Speciale Coronavirus (I parte)

A cura della Redazione di RigenerAzione Evola

In tempi di restrizioni e quarantene a causa dell’emergenza sanitaria per il Coronavirus Covid-19, anche la Redazione di RigenerAzione Evola non può esimersi da qualche considerazione, che svilupperemo in quattro puntate a partire da oggi. Giusto in questo periodo ci stavamo occupando, con diversi articoli di Julius Evola, della psiche umana, dei suoi mutamenti e manipolazioni, a latere di altri articoli sugli effetti della tecnica e della modernità sulla vita e sulle capacità cognitive dell’uomo.

(immagine tratta liberamente e modificata da pixabay.com – free simplified pixabay license; author: rottonara)

Come e perché il virus si sia manifestato e diffuso, dapprima in Cina e poi gradualmente e pandemicamente nel resto del mondo, con strane e particolari incidenze in alcuni paesi (vedi Iran e Italia), è argomento che troppo ci porterebbe lontano, anche perché, in tali casi, si fa presto a cadere in degenerazioni iper-complottistiche che rischiano, notoriamente, di fare il gioco di chi realmente dietro le quinte tira i fili delle sorti dell’umanità.

Tuttavia, delle riflessioni vanno fatte anche in tal senso, perché con riferimento a questa incredibile vicenda, che nel giro di poche settimane ha portato a stravolgere come mai era accaduto prima le nostre vite, ogni possibile ricostruzione causale è plausibile.

Si può trattare di un virus creato artificialmente in laboratorio (come notoriamente viene fatto in tanti paesi), mutando altri Coronavirus, e poi accidentalmente uscito dal controllo delle autorità cinesi; oppure, di un virus volutamente fatto circolare in Cina ed in altri paesi da intelligence straniere, con lo scopo poi di generare effettivamente una pandemia più o meno “controllata” (come da accuse rivolte non solo dalle autorità cinesi, ma anche dalla Russia), utilizzando come mezzo di infiltrazione l’OMS, che ha accesso nel noto laboratorio di studi sui virus letali BSL livello 4 di Wuhan (una sorta di “enclave” medico-scientifica occidentale in territorio cinese), o un evento internazionale, quale ad esempio i Military World Games, tenutisi proprio a Wuhan nell’ottobre 2019; il che non escluderebbe affatto, si badi bene, il sacrificio di vittime anche nello stesso paese “mandante”, come avvenuto tante volte in passato. Infine, potrebbe trattarsi di una semplice casualità, di un fenomeno “spontaneo” di sviluppo e di diffusione di un virus in forma epidemica e poi pandemica, come avvenuto tante altre volte nella storia dell’umanità (salvo poi capire, in ogni caso, quanto di spontaneo e di non indotto ci sia stato in tutte o in alcune di queste vicende).

Sta di fatto che, al momento, l’emergenza sanitaria ha reso necessarie ed inevitabili delle limitazioni delle libertà personali, ed ha reso tutti i cittadini esposti da una parte ad un forzato stop dei ritmi e delle modalità di vita “ordinarie”, cui l’uomo moderno è ormai abituato fin dalla nascita, con conseguente forzata segregazione in casa, e, dall’altra, ad un bombardamento di informazioni e di input da parte dei media, capace di alimentare paure e tensioni, che facilmente possono ingenerare, soprattutto nei soggetti più predisposti, isterismi, nevrosi e comportamenti compulsivi e ossessivi. Andiamo con ordine.

Le nevrosi dell’uomo moderno. Una fragilità psichica che può ora esplodere.

L’uomo contemporaneo è sostanzialmente ridotto, come ben sappiamo, ad un automa da H24, che vive per lavorare: uno schiavo che si illude di essere libero, ma che in realtà è dipendente e drogato da tutto ciò che la way of life d’importazione gli ha propinato (lavoro, pay-tv, social, ecc.). Ebbene, in questo periodo di emergenza sanitaria, questo tipo di uomo si trova a rallentare bruscamente i propri ritmi, a fermarsi, a stare in casa, ad essere solo con sé stesso e con i propri familiari, a convivere col silenzio e con l’introspezione: e tutto ciò lo rende inquieto, terrorizzato. Il cd. home working, che faremmo meglio a chiamare lavoro a casa, può attenuare tale disagio. Come dire: anziché drogarmi fuori casa, lo faccio fra le quattro mura domestiche. Quante volte in questi giorni sentiamo dire: “E adesso cosa faccio adesso a casa?”, “Oh Dio, non sono abituato/a a stare sempre appiccicato a mia moglie/marito, o ai miei figli … come farò?”, “Come ci sopporteremo a vicenda?”, e via dicendo.

