l’apparizione dei “fantasmi”, soprattutto in quei luoghi dove fortissime esperienze legate alla sfera corporea e psichica (morti violente, suicidi, torture, ecc.) creano un fenomeno noto come “impregnazione”, per cui i luoghi restano sovraccaricati di tali energie residuali, pronte a liberarsi e ad essere incanalate al verificarsi di determinati presupposti.

Sicuramente tali energie, influenze erranti o residui psichici possono comportare manifestazioni “paranormali” di maggiore intensità in presenza di speciali “catalizzatori” (uomini, luoghi, oggetti, ecc.), come probabilmente è avvenuto a Castel Taufers con la presenza di una personalità eccezionale come quella di Julius Evola.

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di Julius Evola

Tratto da “Mondo occulto – rivista iniziatica esoterico-spiritica”, Napoli, XV, 3, maggio-giugno 1935 (ripreso dal “Corriere del Lunedì” di Ferrara)

Con un’altezza cosi addomesticata come la sua, Campo Tures – l’antico Sand in Taufers – ha tutto l’aspetto di alta montagna svizzera o tirolese. Cosi ha una sua ampia e leale valle; ha i suoi boschi fittissimi e bui, ove i muschi danno a chi cammina la sensazione di una infida morbidìtà animale e esalano una umidità strana e avvelenata; ha le sue cascate in serie, prodotte da impetuosi scroscianti torrentini alpini; infine ha una bellissima prospettiva di sfondo; un castello al centro e, in alto, fra un aereo ampliarsi della valle, la visuale dei ghiacciai del Sasso Nero.

Il castello, nelle sue parti più antiche, risale alle Crociate e si presenta come una cittadella cintata piantata su di un grande roccione oscuro nel fitto del bosco, con al centro una stranissima, alta muraglia che sale su verso il cielo a gradini; quasi come nel profilo di certe costruzioni babilonesi. Sopra il ponte levatoio, uno stemma antichissimo con certe tinte metalliche azzurro cupo e certi bruni misteriosi, chiusi e quasi direi «animati», dà un senso di quel che poté essere una nobiltà feudale in questo mondo di selve e di ghiacci.

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Come ogni castello che si rispetti, questo maniero degli antichi Cavalieri di Taufers ha i suoi ospiti invisibili e preoccupanti. Una delle sue stanze è «frequentata». Su di essa corre una incerta leggenda. L’ultima dei von Taufers vi si sarebbe rinchiusa fino alla morte dopo che, per le mene del principe vescovo di Bressanone, che tendeva a incorporarne le terre in quello stesso luogo le si uccise il padre e il fidanzato. Successivamente nelle sue adiacenze fu posta la camera di tortura.

Comunque forze strane sono effettivamente legate a quel luogo. Singolare è la regolarità della loro manifestazione. La stanza ridotta ad una specie di salottino, già di giorno ha un aspetto «metafisico» nel senso delle pitture di un De Chirico e di un Carrà; un tavolinetto centrale con merletti e intorno poltrone di velluto rosso, penombra intensa alla Rembrandt, mobili varii e quadri antichi emergenti confusi da quella penombra – ma il tutto in una immobilità che trasuda il «fatidico», in una immobilità «satura» la quale porta con sé il senso di una «presenza», o di un’«attesa». La mente è subito condotta alle leggende circa quei luoghi che «dormono», ma che ad un’ora determinata, quando un dato tempo si compie, si destano e si animano in attimi di vita superreale.

Ciò avviene effettivamente e periodicamente nel castello di Campo Tures: ogni sabato, da un quarto prima di mezzanotte e fino a poco dopo la mezzanotte si svolgono fenomeni che chi scrive ha avuto occasione di verificare personalmente.

Lo svolgimento si presenta nel seguente modo. La stanza in quistione è un po’ a sbalzo fuor della muraglia, e una naturale corrente d’aria che la investe vi produce un rumore sul tipo di un lieve rullio. Nelle sere già dette, questo rullio da normale diviene anormale. Vi è una specie di vibrazione ad ondate che via via si intensifica accompagnandosi talvolta con rumori metallici, fino – si direbbe – ad un grado-limite di saturazione, il quale coincide più o meno con la mezzanotte. In questo punto culminante si verificano dei fenomeni dinamici visibili: i quadri appesi oscillano, talvolta un antico arcolaio si muove, infine, si ha una specie di violenta soluzione; alcuni dei quadri, benché assicurati appositamente con rampini, si staccano e cadono a terra con un secco rumore di esplosione e la luce si interrompe. Il fenomeno della fulminazione della luce è costante. Anche ad una lampadina tascabile portata appositamente è accaduto lo stesso. Se si portano delle candele ai spengono come soffiate. Una candela consacrata, che una volta qualcuno ebbe l’idea di portare, non si spense direttamente, ma tutta la cera le si fuse di colpo.