(immagine tratta liberamente da pixabay.com – free simplified pixabay license; author: pixel2013)

Ne esce l’orripilante quadretto di un uomo e di una donna totalmente privi di stabilità e di forza interiore, afflitti da quell’horror vacui in salsa moderna, dalla paura di quel “vuoto” che non sanno come  riempire, quando sia tolto loro il lavoro, i riempitivi di quel poco di tempo che rimane, e quel caos, quel “rumore” quotidiano che solo a parole li infastidisce, ma che in realtà impedisce loro di guardarsi dentro, di pensare, di essere.

Un uomo ed una donna che inorridiscono solo all’idea di stare insieme ai propri familiari. Problemi, incomprensioni, nevrosi tenute sotto il tappeto, possono ora esplodere in tutto il loro fragore fra le quattro mura domestiche, che divengono un’insospettabile prigione, che svela cosa si nasconde dietro l’ipocrisia di matrimoni, convivenze o figliolanze ridotti a mere convenzioni o doveri borghesi, a consuetudini senza più un’essenza reale, che intanto possono reggere, in quanto ognuno possa starsene più tempo possibile per i fatti propri. Sarà un caso, ma in Cina, alla riapertura degli sportelli pubblici, c’è stato un aumento esponenziale delle richieste di divorzio, e, addirittura, in Italia, alcuni avvocati matrimonialisti hanno dichiarato di aver già ricevuto molte telefonate di uomini e donne che prospettano crisi matrimoniali in atto. Non mancano, peraltro, segnalazioni di incrementi di casi di liti e violenze in famiglia e, più in generale, all’interno dei condomìni.

Evola ha più volte descritto i tratti dell’uomo decaduto di quest’epoca, definendolo mercuriale, sfuggente, o obliquo, insofferente per ogni disciplina interna, labile, evasivo, inaffidabile, finanche scorretto e menzognero quando serve, moralmente anestetizzato, insofferente alla stabilità in qualunque contesto, fino all’isteria.

Un uomo segnato e provato dai ritmi ossessivi della vita odierna, dalla tecnica e dalla modernità, che alimentano ed aggravano un’instabilità psicologica che genera caratteri che di frequente ritroviamo oggi, come osservava Evola, quali la menomazione delle facoltà mnemoniche, la difficoltà di concentrarsi, spesso perfino di seguire un ragionamento serrato e stringente, la distrazione, il pensare a balzi, un abbassamento generale del livello intellettivo e delle capacità cognitive. “Effetti di una parziale disgregazione che, dal piano dei principii e del carattere, son passati a ripercuotersi perfino in quello delle facoltà in se stesse”, scriveva Evola.

(immagine tratta liberamente da pixabay.com – free simplified pixabay license; author: geralt)

Un uomo privato della propria dimensione spirituale, un senza-Dio abbandonato a sé stesso, divenuto un fantoccio in balìa delle correnti del proprio inconscio, totalmente privo di reali capacità introspettive e, quindi, inconsapevole dei cambiamenti nella propria polarità psichica, delle proprie ossessioni, pulsioni, dipendenze, che, dinnanzi ad un’emergenza come quella che stiamo vivendo, costretto ad una reclusione forzata in casa e privato della propria quotidianità, non ha una sfera interiore forte su cui appoggiarsi, non ha una forza spirituale in grado di guidarlo ed orientarlo. E così, tutte le fragilità vengono a  galla, tutte le nevrosi si manifestano quasi come démoni in grado di assumere sembianze tangibili, ed il crash psicologico è dietro l’angolo.

E’ facile capire come questa tipologia di umanità possa essere facilmente manipolata e orientata da input esterni, dalla potenza dei media, da mode e comportamenti indotti, anche attraverso tecniche di influenza subliminale e di suggestione di massa: ne abbiamo parlato proprio poco tempo fa, trattando proprio con Evola delle manipolazioni delle coscienze quale fronte della guerra occulta, presentando il convegno “Armi di distrazione di massa – La manipolazione dell’informazione e delle menti al tempo dei social network, tenutosi a Roma lo scorso 22 febbraio.

Ebbene, perduto il suo “padrone” quotidiano, di cui tanto si lamenta, ma di cui alla fine mostra di essere dipendente, non solo in senso laburistico, ma in soprattutto in senso psicologico, l’uomo obliquo, insofferente e stremato, non solo scopre il proprio vuoto esistenziale in uno stato di sospensione forzata della quotidianità, ma può divenire ancor più recettivo del solito (perché inconsciamente assetato di nuove dipendenze) di fronte alle sollecitazioni che arrivano in uno scenario apocalittico come quello attuale, finendo potenzialmente per accettare, quasi senza accorgersene, di divenire schiavo di un sistema ancor più perverso dell’attuale.

Cosa vogliamo dire? Lo vedremo insieme nella prossima puntata.

L’immagine in evidenza è tratta liberamente e senza modifiche da pixabay.com (free simplified pixabay license; author: Padrinan)

Segue nella seconda parte



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"In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore" (R. Guénon)

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