Dopo di che si sente l’atmosfera a poco a poco «desaturarsi». Verso un quarto dopo mezzanotte tutto ritorna allo stato normale.

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Se la realtà dei fenomeni del genere cade fuori discussione, il loro significato è ambiguo.

Dal punto di vista dottrinale, che qui si tratta di «anime», di forze comunque personali, è una superstizione moderna che solo fra spiritisti e simili poteva trovar credito. Si tratta sicuramente di energie né fisiche e nemmeno spirituali, diciamo «psichiche», che per qualità si potrebbero raccostare a quelle che si manifestano nell’energia nervosa, nell’istintività di scatti, se non anche di fenomeni isterici. Chi, di fronte a fenomeni del genere, invece di impressionarsi, sta interiormente attento, «sente» appunto qualcosa di intermedio fra l’elettrico e il nervoso o l’epilettico. Solo che si tratta di forze impersonali, le loro manifestazioni non presentano né una finalità né una razionalità, anche se debbono esserci delle cause a che esse si producono in alcuni luoghi, e non in altri.

Secondo l’insegnamento tradizionale, fra il mondo fisico e quello spirituale vi è una regione intermedia popolata di energie, per così dire, allo stato libero. In Estremo Oriente esse son chiamate «influenze erranti» (1). Può accadere che determinati avvenimenti e talvolta anche delle passioni del mondo degli uomini le attirino e ne fissino ad un luogo una data loro modalità. Può accadere anche  che vi sia una qualche relazione fra di esse e alcune energie dei «morti»; vogliamo dire: non con quel che in un vivente è stato anima, personalità, bensì con forze psichiche secondarie le quali alla morte si dissociano e tornano allo stato libero allo stesso modo che gli elementi del corpo fisico alla morte si dissociano e romano ad appartenere ad un mondo, ove non obbediscono più ad una unità organico-spirituale. Si deve pensar questo circa la natura delle forze in azione in fenomeni del genere.

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Due parole circa il fenomeno della «paura». Siam stati portati a pensarvi dalla differenza di comportamento di coloro che con noi hanno assistito alle manifestazioni nel castello di Taufers. Vi sono due forme di paura, «irrazionale» una, «organica» l’altra. Ci riferiamo sempre al caso nostro. E’ strano come sparisca la possibilità di impressionarsi come che sia, quando dinanzi a manifestazioni del genere si sia presa l’attitudine che uno sperimentatore ha di fronte a fenomeni fisici o chimici. In realtà non perché più regolari e conosciuti nel loro modo esterno di manifestazione. Il pregiudizio «materialista» per cui si pensa che nulla c’è «dietro» ai fenomeni fisici, libera da ogni timore di fronte ad essi; mentre il pregiudizio «sovrannaturalista» porta la mente a divagare circa le cause di fenomeni parimenti fisici, ma meno formali, impedisce a molti di conservare la stessa imperturbabilità.

Tuttavia esiste anche una forma «organica» di paura, che non è creata dalla mente, ma che corrisponde ad una emergenza di forze impersonali in noi, di fronte alle quali la nostra personalità vive oscuramente la sensazione di essere sopraffatta e travolta. Senonché ancora una volta una attitudine interna o almeno il fatto di esser presi alla sprovvista sta all’inizio di questo stessa fenomeno. In certe situazioni, le forze istintive in noi sembra che entrino in contatto con energie corrispondenti fuor di noi, tanto da riacquistare una superpotenza «elementare», cioè la forza di elementi, di selvagge energie psichiche nemiche dell’ io. Si direbbe che è nel «sangue» che si svolge questo processo. Allora ai manifesta un terrore come cosa che scaturisce dalla parte più abissale di noi stessi.

Poiché le «influenze vaganti» di cui abbiamo detto poco fa, per la loro natura ci si trovano più vicine che non le altre forme di natura, che ci prendono solo in fenomeni eccezionali (terremoto, abissi, ecc.) cosi anche le manifestazioni «occulte» possono propiziare queste emersioni dal profondo, creatrici di terrore. Ma anche qui il terrore è nello spirito e per lo spirito. Esso sorge in noi solo perché eravamo fuori di noi, cioè perché una disposizione malsana o una assenza spirituale aveva virtualmente stabilite le condizioni per un contatto di forme nostre con forze corrispondenti di un mondo «elementare», di un mondo non ancora consacrato dal sigillo della personalità.

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Nota redazionale

(1) Guénon ci spiega (ne “La Tradizione e le tradizioni“): “Le influenze di cui si tratta qui, essendo di natura psichica sono più sottili delle forze del mondo sensibile o corporeo. Non conviene dunque confonderle con queste ultime, anche se taluni dei loro effetti sono simili. Tale rassomiglianza potrebbe farle assimilare soprattutto a quelle dell’elettricità; ciò spiega semplicemente mediante l’analogia delle leggi che reggono i diversi stati e i diversi mondi, mediante la corrispondenza grazie alla quale si realizzano l’ordine e l’armonia di tutti i gradi dell’Esistenza.
Queste “influenze erranti” comprendono varietà assai distinte le une dalle altre. Certamente, anche nel mondo sensibile troviamo influenze molto varie; ma nel mondo psichico le cose sono ancora più complesse, per il fatto che il dominio psichico è assai meno ristretto del dominio sensibile.
Questa denominazione generale di “influenze erranti” si applica a tutte le energie non individualizzate, vale a dire a tutte quelle che agiscono nell’ambiente cosmico senza entrare nella costituzione di un qualunque essere definito. In alcuni casi, queste forze sono tali per loro stessa natura; in altri casi, esse derivano da elementi psichici disintegrati, provenienti da antichi organismi viventi e particolarmente da esseri umani, come abbiamo detto nel nostro precedente articolo.
In realtà, si tratta in tal caso di un certo ordine di forze naturali che hanno le loro proprie leggi e che non possono sfuggire a tali leggi più di quanto lo possano le altre forze naturali. Se la maggior parte delle volte sembra che gli effetti di queste forze si manifestino in un modo capriccioso ed incoerente, ciò non è dovuto che all’ignoranza delle leggi che li governano. È per esempio sufficiente confrontare gli effetti del fulmine, che non mancano affatto di stranezza, con quelli delle forze di cui parliamo, per comprendere che in realtà non vi è in questo nulla di straordinario. E coloro che conoscono le leggi di queste forze sottili possono intercettarle ed utilizzarle come le altre forze.

È importante distinguere due eventualità riguardo alla direzione di simili forze e alla loro utilizzazione. Si può arrivare a tale risultato, sia con l’aiuto di intermediari facenti parte del mondo sottile, come gli esseri conosciuti con il nome di djnn, sia con l’aiuto di esseri umani viventi, che naturalmente possiedano a loro volta gli stati corrispondenti al mondo sottile, il che permette loro di esercitarvi ugualmente un’azione. Gli esseri che così dirigono queste forze mediante la loro volontà – sia che si tratti di uomini o di djnn – conferiscono ad esse una sorta di individualità fittizia e temporanea che altro non è che il riflesso della loro propria individualità e come un’ombra di quest’ultima. Ma succede anche frequentemente che queste stesse forze siano attirate inconsciamente da esseri che ne ignorano le leggi ma che sono predisposti ad esse da particolarità naturali, come ad esempio le persone che al giorno d’oggi si è convenuto di chiamare “medium.
Costoro prestano alle forze con le quali entrano così in relazione un’apparenza di individualità, ma a scapito dell’integrità dei loro propri stati psichici che subiscono in conseguenza di ciò uno squilibrio che può spingersi fino ad una parziale disintegrazione dell’individualità.
C’è da fare un’osservazione molto importante riguardo a questo genere d’intercettazione inconscia o involontaria, a seguito della quale l’essere è in balia delle forze esterne, invece che dirigerle. Una tale attrazione può essere esercitata su queste forze, non solo da esseri umani o “medium” come si è detto, ma anche attraverso altri esseri viventi ed anche oggetti inanimati, o persino mediante luoghi determinati nei quali esse vengono a concentrarsi di modo che producono fenomeni assai singolari. Questi esseri o questi oggetti giocano – se ci è permesso di impiegare un termine improprio, ma giustificato dall’analogia con le leggi delle forze fisiche – un ruolo di “condensatori”. Questa condensazione può effettuarsi spontaneamente; ma, d’altronde, è possibile per coloro che conoscono le leggi di queste forze sottili, di fissarle mediante certi procedimenti, prendendo come supporto talune sostanze o taluni oggetti la cui natura è determinata dal risultato che se ne vuole ottenere. Viceversa, è possibile a queste persone anche di dissolvere gli agglomerati di forza sottile, sia che essi siano stati formati volontariamente da essi o da altri, sia che essi si siano costituiti spontaneamente”.

L’immagine in evidenza è liberamente tratta da pixabay.com, author: FelixMittermeier



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